venerdì, 09 marzo 2007

In questi giorni il mondo della scuola è costantemente sulle pagine di cronaca dei media nazionali. Sono molti gli episodi di bullismo che vedono protagonisti gli studenti e in qualche caso si racconta di insegnanti non in grado di svolgere con serenità e serietà la propria professione. I problemi della scuola purtroppo non sono solo questi: non vanno trascurati ad esempio quelli di carattere strutturale. Nel nostro Paese gli istituti scolastici che versano in condizioni strutturali precarie raggiungono percentuali altissime. Spesso non sono dotati neanche delle più elementari norme di sicurezza. Un esempio su tutti arriva dall’agrigentino: gli alunni che frequentano l’istituto professionale Marconi sono costretti a seguire le lezioni in spazi inadeguati caratterizzati da una situazione igienica carente causata da servizi insufficienti e collocati in modo irrazionale tanto da costringere gli alunni ad uscire fuori dall'istituto o ad attraversare altre aule per raggiungerli. Gli studenti della scuola d’accordo con i professori hanno deciso di intraprendere una serie di azioni di protesta eclatanti per sensibilizzare le istituzioni, fino adesso completamente sorde alle richieste. Chi nei prossimi giorni si troverà a transitare nei pressi della scuola, assisterà ad uno spettacolo inedito: le lezioni si terranno in strada, ogni giorno banchi e sedie saranno sistemati sui marciapiedi che costeggiano l’Istituto e nel cortile interno. Vedrete dunque insegnanti “armati” di gesso scrivere formule sulla lavagna e i ragazzi prendere appunti ed intervenire alla spiegazione. Se la situazione non fosse drammatica ci sarebbe da ridere…

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categoria:scuola, insegnanti, attualità, studenti, scandalo, denuncia, adolescenti, infrastrutture
giovedì, 01 febbraio 2007

Il quotidiano La Sicilia di Catania per descrivere i retroscena e i dubbi circa l’affaire Alitalia ha utilizzato i titoli dei maggiori quotidiani italiani. E' strano come l'Alitalia che ha 1.026 milioni di debiti e una flotta vecchiotta che ha bisogno di un altro miliardino per essere rinnovata, come osserva «Il Sole-24 Ore», abbia tanti pretendenti alle nozze.  Mentre il «Corriere della Sera» avverte in un articolo dal titolo «Ora la politica non salga a bordo» che «la politica ha già dimostrato di non saper far volare gli aerei, né a destra, né a sinistra. Dalla compagnia di bandiera ha estratto favori elettorali, privilegi, voti e qualcosa da sventolare di tanto in tanto, ma ha fallito assieme ai sindacati e ai tanti management. Non può riprovarci». Non è stata più tenera «La Stampa» di Torino, in un articolo di Augusto Minzolini con titolo esemplare «L'Alitalia? Batterà bandiera del partito democratico». E spiega con l'aiuto dell'esperto on. Egidio Pedrini di Italia dei valori: «Carlo Toto, amico di D'Alema, è diventato patron di AirOne, indebitata sino al collo, ma protetta da banchieri del calibro di Geronzi (Capitalia) e Passera (banca Intesa). Se il topolino AirOne punta a prendersi il gigante Alitalia, lo fa solo per risolvere i suoi guai. Dall'altra parte ci sono in corsa De Benedetti, Della Valle e i fondi americani. Alla fine finirà che Toto (D'Alema, ma anche Bazoli) si metterà insieme a De Benedetti-Della Valle (i mecenati delle new-generations ulivista Veltroni-Rutelli). Così saranno tutti contenti, un'altra Telecom. E il partito democratico, anche se non ancora nato, avrà presto la sua compagnia di bandiera con dentro gli amici di Prodi, di D'Alema, di Veltroni e di Rutelli. In fondo non potrebbe essere altrimenti visti i vincoli contenuti nel bando di vendita: chi compra deve avere influenza sul quadro politico, chiamiamola capacità di lobbing, che gli consenta se necessario di allentarli in un secondo momento per non trasformare un'avventura in una tragedia». Insomma un altro pezzo dello Stato, proprio come avvenne con l’IRI, sarà ceduto alla “finanza amica” e ancora una volta a dirigere la partita in apparente silenzio c’è ancora lui, Romano Prodi. Ma prima di concludere la missione non è mancata la solita missione mediatica “prepariamo l’opinione pubblica”; tant’è che da diversi mesi continuano a ribadirci in una sorta di tamburo battente che l’Alitalia è un carrozzone per il Paese: sono più le perdite che i guadagni. Dunque  ci viene quasi spontaneo, poiché ci liberano di questa zavorra, ringraziare questi maghi “sciocchi” della Finanza italiana, ovviamente è ironico!

