giovedì, 11 gennaio 2007

In questi giorni è stato reso noto lo studio sulla situazione climatica e ambientale elaborato dalla Commissione europea e pubblicato dal Financial Times. Gli scienziati hanno prospettato scenari apocalittici che vedono l’area del mediterraneo ridotta in deserto, mentre nel nord Europa il clima da freddo e umido diverrà mite e piacevole. Le cause sono le solite: inquinamento seguito dal surriscaldamento del pianeta. Per porre rimedio a tale catastrofe si sta cercando di promuovere le cosiddette energie alternative, ma anch’esse a quanto pare nascondono molte insidie. La vera soluzione si troverebbe nell’idrogeno che oltre ad essere un gas, inodore, incolore, insapore, che si trova in grandi quantità nell'acqua, negli idrocarburi liquidi e gassosi, nei minerali, nelle piante, negli esseri viventi, è l’elemento più diffuso e pulito dell’universo. Inoltre, dicono gli scienziati, brucia facilmente e raggiunge alte temperature senza provocare nessun residuo di combustione. Dunque il futuro sarà l’idrogeno? Jeremy Rifkin nel suo libro intitolato “Economia all'idrogeno”. sostiene che questo elemento potrebbe costituire la base su cui fondare il regime energetico del futuro. Le compagnie petrolifere e automobilistiche (binomio inscindibile) hanno già messo le mani sulla ricerca, finanziandola. Visto che le decisioni e le linee economiche sono prese dai consigli d’amministrazione delle multinazionali con in testa appunto quelle del petrolio, possiamo sperare che questa volta l’idrogeno pulito attecchirà e magari non inquinerà come stanno facendo gli oli combustibili? Ma c’è un però: gli scienziati sostengono che il gas metano è l’elemento in natura che più di tutti contiene idrogeno, i paesi produttori saranno mica a rischio invasione?

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categoria:inquinamento, economia, ecologia, salute, veleni, informazione, attualità
sabato, 28 ottobre 2006

Ecco la solita ricerca destinata a far discute o quanto meno ad indignare l’universo femminile. Secondo uno studio condotto dall'Università Bicocca di Milano sulla mobilità urbana, è emerso che, nelle grandi città, ogni giorno sono più le donne, 3,22, che si muovono con la propria auto che gli uomini, 2,95. Certo non di molto, è vero, ma per la prima volta le donne “sorpassano” gli uomini, quindi, buona parte del traffico cittadino a questo punto è provocato dalle automobiliste! Questo sorpasso si spiega con i cambiamenti di stili di vita e di lavoro che hanno interessato in particolare le donne negli ultimi anni. “Le nuove forme di impiego flessibile e part-time, che si svolgono in luoghi diversi, le incombenze legate alla gestione della famiglia e dei figli”, spiega Francesca Zajckzyc, professore ordinario di Sociologia Urbana e coordinatrice dello studio. Le signore si muovono per tragitti più brevi degli uomini e hanno una maggiore propensione a utilizzare i mezzi pubblici. Il caos sulle strade cittadine è in crescita e i tragitti diventano più lenti: in 15 anni il tempo medio passato in auto ogni giorno è aumentato di 20 minuti ed è oggi di circa un'ora. Gli italiani, poi, sono molto refrattari all’utilizzo dei mezzi pubblici, forse perché i servizi non funzionano correttamente o perché è ancora molto diffuso il mito dell’automobile?

