Che
omportamento da leone addomesticato nei confronti di Berlusconi ce ne eravamo accorti un po’ tutti. A dire il vero abbiamo pensato che l’abilità politica del Cavaliere e gli accordi elettorali con il Carroccio fossero il vero motivo, ma dopo la scoperta delle intercettazioni che parlano di 70 miliardi spesi dall’ex Presidente del Consiglio per comprarsi non solo i politici leghisti di spicco, ma anche quelli minori, anzi addirittura gli “attacchini”, il dubbio inizia ad insinuarsi. Se l’inchiesta confermasse la notizia sicuramente il popolo del nord si ribellerebbe, non contro lo Stato italiano come auspicava oggi qualche padano, ma contro questi politici colorati di verde che da sempre si sono proclamati paladini dell’onestà non lesinando epiteti contro Roma Capitale. E cosa dire del Cavaliere? Sicuramente dovrebbe spiegarci quali interessi l’hanno mosso al punto da privarsi di cotanto denaro, mi rendo conto che l’elenco potrebbe essere lunghissimo, dunque non lo inizio neanche. Da oggi però il sospetto che i dissidenti della Casa delle Libertà siano tenuti assieme dal “collante” denaro elargito da Berlusconi, c’è tutto, chiaramente prima di emettere sentenze aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso. Intanto però potremmo iniziare cambiando lo slogan della Lega, che non sarà più: La lega ce l’ha duro, ma piuttosto: La lega è in vendita, chi offre di più?
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Da “Minchia signor Tenente” a “Pensa”, San Remo premia sempre chi parla di mafia in musica. Quasi a voler significare che il “fenomeno mafioso” esce vittorioso, con ghigno beffardo, persino dalla Kermesse musicale più importante del Paese. Fabrizio Moro oltre a vincere la sezione giovani si è aggiudicato il premio della critica “Mia Martini”. La canzone si intitola “Pensa” e
i paesi cosiddetti più moderni, in cima alla lista, come sempre, si posizionano: Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel Paese anglosassone sta impazzando una moda che onestamente ne faremmo volentieri a meno e riguarda i ragazzi: “Sono un teppista? Sì! E me ne vanto!”, è questo il motto! Essere etichettato come “Asbo (“anti social behaviour order”, ossia come persona incriminata per comportamenti antisociali, in breve, il nostro “teppista”) è giudicato come una medaglia al valore da un ragazzo su due, secondo il sondaggio dell'agenzia governativa “Youth Justice Board”, pubblicato nei giorni scorsi a Londra. Nel 1999 Blair aveva lanciato la campagna “Duri contro il crimine e duri contro le cause del crimine”, ma a quanto pare ha sortito pochissimi effetti. La cosa però che più preoccupa i sociologi inglesi è la caduta del mito del bravo ragazzo. Infatti è divenuta una costante l'equazione “bravo ragazzo è uguale a perdente” che comporta uno sgretolarsi interno, una frattura profonda e insidiosissima delle forze buone del tessuto sociale, che in un certo senso si arrendono a questo cambiamento etico senza nemmeno più contrastarlo. In Italia in questi anni ci stiamo confrontando con il bullismo, che a quanto pare è il fratello minore (in termini di gravità) dell’ “Asbo”, possiamo solo sperare che le scuole, e la società tutta, inizino a prepararsi ad affrontare questa nuova piaga giovanile, vista la velocità con la quale ormai i giovani si scambiano le informazioni, è auspicabile che lo facciano da subito.
ame gli italiani non avevamo dubbi, ma che addirittura si manifestassero ancor prima che entrasse in vigore, beh, onestamente qualche dubbio invece lo abbiamo. Ma ciò che è successo a Gela, comune del nisseno, ha dell’incredibile: una banda di giovinastri armata di coltelli ha rapinato delle pizze il "pony express" addetto alle consegne.
’ straordinario, finalmente in Italia assistiamo ad un campionato dove nulla più è deciso a tavolino.
orni fa mi sono interessato delle malefatte di Fitto, ex governatore pugliese, oggi per par condicio ci occupiamo di uno dei sindaci più rossi d’Italia: Calogero Gueli. Comunista fino al midollo, al punto da chiamare i suoi figli con i nomi dei suoi miti: Vladimiro (come Lenin, ndr) Salvatore e Fidel (come Castro, ndr) Leonzio. Sindaco di Campobello di Licata (Ag) e