Avanzata ormai n
el Ventunesimo secolo, parte della scienza moderna ha sentito finalmente il dovere di riflettere sulle implicazioni filosofiche e morali derivanti dagli spaventosi sviluppi sull'ibridazione umano-animale ( embrioni costituiti al 99,9 per cento da geni umani e per lo 0,1 per cento da geni animali), l'ultima sfida che la tecnoscienza ha portato alla razza umana. Numerosi esperti del settore si sono dissociati dalla pericolosa asserzione della "neutralità" della scienza, dalla sua pretesa di una totale libertà, dal paradiso degli utilitaristi, da una scienza votata al piacere massimizzato e al dolore sconfitto che controlla la riproduzione e rimuove l'elemento destino dalla vita umana. Aristotele diceva che tutti gli uomini tendono naturalmente verso uno stato di maggiore conoscenza. Siamo cioè nati per sfidare i segreti della natura, e tuttavia siamo stati messi in guardia dalla conoscenza.
Chi si arroga il diritto di fabbricare la vita, di interferire col suo disegno, cerca di modificare un processo naturale di milioni e milioni di anni di adattamento. Il patrimonio genetico insegna a sacrificarci per i nostri figli e mai il contrario; a giudicare il corpo umano e l'anima umana come "qualcosa a parte" dal resto della natura, da maneggiare con devozione e rispetto e da non ridurre a oggetto di curiosità ed esperimento. Ci insegna che l'essere umano è unico irripetibile non un clone o un prodotto. Sono pensieri semireligiosi, ma sono i distillati nella nostra storia evolutiva, residui di milioni di anni di sofferenza attraverso cui l'umanità è giunta fino all'attuale posizione di dominio. Metterli in dubbio equivale a mettere in dubbio ciò che siamo. E il rischio eugenetico è questo, la ridefinizione del genere umano e il calcolo costi - benefici scisso definitivamente dalla morale. E' la perdita della pietas e la convinzione che gli esseri umani sono oggetti da modellare secondo volontà. Lo scopo è rendere l'uomo superfluo. Una lesbica ha dato alla luce il bambino di suo fratello attraverso il vitro, un Istituto di ricerca in Virginia fabbrica embrioni al solo scopo di cannibalizzarne le cellule per gli esperimenti e stando alla scoperta degli scienziati australiani per cui gli ovuli possono essere fecondati senza sperma, c'è la prospettiva di femmine geneticamente create senza padri. Nel passato la scienza e la medicina erano circondate da un senso del decoro, ciò che poteva essere fatto compatibilmente con la dignità. La religione aiutava le persone a comprendere la morte e ad accettarla. Prepararsi alla morte era più importante che migliorare senza fine le possibilità di sopravvivere. Abbiamo perso queste attitudini salutari. Gli scienziati possono brindare alla vittoria finale sulla nostra mortalità. Ma una scienza che si fonda sulla banalità del male è cattiva scienza. Una scienza che esalta l'assoluta neutralità per negare la ragione è cattiva scienza.
