lunedì, 19 marzo 2007

Oggi, scrivo di politica, si, proprio di politica, la volgare politica e la confusione che essa genera. In questo post però mi occupo del vezzo della sinistra italiana che siede, forse, per la prima volta tra i banchi del governo, ovviamente mi riferisco alla sinistra vera quella rappresentata da Rifondazione Comunista, in un altro post, per parcondicio, mi occuperò della destra. Com’è noto quest’importante componente politica garantisce a Prodi la maggioranza dunque di governare, guai se gli togliesse la fiducia, il governo andrebbe immediatamente a gambe all’aria. Forse proprio per impedire ciò, i rappresentanti della sinistra in questi mesi hanno subito una profonda metamorfosi al punto da poter essere definiti senza grosse difficoltà: ex rossi!
Ma in alcuni di loro, però, non è del tutto scomparsa la sindrome dell’opposizione lo dimostrano alcune posizioni politiche confuse e confusionarie assunte in questi mesi di governo. L’ultimo in ordine di tempo è l’adesione allo sciopero contro i tagli alla scuola.

La confusione che regna nell’animo di questi politici li porta ad operare delle scelte che sono a metà tra la promozione di politiche alternative con un occhio attento al sociale e tra l’opposizione blanda alle scelte operate dai cosiddetti liberali di sinistra. A farli abbozzare sono gli incarichi istituzionali, leggasi ministri, che rivestono gli uomini di spicco del partito di Bertinotti. Insomma oggi RC non è ne carne e ne pesce, sembra figlia del famoso cerchiobottismo che da anni affligge la politica italiana, questo però costringe il partito all’immobilismo e addirittura molte volte è costretto a tirar giù le braghe ed avallare politiche (magari dopo avergli sbandierato in faccia lo spauracchio Berlusconi) che in favore al sociale hanno ben poco. A conferma di quanto ho scritto posso citare alcune scelte operate dal governo Prodi proprio con l’avallo dei pseudocomunisti. Iniziamo con la riforma del TFR e l’istituzione dei fondi pensione di categoria: la liberalizzazione avvantaggia soprattutto chi gestisce il TFR (miliardi e miliardi di euro l’anno) e non certamente il lavoratore il quale rischia di trovarsi alla fine della propria carriera con un assegno pensionistico da fame e quello integrativo non in grado di sopperire ai bisogni derivati dagli acciacchi dovuti all’età della pensione. Per giunta la misera pensione integrativa non è nemmeno reversibile. Cosa ci si aspettava da RC? Sicuramente una battaglia a favore di una riforma della pensione per ridare dignità proprio ai pensionati di domani e invece? Niente! Un altro esempio da citare è quello della missione di pace in Afganistan (di guerra fino a prima delle elezioni per RC) che ha visto gli ex rossi, eccetto il coraggioso Turigliatto, votare a favore; smentendo in un sol colpo migliaia di marce per la Pace che li vedeva in primissima fila.
Di esempi potrei citarne a iosa, un altro, così al volo, riguarda la famosa sovrattassa ai SUV (mezzo prediletto dai facoltosi) e che in realtà si è concluso con l’aumento del bollo indiscriminato ai poveretti che non hanno i soldi per comprarsi una macchina dotata di filtro antiparticolato. Potrei citare ancora i tagli alla scuola, alla sanità, ai comuni e a chi più ne ha più ne metta.
A questo punto è doveroso chiedersi di che colore è Rifondazione Comunista, perché di quella sinistra sbandierata nelle piazze ormai ha ben poco, solo parole! Chissà se chi fino a ieri la votava senza pensarci due volte continuerà a farlo ancora, ne dubito!

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domenica, 18 febbraio 2007

Il Carnevale storico d’Ivrea è tra i più belli d’Italia. Esso si basa su fatti realmente accaduti e tutt’ora è vissuto tutt’ora dalla cittadina eporediese come la liberazione del popolo di un tiranno affamatore, insomma un po’ come il Visco  dei giorni nostri, scherzo, è carnevale ed ogni scherzo vale. Beh però a pensarci bene…