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categoria:inquinamento, donne, live, salute, società
domenica, 18 giugno 2006

La crisi energetica è il vero nemico dell’economia occidentale. L’instabilità politica dei Paesi produttori di petrolio ha portato il prezzo del greggio a livelli mai raggiunti in passato. Questa è una delle cause che hanno prodotto la crisi economica che sta investendo l’Europa e gran parte dell’Occidente. Tant’è che gli Stati faticano a riportare la produttività e la crescita economica ai livelli precedenti e ad evitare lo spauracchio della recessione. La strada da seguire, per ovviare a ciò,  potrebbe essere quella delle energie alternative ricavate dalla luce (fotovoltaica), dal sole (pannelli termici) e dal vento (eolica), ma anche queste forme non sono del tutto pulite e immuni per l’ambiente, in qualche misura anch’esse  causano un impatto ambientale non indifferente e in taluni casi alterano l’ecosistema che li ospita. Le altre forme di energia alternative al petrolio sono rappresentati: dal gas liquefatto e poi rigassificato attraverso i tanto ostentati rigassificatori, dalle centrali al carbone, ma queste sono catalogate come le più inquinanti, i termovalorizzatori, le stesse centrali che sfruttano l’energia nucleare ed altre ancora. Ma la costruzione di queste strutture ha registrato una levata di scudi da parte degli abitanti del territorio che le dovrebbe ospitare; nessuno le vuole vicino al proprio “giardino”. Tant’è che in questi anni sono sorti diversi comitati di “protesta” disposti a tutto pur di impedirne la realizzazione. E proprio per questo il Paese versa in una sorta di “arretratezza energetica” che peraltro si riversa sugli utenti attraverso l’elevato costo dell’energia, proprio per questo la bolletta energetica da noi è molto più cara rispetto agli altri stati europei. Quest’ultimi attraverso una politica che talvolta sfocia nell’imposizione, negli anni sono riusciti ad ammodernarsi sia dal punto di vista energetico che da quello delle  infrastrutture lasciando l’Italia al palo! Un esempio su tutti ce lo offre la TAV: da noi si protesta, invece, nel versante francese è già pronta e aspetta di essere collegata con la linea italiana. Tuttavia in questi giorni è circolata una notizia che potrebbe stravolgere tutto: la Russia l'anno prossimo incomincerà a costruire la prima mini-centrale atomica galleggiante del mondo. La struttura flottante sarà utilizzata proprio per fornire elettricità e calore a volontà ai giganteschi cantieri navali Sevmash dove vengono fabbricati nel massimo segreto i sommergibili 'made in Russia'. Sarà ospitata su una nave lunga 144 metri, senza propulsione propria, con a bordo due reattori nucleari e una forza-lavoro complessiva di 69 persone. Un quinto dell'energia prodotta sarà invece esportato. Questa nuova soluzione si potrebbe applicare anche da noi ovviando così alle proteste del popolo del “NO”.  

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lunedì, 29 maggio 2006

Vi siete mai chiesti quanto tempo impiega il mare per riciclare alcuni oggetti che utilizziamo abitualmente? Probabilmente No. Eppure sarebbe interessante saperlo; anche per avere maggior consapevolezza delle nostre azioni, e di conseguenza, maggior rispetto dei nostri fondali e maggiore attenzione del territorio che ci ospita. Nonostante gli scienziati da anni continuano a snocciolare dati preoccupanti, gli abitanti del Pianeta (cioè noi) sembrano non interessarsene. Se all’inquinamento non si pone un serio un rimedio, il nostro meraviglioso Pianeta finirà inevitabilmente per  collassare sotto montagne di rifiuti. In questi anni molte associazioni si stanno interessando ad educare l'uomo verso una condotta civile e rispettosa, ma non sempre ottengono buoni risultati. Domenica, ad esempio, era la giornata «Spiagge e Fondali puliti 2006», 90 mila volontari hanno battuto 200 località balneari e hanno raccolto 45 tonnellate di spazzatura. Tra la spazzatura raccolta “spiccavano”: Contenitori di plastica di tutti i tipi, in particolare bottiglie, cassette di polistirolo, lattine, scarpe e pneumatici usati. Tantissime le buste di plastica, per non parlare del corredo di rifiuti di piccole dimensioni quali accendini, cannucce e tappi. Non sono mancati, ad appesantire il carico degli ecospazzini e dei sub, lavatrici, bombole del gas, carcasse di motorini e biciclette, reti metalliche da materasso. Una vera e propria vergogna, del resto l’animale che sporca di più è proprio l’uomo. Ma proviamo a capire quanto tempo impiegherebbe il mare per riciclare alcuni dei prodotti che solitamente utilizziamo, va precisato che non sempre vi riesce:

