giovedì, 29 marzo 2007

Il bonsai è una rappresentazione della natura, il paesaggio influenza il bonsai. Per questo, e non soltanto per questo, il bonsai è un hobby che va preso con serietà e praticato, per quanto possibile, con costanza ed una certa applicazione. Il bonsai si colloca in un contesto ampio che va di pari passo con l'amore per la natura, al di là di un mero fatto di mode. Un bonsai dovrebbe trasmettere il concetto di spazio, di tempo, di bello. La tecnica bonsai è nata in Cina e perfezionata in Giappone ed è legata a quello che gli Orientali chiamano seishi: l'arte di dare una forma, di coltivare, il praticare le tecniche più svariate sempre nel rispetto della pianta. I bonsai sono dunque natura viva, piccoli alberi che malgrado le dimensioni contenute esprimono tutta l'energia che è racchiusa in una pianta grande. Il bonsai non ha soltanto la naturale bellezza che possiede ogni albero, ma il suo aspetto richiama all'osservatore qualcosa di più della pianta in sé: lo scorcio di una foresta, una scena della natura, un maestoso albero solitario, un paesaggio marino, un ruscello, uno stagno. [wikipedia]

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categoria:vita, moda, attualità, agricoltura
domenica, 11 marzo 2007

Per difendersi dagli sguardi concupiscenti una stilista israeliana ha inventato un capo d’abbigliamento per il mare per le donne musulmane australiane, il burquini. Una sorta di burqua a due pezzi in lycra che lascia scoperti solo volto, mani e piedi. In questo modo le “castigatissime” (per fede) donne musulmane potranno nuotare e partecipare ad altre attività sportive, libere di godersi la spiaggia. La voglia di spiaggia e di sentirsi (forse) simili alle donne occidentali, leislamiche non hanno badato a spese per aggiudicarselo. Il capo marino cosa 200 dollari australiani che equivalgono a circa 120 euro e in pochissime ore sono stati venduti 10.000 capi, ovviamente dopo aver incassato l’approvazione dell’Australian Islamic Council e dal muftì del Paese. Sarà forse il primo passo per “ribellarsi” alle rigide regole religiose?  

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categoria:cultura, politica, moda, attualità, società, scontro di civilta
giovedì, 08 marzo 2007

Oggi nel mondo si festeggia la libertà della donna che tuttavia ancora non è stata ancora raggiunta completamente. Purtroppo con il tempo l’8 marzo da un giorno di riflessione e di festa si è trasformato per la maggior parte del gentil sesso in un appuntamento di divertimento sfrenato, basterebbe farsi un giro per locali per costatare che sono zeppi di signore più o meno giovani e disinibite che sbavano alla vista di uno spogliarellista muscoloso che si appresta a rimanere in tanga, per poi lasciarsi strapazzare a suon di euro. Per la maggior parte delle donne occidentali, l’emancipazione ha significato, ahimè, adottare pari pari i peggiori difetti dell’uomo come ad esempio pagarsi il "prostituto", dire parolacce dunque involgarirsi, donarsi il primo sconosciuto carino che capita a tiro, "vendersi" pur di far carriera eccetera. Badate bene, ho detto la maggior parte, che non significa la totalità delle donne. Per fortuna ce una buona fetta che è riuscita a cogliere fino in fondo il vero senso dell’emancipazione riuscendo così a sfondare nell’imprenditoria, nella politica e in altri settori importanti e strategici del Paese, ma anche in quei ruoli che spesso in maniera superficiale vengono definiti di minore importanza come casalinghe, insegnanti, medici e così via. Questo blog vuole celebrare l’ 8 marzo dunque le donne ricordando il vero significata di questa data e proprio per questo il mio pensiero va alle donne musulmane spesso costrette a diventare invisibili e in particolare alle donne iraniane arrestate ingiustamente il 4 marzo scorso e da ieri in sciopero della fame.