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diciamo subito:
è la storia, la famiglia è la famiglia. E la Costituzione è la Costituzione. Anche se dicono il contrario per escludere la dimensione religiosa dalla vita pubblica, impedendo ai vescovi di perseguire nelle forme dovute l'obiettivo di arrivare a una legislazione piuttosto che ad un'altra. Ripercorriamo la storia. L'art 7 della Costituzione afferma che "Lo stato e la chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani". E' doveroso ricordare che già solo questo articolo in realtà documenta la grande influenza che ebbe il magistero cattolico sui costituenti, testimoniata dalla singolare analogia dell'articolo con quanto affermato nell'enciclica di Leone XIII "Immortale Dei"e dai ripetuti riferimenti che i membri dell'assemblea fecero alla suddetta enciclica quale fonte ispiratrice per l'articolo. Inoltre la scelta di non logorare i rapporti con la chiesa fu testimoniata dalla preoccupazione di non usare vocaboli che evocassero ostilità nei suoi confronti, come poteva accadere utilizzando il termine laicità ( il vocabolo è assente nell'articolo). La nozione di laicità venne poi chiarita dalla Corte Costituzionale che con la sentenza dell' 89 precisò che la laicità non implica indifferenza dello Stato dinanzi alla religione, essa cioè "risponde non a postulati ideologizzati ed astratti di estraneità, ostilità o confessione dello Stato-persona o dei suoi gruppi dirigenti, rispetto alla religione o ad un particolare credo, ma si pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini". La Consulta infatti riconobbe che "Il genus (valore della cultura religiosa) e la species (principi del cattolicesimo nel patrimonio storico del popolo italiano) concorrono a descrivere l'attitudine laica dello stato-comunità". Un punto di vista ragionevole, liberale e laico. A meno che non si voglia considerare il riconoscimento vaticano dell'art 7 come l'accettazione di un ruolo di minorità, che impedirebbe ai vescovi, e solo a loro e non si capisce perchè, di godere dei diritti di libertà di espressione, associazione e organizzazione, garantiti a tutti gli italiani. Per quanto riguarda poi
il Concordato lateranense, esso non contiene alcun limite alla libera espressione dell'episcopato su questioni morali che hanno attinenza con l'attualità politica, anzi può essere utile ricordare il seguente articolo: "nell'accedere al presente regolamento della materia matrimoniale la Santa Sede sente l'esigenza di riaffermare il valore immutato della dottrina cattolica sul matrimonio e la sollecitudine della chiesa per la dignità e i valori della famiglia, fondamento della società". I laici dovrebbero riflettere sul fatto che proprio questa frase, che è l'unica di carattere unilaterale, sia stata introdotta nel testo, assumendo per estensione carattere costituzionale. La storia è la storia.
omportamento da leone addomesticato nei confronti di Berlusconi ce ne eravamo accorti un po’ tutti. A dire il vero abbiamo pensato che l’abilità politica del Cavaliere e gli accordi elettorali con il Carroccio fossero il vero motivo, ma dopo la scoperta delle intercettazioni che parlano di 70 miliardi spesi dall’ex Presidente del Consiglio per comprarsi non solo i politici leghisti di spicco, ma anche quelli minori, anzi addirittura gli “attacchini”, il dubbio inizia ad insinuarsi. Se l’inchiesta confermasse la notizia sicuramente il popolo del nord si ribellerebbe, non contro lo Stato italiano come auspicava oggi qualche padano, ma contro questi politici colorati di verde che da sempre si sono proclamati paladini dell’onestà non lesinando epiteti contro Roma Capitale. E cosa dire del Cavaliere? Sicuramente dovrebbe spiegarci quali interessi l’hanno mosso al punto da privarsi di cotanto denaro, mi rendo conto che l’elenco potrebbe essere lunghissimo, dunque non lo inizio neanche. Da oggi però il sospetto che i dissidenti della Casa delle Libertà siano tenuti assieme dal “collante” denaro elargito da Berlusconi, c’è tutto, chiaramente prima di emettere sentenze aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso. Intanto però potremmo iniziare cambiando lo slogan della Lega, che non sarà più: La lega ce l’ha duro, ma piuttosto: La lega è in vendita, chi offre di più?
erta è che la confusione regna sovrana soprattutto tra le forze di maggioranza lacerate dalle anime diverse che la compongono. Anche nel centro-destra, certo in misura minore, regna un po’ di confusione: non a caso Taradash e Della Vedova erano in prima linea a manifestare nel dico-pride.