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sabato, 20 gennaio 2007

Ovunque si rechi “mani di forbice”, alias Padoa Schioppa, viene accolto da sonori fischi, e non solo dagli avversari politici, ma spesso dagli stessi alleati. Dopo i fischi assordanti di Torino ad opera degli studenti universitari assieme  ai “militanti” dei centri sociali, i giovani di Rifondazione e precari della Cgil (quest’ultimi potrebbero fischiare direttamente il loro sindacato, che è il primo a non difenderli). Oggi è stata la volta di Catania. Il Ministro è arrivato per partecipare a un incontro promosso da università e Confindustria, nell'aula magna della Facoltà di Ingegneria (alla cittadella Universitaria), sul tema "L'economia italiana dopo la legge Finanziaria 2007". Alcune decine di militanti di Forza nuova, Azione giovani e molti studenti comuni lo hanno fischiato al suo arrivo. Gli contestano i tagli allo stato sociale, all’università infatti campeggiavano striscioni con su scritto: “Cervelli vendonsi, ministro cercasi” e "Padoa Schioppa: ministro mani di forbice!". A quanto pare questo governo sta scontentando davvero tutti, nessuno escluso!

mercoledì, 27 dicembre 2006

Nel post precedente vi avevo mostrato tutta la fase relativa alla preparazione della strumentazione per la ripresa video della festa di fine anno dell’Itis Q. Sella; adesso vedrete alcuni momenti dello spettacolo offerto dagli studenti.


 

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domenica, 03 dicembre 2006

La Piazza è del popolo! L'altro ieri manifestavano i COBAS, ieri due milioni di moderati al quale va lo stesso rispetto e domani manifesteranno ancora: COBAS, SNALS e GILDA, tutti contro Prodi e la sua politica.


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categoria:politica, manifestazioni, attualità
venerdì, 17 marzo 2006

In tutta la fase che vedeva la nascita della riforma Moratti, gli insegnanti tecnico pratici italiani, si sono mossi alle prime avvisaglie di pericolo. In quasi tutte le province italiane, hanno costituito dei coordinamenti spontanei e trasversali con lo scopo di difendere quel segmento importante della didattica scolastica che è rappresentato dai laboratori. Ad oggi non si sa se lo scopo è stato raggiunto, certo è che non si sono risparmiati in campagne di fax, e-mail, interviste radiofoniche, televisive, scioperi, articoli su tutte le testate e portali che si occupano di scuola. Forse qualcosa rispetto alla prima stesura è cambiata, il ministro oggi parla di didattica del saper fare (noi diciamo didattica nei laboratori) per la prima volta è specificato che i licei saranno caratterizzati da indirizzi che comprenderanno attività professionalizzanti. Questo significa che la figura del docente tecnico pratico sarà mantenuta? Questo è quello che sperano circa 35.000 insegnanti italiani, qualcosa di più, però, poteva essere fatto se solo il ministro avesse realmente interpellato le figure che da sempre  nella scuola vi operano:gli insegnanti. Non possono dire la stessa cosa i “dotti” di Diritto, questi quasi tutti avvocati, dunque bravi nel difendersi (?) non sono riusciti neanche a coordinarsi per rispedire al mittente una riforma che, di fatto, gli dimezza le ore di lezione e cosa più grave priva gli studenti della cultura giuridica.  Hanno avuto un po’ di fortuna in più i docenti di educazione fisica. Questi addirittura hanno rievocato le attività sportive dei “balilla” nel periodo fascista, dunque, hanno colpito nell’orgoglio la componente di destra governativa. Hanno avuto successo, il monte ore settimanale è stato aumentato di un’ora, restituendogli quanto gli avevano tolto.  Insegnanti, dunque teste pensanti o pecoroni? Il dubbio mi assale quando assisto inerme, alle votazioni dei Collegi dei Docenti. Luogo nel quale, si governa la sede scolastica, ebbene il più delle volte si votano provvedimenti che danneggiano, di fatto, gli stessi votanti, quasi a limite dell’autolesionismo. Si è votato (sotto suggerimento RSU) di recuperare i famigerati “10 minuti” attraverso la sostituzione di colleghi assenti, stravolgendo il contratto collettivo nazionale che in realtà prevede altro.  Ma non solo, attraverso questa pratica si contribuisce volontariamente e senza compenso, alla copertura dei posti vacanti, togliendo anche la possibilità di lavorare ai giovani supplenti. Dunque, insegnanti non più “pensatori” ma “pecoroni”? Tutti pronti ad alzare la mano (votare) pur di uscire dal Collegio e senza rendersi neanche conto di cosa hanno votato (pecoroni?)! Allora mi domando se gli insegnanti (vedi quelli francesi) avessero lottato di più per fermare la riforma della scuola, forse oggi parleremmo d'altro. Le belle teste pensanti, forse si sono lasciati sopraffare dalle problematiche giovanili al punto da non capire che ciò che si è approvato frantuma e impoverisce la scuola? E’ possibile che chi ha più titoli meno riesce a fotografare la propria realtà lavorativa? Allora bravi ITP, non solo attraverso il fare (pratico) riuscite ad appassionare i ragazzi ma soprattutto per aver avvertito per tempo il pericolo e per aver cercato di fermare ciò che, di fatto, impoverisce la scuola pubblica!