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categoria:donne, vita, moda, diritti umani, attualità
venerdì, 23 febbraio 2007


Il nostro Paese è sempre pronto ad importare mode, anche le peggiori, dai paesi cosiddetti più moderni, in cima alla lista, come sempre, si posizionano: Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel Paese anglosassone sta impazzando una moda che onestamente ne faremmo volentieri a meno e riguarda i ragazzi: “Sono un teppista? Sì! E me ne vanto!”, è questo il motto! Essere etichettato come “Asbo (“anti social behaviour order”, ossia come persona incriminata per comportamenti antisociali, in breve, il nostro “teppista”) è giudicato come una medaglia al valore da un ragazzo su due, secondo il sondaggio dell'agenzia governativa “Youth Justice Board”, pubblicato nei giorni scorsi a Londra. Nel 1999 Blair aveva lanciato la campagna “Duri contro il crimine e duri contro le cause del crimine”, ma a quanto pare ha sortito pochissimi effetti. La cosa però che più preoccupa i sociologi inglesi è la caduta del mito del bravo ragazzo. Infatti è divenuta una costante l'equazione “bravo ragazzo è uguale a perdente” che comporta uno sgretolarsi interno, una frattura profonda e insidiosissima delle forze buone del tessuto sociale, che in un certo senso si arrendono a questo cambiamento etico senza nemmeno più contrastarlo. In Italia in questi anni ci stiamo confrontando con il bullismo, che a quanto pare è il fratello minore (in termini di gravità) dell’ “Asbo”, possiamo solo sperare che le scuole, e la società tutta, inizino a prepararsi ad affrontare questa nuova piaga giovanile, vista la velocità con la quale ormai i giovani si scambiano le informazioni, è auspicabile che lo facciano da subito.
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categoria:moda, scuola, sociale, violenza, attualità, studenti, società, legalità, adolescenti, bullismo
domenica, 04 febbraio 2007

Per chi passa la giornata sulle piste da neve della Valle d’Aosta finito di sciare, in genere intorno alle 16:30/17:30, è quasi d’obbligo recuperare le energie con una ricca “merenda sinoira”. Si tratta di una sorta di merenda-cena composta da un minimo di sei diverse portate (antipasti) che variano dai salumi tipici, ai formaggi tra questi non deve mancare la fondina valdostana, castagne, tomini, salsine ecc. Ovviamente a secondo della zone dove si consuma possono essere apportate della varianti. Noi al rientro di una giornata trascorsa sulle piste di Torgnon ci siamo fermati ad Arnad (località famosa per la produzione del lardo) e ci siamo rifocillati, come vedrete nel video, con una gustosa “merenda sinoira”. Molti non sanno che la nuova moda dell’Happy hour o degli ormai diffusi “apericena” derivano appunto da quest’usanza tipica della Valle d’Aosta.  

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categoria:cultura, moda, video, alimentazione, attualità, agricoltura, agroalimentare
martedì, 30 gennaio 2007

Cosa sono disposte a fare le donne pur di apparire belle e sexy? Tutto, anche soffrire. Perchè sfido chiunque a smentire che: jeans troppo aderenti, tacchi esagerati, scarpe strette, reggiseni che comprimono, ombelichi esibiti anche d'inverno non siano "strumenti" che potrebbero essere utilizzati per le torture fisiche. A conferma di questa tesi c'è uno studio condotto dal mensile Salute Naturale che ha studiato il rapporto fra abiti, accessori e malessere fisico di 986 donne italiane di età compresa fra i 20 e i 55 anni. Dallo studio è emerso che 8 donne su 10 si ammalano proprio a causa del look e i problemi fisici più ricorrenti sono di natura circolatoria e di sudorazione, irritazioni e allergie, escoriazioni, dermatiti, infezioni e dolori di diverso tipo. Vediamo in percentuale quali capi di abbigliamento le causano: Abiti dalle taglie troppo piccole (28%), scarpe scomode (26%), tessuti sintetici o non traspiranti (15%), biancheria intima fastidiosa (12%) o borse pesanti (8%). La lista degli indumenti e degli accessori killer è presto fatta: reggiseni col ferretto (72%), scarpe col tacco alto (65%), jeans troppo aderenti (61%), perizomi (58%), magliette che lasciano scoperto l'ombelico anche d'inverno (52%), orecchini di bigiotteria (32%), collant costrittivi (28%)."Scarpe strette e con il tacco alto, oltre a causare vesciche, comportano la continua contrazione del polpaccio, compromettendo la circolazione", spiegano gli esperti, secondo cui questo tipo di calzature è anche "una delle principali concause per l'alluce valgo". Nonostante queste torture quando si incontrano le donne le vedi camminare con incedere elegante e sensuale e soprattutto non lasciano trapelare nessun segnale di sofferenza.