Cotton-fioc da 20 a 30 anni
Bottiglie di vetro 1000 anni
Fazzolettino di carta 3 mesi
Polistirolo 1000 anni
Fiammifero 6 mesi
Bottiglie di plastica mai
Mozzicone sigaretta da 1 a 5 anni
Gomma da masticare 5 anni
Buste di plastica da 10 a 20 anni
Buccia di frutta 1 mese
Prodotti di nylon da 30 a 40 anni
Torsolo mela da 3 mesi a 6 mesi
Lattine di alluminio 500 anni
Accendino da 100 a 1.000 anni
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categoria:inquinamento
martedì, 08 novembre 2005

Gli scienziati circa 10/15 anni fa sostenevano che un’importante fonte di ricchezza sarebbe derivata dai rifiuti solidi urbani. Oggi possiamo affermare che avevano più che ragione. I governi, dopo le direttive europee, si sono subito mobilitati ad emanare leggi che puntassero in primis alla raccolta differenziata, per poi provvedere al recupero, dunque, al riciclo. Sullo sfondo di tutto ciò c’è la tutela del nostro pianeta, che rischia ormai da anni di divenire una grande pattumiera ad uso e consumo dello “sporchissimo” uomo. Educare al riciclo, serve a  preparare le generazioni future ad aver più rispetto della natura, dell’ambiente e del pianeta dove vivono; educare alla raccolta differenziata deve garantire il riciclo di quei materiali che diversamente verrebbero abbandonate in aree che con il tempo diverrebbero insane e dove non si troverebbe più traccia della natura.  Chi abita nei dintorni di Torino, può notare il triste spettacolo che si presenta sotto gli occhi di chi  percorre la tangenziale e  si trova davanti quell’enorme discarica che accumula tonnellate e tonnellate di scarti di vita quotidiana. Il riciclo dei rifiuti  e la raccolta differenziata rappresentano una importante soluzione per attutire l’accumulo sempre crescente di rifiuti solidi urbani, dividere la carta dal vetro, recuperare le lattine, raccogliere la plastica e gettarla in raccoglitori appositi, sicuramente aiuta le aziende preposte allo smaltimento e al riciclo e contribuisce a non sporcare ulteriormente il pianeta.


All’inizio del post, accennavo alla ricchezza che avrebbero prodotto i rifiuti, sicuramente chi ricicla ne trarrà un buon guadagno, chi trasforma la plastica, chi recupera il vetro, indubbiamente lo fa per un utile, tant’è che sono nate molte società municipalizzate e molti investitori non si sono lasciati sfuggire l’occasione di “buttarsi” sui rifiuti. <<Importante fonte di ricchezza>> così sostenevano gli studiosi, ma per chi? Sicuramente non per chi paga lo smaltimento, sicuramente non per chi a casa divide la carta dal vetro, o il legno dalla plastica, le bollette negli ultimi anni, nonostante la raccolta differenziata, sono solo aumentate.  Le società, negli anni, continuano ad arricchirsi, tuttavia, non va tralasciata, altrimenti il nostro pianeta rischia di essere sommerso da una valanga di rifiuti. Se questa ricchezza prodotta però, venisse ripartita anche tra gli utenti, sottoforma di sconto sulla tassa dei rifiuti, magari si riuscirebbe a stimolare quelle persone non proprio sensibili all’ecologia. Ancora una volta i politici, sono riusciti a trovare una maniera per intascare un fiume di soldi sfruttando un problema serio come quello dell’inquinamento del suolo pubblico. In materia d’ecologia, i nostri politici hanno ancora molto da imparare, la cosa più triste è vederli interessare solo quando c’è una pagnotta da spartire e non quando il pianeta lascia degli urli disperati…

 

 

 

 

 

 

 

 

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categoria:inquinamento, politica, ecologia, pianeta natira