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categoria:politica, scuola, insegnanti, manifestazioni, riforma
giovedì, 10 novembre 2005

La nessità di ripristinare la legalità nel centro di Catania,  ha messo in moto una massiccia operazione del comune assieme alle forze dell’ordine. Liberale la “favela” che con gli anni si era consolidata in corso Martiri della Libertà , era diventata una vera e propria necessità. I clandestini extracomunitari, vivevano in condizioni di igiene inesistenti, dormivano assieme ai topi e il rischio dello scoppio di un’epidemia era imminente. Catania come Bologna, sindaco di centro destra come  un  sindaco di centro sinistra, contestazioni al primo, contestazioni al secondo,  per fortuna nella città etnea non si sono visti gli scontri tra la polizia e i manifestanti, si sono sentite solo le parole di Orazio Licandro che criticava la scelta dell’amministrazione asserendo che lo sgombero è avvenuto per garantire alla Catania “bene” di passeggiare tranquillamente. E ti pare poco Licandro? Io nella Catania “bene” aggiungo anche tutti catanesi onesti. Garantire la sicurezza, non è sicuramente cosa da poco conto, tutta la società civile, destra, sinistra, centro, se ne dovrebbe far carico.  Se a questo aggiungiamo le condizioni in cui erano costretti a vivere quelle povere persone… I ragazzi dei centri sociali siciliani probabilmente si sono resi conto che delle condizioni di igiene in cui versavano gli "abusivi"  forse per questo motivo, non hanno organizzato nessuna manifestazione, ha prevalso il buon senso. Lasciandoli in quel campo, sicuramente, non avrebbe giovato agli stessi “inquilini”e una soluzione nel più breve tempo possibile andava trovata . L’Italia e l’Europa hanno bisogno di una vera politica che miri ad azzerare l’ingresso dei clandestini, non possiamo permettere che tanta povera gente rischi di finire in “favelas” italiane, uno stato di diritto deve garantire condizioni di vita accettabili per tutti coloro che vi risiedono, fermare i flussi di  clandestini, deve diventare una priorità,  certo ci vuole fermezza, forse andrebbe usato il pugno di ferro alla Cofferati, forse andrebbero adottati altri sistemi, sta di fatto che l’emergenza è sotto gli occhi di tutti, non giriamo la testa dall’altro lato facendo finta di non vedere, urge una seria politica in fatto di immigrazione clandestina.

 

 

 

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domenica, 06 novembre 2005

In questi giorni, nella Capitale francese, si sta combattendo una vera e propria guerra civile. Le immagini che arrivano sono simili a quelle viste nei paesi sud americani nel mezzo di una rivolta civile: auto bruciate, abitazioni date alle fiamme, spari contro la polizia. La Francia è sempre stata una nazione molto sensibile al problema immigrazione, ha sempre aperto le porte sia agli abitanti delle sue ex colonie che a quelli di altri stati africani e non. Per chi è stato a Parigi o in qualsiasi altra città francese, ha potuto costatare cosa significa convivenza tra culture diverse. Nessun turista avrebbe mai sospettato che un giorno sarebbe scoppiata una rivolta di tali dimensioni. In giro per la città, si notavano persone di etnia diversa perfettamente integrati, tra i quali si notavano figli di immigrati  che sicuramente ricoprivano posti di primo piano nel tessuto economico e politico del Paese.  