puta teologico-sociale moderna, da un punto di vista semantico ci ritroviamo nel cuore di un tema affascinante, il rapporto tra individuo e soggetto. Il concetto di "individuo" è amato dai nuovi illuministi e dai libertisti che lo pongono al centro del mondo e dell'economia, è osannato dagli scienziati sciolti dai lacci dei limiti dell' etica. Per tutti, è motore e metro di giudizio delle decisioni del nostro tempo: a lui sono attribuite tutte le conquiste positive che sappiamo, la conquista della libertà, dei diritti individuali, l'autorefe
ferisco chiamarla ancora così) di per sé è fantastico. L’Europa è sempre stata per le società di calcio una vetrina importante, non è certamente come giocare col Crotone, e, tutto sommato, anche se non si vince l’importante è aver partecipato al torneo. Questa poteva essere una bella consolazione anche per l’Inter dominatrice in campionato, ma non sarà così! Ancora una volta il calcio ha perso una buona occasione per dimostrare che è uno sport degno di questo nome. Il ritorno al Mestalla la squadra milanese l’ha giocato con il cuore, certo forse un Figo in più e un Burdisso in meno in campo avrebbe fatto la differenza, ma questa è un’altra storia. Il Valencia ben disposto in difesa ha respinto tutte le azioni d’attacco degli interisti, onore e merito alla squadra spagnola che pareggiando due partite ha passato il turno. Il tifoso, quello interista, nonostante l’uscita dal torneo avrebbe potuto controbattere ai soliti sfottò dei tifosi avversari, invece non sarà così. A fine gara le televisioni hanno ahimè dimostrato che tutti i bei discorsi dopo la morte dell’ispettore Raciti sono mera retorica. Sul terreno di gioco è successo di tutto: si sono visti cazzotti a mai finire, il mite Cruz rincorrere un vigliacco che dalla panchina del Valencia si era recato in campo per sferrare un cazzotto a Burdisso, giocatori che sono andati a menarsi negli spogliatoi lontani da “telecamere” indiscrete. Dirigenti che non sono stati in grado di fermare la rissa, e questa volta il pubblico ha dimostrato di essere più civile di questi calciatori milionari che a causa di un pareggio sono capaci di trasformarsi in quei personaggi che di solito affollano le bische clandestine. Questo non è sport, questo non è calcio, questo non è esempio per i giovani che si avvicinano a questo meraviglioso sport. Forse è arrivato il momento di prendere provvedimenti seri con squalifiche pesanti. Forse bisogna spegnere i riflettori e riscrivere le regole, certamente così non è più possibile andare avanti.
e un Papa non si cura dei consigli di chi auspica che il suo parlare sia votato esclusivamente al dogmatismo. Succede che un Papa continua a dimostrare che occuparsi delle cose di lassù non significa, ipso facto, non vedere le cose di quaggiù. Succede che un Papa dà sì sorprendenti stoccate a questa società intorpidita che viene da chiedersi com'è che quando il saggio indica la luna, l'imbecille guarda il dito. Per la ragione, minore, che non è colpa della sede petrina se ha cose da dire più interessanti di tanti laici, quelli che l'ingerenza papalina è uno scandalo, quelli che il tentativo di ancorare la modernità a un'intuizione meno capricciosa della vita e della morte è uno scandalo, quelli che mantenere vigile il senso dei limiti che non è bene valicare è uno scandalo: tanto zelo e pure tanta noia, bigottismo all'incontrario, vana galvanizzazione mentale. E per la ragione, maggiore, che dietro il progresso scientifico che si giustifica in nome del diritto alla felicità per tutti e del presunto benessere degli individui c'è il tentativo di ridisegnare il senso stesso dell'uomo. Prendi la deriva eugenetica nella selezione degli embrioni. Prendi la diagnosi prenatale che evita il "peggiore" e la diagnosi preimpianto per avere il "migliore". Prendi madri e padri post-moderni con l'ossessione del "figlio perfetto" che potranno avere un bambino di propria scelta, secondo criteri sanitari. La fascinazione misteriosa e imprevedibile della vita ridotta a una lotteria genetica dove si pesca il già programmato, il già prescelto.
Aridamente. Asetticamente.
a è di quelle che faranno certamente discutere, la riporta il quotidiano
ito vespaio di polemiche, ma questa volta Benedetto XVI ha puntato il dito verso quei gruppi di potere capaci di influenzare le scelte politiche di uno Stato. “pressioni di lobbies capaci di incidere sui processi legislativi" contro la famiglia. Ha parlato di "divorzi e unioni libere" in aumento, mentre "l'adulterio - ha detto - è guardato con ingiustificabile tolleranza". Quindi è tornato affermare che il matrimonio e la famiglia hanno un ruolo cruciale per il destino dell'uomo. "Solo sulla roccia dell'amore coniugale di un uomo e una donna - ha aggiunto Benedetto XVI - si può edificare una vera comunione".