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categoria:donne, vita, moda, salute, attualità, società
venerdì, 03 marzo 2006

Com’è cambiato il mondo, come sono cambiati i costumi, com’è cambiata la vita e… com’è cambiato il matrimonio. Mi ricordo da bambino quando il corteo nuziale partiva dalla casa della nubenda, in fila per due, con lei bellissima e le “verginelle” che portavano il cesto dei fiori. Si arrivava in Chiesa e si trovava lo sposo, emozionato, tremante che aspettava impaziente l’arrivo della futura sposa. Ne seguiva un rituale semplice alla presenza di amici e parenti e poi le foto di rito e il trattenimento a casa o al ristorante. Gli invitati cenavano con i novelli sposi, ballavano con la musica dell’immancabile orchestrina, scartavano i regali o le famose “buste” e poi dopo i festeggiamenti, via di corsa nel loro nido d’amore. Quella semplicità, legava due persone per sempre. Il matrimonio allora era una cosa seria, lo è anche adesso, ma forse un tempo lo era di più. Ci si credeva e non c’erano nuovi modelli, proposti da questa strana società, pronti ad insinuarsi nel legame familiare.  La famiglia nasceva con il fermo convincimento che si trattava di un legame destinato a durare per tutta la vita. Le difficoltà certo non mancavano, c’erano i litigi, le incomprensioni, e tutte le difficoltà di adesso, ma si affrontavano con lo scopo di superarli e se di mezzo c’erano dei figli, bastava guardarli per dimenticare qualsiasi incomprensione. Oggi non è più così. Basta una piccola crisi, anche nei primi mesi di convivenza, per mandare tutto all’aria. La separazione seguita dal divorzio non è più uno scandalo ma una moda. I matrimoni duraturi sembrano essere modelli destinati nel tempo a diventare pezzi di antiquariato, pregevoli, ma irripetibili. I figli oggi seguono la vicenda come vittime sacrificate sull'altare di incomprensioni insuperabili. I fratelli sono di primo, di secondo e di terzo letto, la televisione, nelle  storie raccontate nel pomeriggio, predica che è tutto normale, che non bisogna più stupirsi, anzi ci si stupisce del contrario. E poi… le riviste di gossip, i personaggi dello spettacolo che spettacolarizzano le loro vicende personali e tutti pronti ad imitarne le gesta, e le soap opera? Quelle hanno iniziato in maniera strisciante ad introdurre nuovi modelli di coppia, ne hanno esaltato i tradimenti i divorzi, le liti, le fughe…  Certo che l’uomo è uno strano animale, anzi una vera scimmia, basta che si crea  uno stereotipo siamo tutti pronti ad adottarlo come modello di vita.