 

Cosa ha fatto scoppiare la rivolta nei sobborghi di Parigi? Le notizie che arrivano lasciano pensare che le periferie parigine siano divenute via via sempre più simili a dei ghetti. I palazzi sono affollati da stranieri o presunti tali (sarò più chiaro in seguito) che vivono una situazione di disagio e di emarginazione. Dicevo prima, che la Francia si è sempre mostrata sensibile agli immigrati, questo è vero, probabilmente non lo è stata fino in fondo, nel senso che ha permesso il loro ingresso, ma probabilmente non ha mai attuato una vera politica mirata all’integrazione reale dei soggetti stranieri, concentrandoli ai margini delle città.  Le immagini trasmesse, dalle varie televisioni, ci fanno, sicuramente, riflettere ed inevitabilmente il pensiero va alla nostra Nazione e alle periferie delle nostre città.  L’Italia come altri stati europei, non ha mai curato una vera e propria edilizia per gli immigrati, non lo ha fatto a dire la verità neanche per gli stessi italiani.  Quando ha costruito gli alloggi popolari, non si è mai curata di mirare ad un’integrazione delle famiglie disagiate con il resto della città, creando dei ghetti per connazionali.

 

Le parole di Prodi che sottolineavano questo concetto hanno sicuramente un fondamento rilevante, ma non sottolineano altri aspetti forse ancora più importanti come ad esempio l’immigrazione clandestina. Più volte ho sottolineato la presa d’assalto della Sicilia, e di Lampedusa, più volte ho tirato le orecchie ai politici italiani e a quelli europei. Nessuno mai ha mosso un dito per attutire il fenomeno, anzi quando qualcuno ne ha parlato è sempre stato additato come quello che non si rende conto del dramma di questa povera gente. Adesso che la miccia è stata accesa, Il pericolo  esiste ed è sotto gli occhi di tutti. I fatti di Parigi rischiano di allargarsi a macchia d’olio e di espandersi in altri stati, magari non subito certo, ma se si continua a riempire le periferie, senza apportare nessun controllo, con il tempo si  verrà creare uno stato nello stato, dunque, un mondo che inevitabilmente andrà a scontrarsi con l’altro. Il degrado nel quale sono costretti a vivere gli extracomunitari non è sicuramente ammissibile,  una soluzione deve essere  trovata. Sì, Prodi, migliorando l’edilizia per immigrati, certo, ma non basta, ci vuole più coraggio, come ad esempio:  far rispettare le quote d’ingresso, non possiamo permetterci il lusso di fare entrare più persone rispetto a quelle che realmente servono, andremo a sovraffollare ulteriormente le già affollate periferie creando una compressione di persone che primo a poi esploderà. La lotta all’immigrazione clandestina, dopo i fatti di Parigi, diventa una priorità per il paese, non è più  questione di non accettare i poveracci che arrivano, bensì diventa una necessità per garantire l’ordine pubblico e la convivenza tra culture e d etnie diverse, nel rispetto della convivenza civile. 

 

Il rischio di sommosse, in maniera inferiore, esiste anche in Italia, per evitarle: iniziamo a bloccare i flussi non previsti, iniziamo a rendere più confortevole il soggiorno in Italia ai regolari, teniamo anche molto in considerazione le necessità di milioni di connazionali che vivono sulla soglia della povertà, non creiamo più quartieri ghetto, cerchiamo di realizzare un’edilizia con dei piani regolatori che mirino all’integrazione delle abitazioni per stranieri con quelle dei nostri connazionali (i verdi sono favorevoli?).    

 

Ieri sera, dei fatti di Parigi, ne parlavo con un mio amico marocchino, con il quale spesso ci troviamo per  vedere la partita della nostra squadra del cuore. Nabil mi ha fatto notare che: l’Italia, sì, rischia una probabile sommossa, ma in maniera inferiore rispetto a quella di Parigi. La differenza è sottile ma permette, forse, di placare gli animi dei “probabili” rivoltosi. Nel nostro paese è molto più difficile dare la cittadinanza italiana, gli extracomunitari nella maggior parte dei casi mantengono il loro status, ciò significa che pescati a delinquere la legge italiana permette il rimpatrio immediato. Questo è un importante deterrente,  capirete che se una rivolta si può verificare, probabilmente, non raggiungerà le dimensioni di quella parigina, dove ad incendiare le macchine non sono extracomunitari, bensì cittadini francesi di etnia diversa.

 

 

postato da: LiborioButera alle ore 10:08 | Permalink | commenti (3)
categoria:politica, terrorismo, manifestazioni, rivoltÃ