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categoria:moda, chiesa
giovedì, 23 febbraio 2006

Uno studio fatto dalla clinica psichiatrica dell’Università di Palermo afferma che: «È del 20-30% l'incremento annuo di relazioni che si costituiscono da rapporti online, usando chat, blog, newsgroup, siti per scaricare file, e la stima è che nel 2025 il 30% delle coppie occidentali sarà costituita da soggetti che hanno avuto il primo approccio in rete». Lo dice il direttore, Daniele La Barbera durante l’XI congresso della Società Italiana di Psicopatologia in corso a Roma. I luoghi d’incontro sono ormai più che noti agli internauti, le chat, i newsgroup i siti peer to peer e non ultimi i blog, quest’ultimi considerati la vera e propria carta d’identità dell’autore. Da essi emergono idee, punti di vista, concetti, consigli, interiorità, paure etc. insomma, in un certo senso sono più “affidabili” della semplice chat perché contengono nella loro impostazione una specie di “anamnesi” personale. L’incremento degli approcci è anche dovuto alla facilità con la quale si può avere accesso a questi innovativi mezzi di comunicazione;  negli ultimi anni la loro frequentazione è cresciuta in maniera esponenziale. Infatti, si chatta da casa, dall’ufficio, dagli internet point e da ovunque si ha a disposizione un PC con la relativa connessione ad internet. Ma cosa spinge a cercare l’anima gemella online? Probabilmente il fatto di nascondere la propria identità fisica e di confrontarsi con la vera interiorità dell’interlocutore. Lo spogliarsi completamente di quel corpo mercificato e sempre di più oggetto, per mostrarsi cosi come si è dentro;  o più semplicemente la timidezza o la paura dell’aggressività dell’altro sesso. Non va neanche trascurato, che il primo approccio “asettico” in rete è sicuramente meno doloroso di un rifiuto nella vita reale, questo forse dimostra che non si ha più la voglia di rischiare e di mettersi in gioco, cosa invece che era motivo di vanto dei cosiddetti “galli” degli anni ottanta, dunque stiamo assistendo alla scomparsa del “conquistadores”?  Forse quello della vita reale, ma basta farsi un giro nelle chat per incontrarne migliaia virtuali e con nick da spavento! Certamente le mie sono solo riflessioni e ipotesi, che forse però si avvicinano un po’ a quella che è la realtà degli internautici, sarebbe interessante aprire un dibattito con i frequentatori “stabili” della rete.

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categoria:moda, tecnologia, informatica
lunedì, 05 dicembre 2005

Vuoi vincere lo stress? Non c’è problema, basta comprare ferri e gomitolo di lana e mettersi a lavorare. E’ questa l’ultima mania che sembra non risparmiare proprio nessuno in Inghilterra. Così ti capita di prendere il metro e trovarti vicino un di quei palestrati muscolosissimi che ti guardano male, solo perché sei rimasto stupito nel  vederlo lavorare a maglia.  Sembra che i maggiori  sostenitori  di questa antica  pratica siano il gota del jet set  anglosassone, la moda è partita proprio da loro, espandendosi in tutta l’Inghilterra.  Aghi e matasse compaiono nei backstage delle sfilate di moda: Stella Tenant e Kate Moss si rilassano sferruzzando tra una passerella e l'altra. Impazzano tra un ciak e l'altro nei set cinematografici: tra le appassionate Nicole Kidman, Cameron Diaz, Sandra Bullock, Julia Roberts, Sarah Jessica Parker e Caterina Zeta-Jones. La moglie di Michael Douglas ha addirittura fatto con le sue manine dei poncho per la sua famiglia lo scorso Natale. Uma Truman è stata addirittura avvistata a un "Knit club": pare che volesse iscrivere la figlioletta di quattro anni a un corso di maglia. L'elenco dei vip sedotti da ferri e lana non si esaurisce qui: comprende Madonna, Brooke Shields, Patricia Arquette, Julianne Moore e persino un maschietto: Russell Crowe.(corriere della sera). Pensate che l’Italia rimarrà a lungo indifferente a questa nuova tendenza?

postato da: LiborioButera alle ore 20:42 | Permalink | commenti (3)
categoria:moda,