mercoledì, 31 gennaio 2007

Ricevo questa straordinaria relazione elaborata dal mio giovane amico Giuseppe Terrasi assieme a Remo Luigi Quintino della Free Software Free Society e da un altro suo amico che ha preferito rimanere anonimo. Nella relazione si parla del software libero e dell’uso che se ne potrebbe fare nelle scuole con un conseguente risparmio economico. Se vi ricordate qualche mese fa ho partecipato al Linux Day di Biella organizzato dall’associazione BiLug, e ho realizzato un'intervista video [link]

Il Software Libero come Firefox, Thunderbird, OpenOffice e le varie distribuzioni GNU/Linux, nel corso dell'ultimo decennio ha subito un incremento drastico di utilizzatori. Non si tratta più di un hobby per smanettoni, ma di prodotti maturi e alla portata di tutti.
La differenza con i programmi a "sorgente chiuso" sta nella licenza di utilizzo (esempio: la licenza GPL che permette la copia, modifica e redistribuzione del software a patto che questo venga redistribuito alle stesse condizioni), nella frequente gratuità (anche se ciò non è esplicitamente richiesto dalla licenza) e nel modello di business (non incentrato sulla vendita di licenze d'uso ma sui servizi accessori legati al software).

In generale, come si evince dalle esperienze positive avute principalmente all'estero, questa filosofia favorisce la libera circolazione della cultura in generale.
Basti pensare alla diffusione (soprattutto in Francia) della musica distribuita sotto licenza
Creative Commons (un caso su tutti è il fenomeno Jamendo.com e il suo sterminato database di album sotto questa licenza), oppure ai libri, i quali grazie a questo tipo di licenza possono diffondersi via web ed essere letti direttamente sul proprio pc.
Un "caso" molto attuale è la decisione della biblioteca nazionale cilena di adottare la licenza Creative Commons (per ulteriori informazioni vedere
Punto-Informatico).
Un esempio di cultura libera, su tutti, è Wikipedia, che è l'enciclopedia libera più grande al mondo (la versione inglese conta 1.600.000 voci).

La cultura, come patrimonio collettivo, deve essere: libera, cioè svincolata da ogni forma di interesse politico, sociale ed economico; aperta, ad ogni forma di contaminazione e mediazione; gratuita, non soggetta a restrizioni quali marchi, brevetti, copyright, in modo da favorire una maggiore circolazione della stessa; decentralizzata, ovvero non in mano a chi detiene il 'potere informativo', così da favorire una 'cultura' che sia partecipazione attiva e scambio reciproco, a-gerarchica e orizzontale; equa, cioè accessibile a tutti, e non potere di pochi su molti, portatrice di idee e valori globali ma eterogenei, e non del pensiero unico.
La cultura libera, intesa in questo senso, può creare dei circoli virtuosi favorevoli alla libera diffusione del sapere.

Passando ad analizzare il software libero, questo: educa alla legalità perché permette, sia all'insegnante che all'allievo, l'assoluta libertà di copia, fondamento dello scambio della conoscenza, senza dover ricorrere alla "pirateria informatica"; è rispettoso della libertà d'insegnamento, perché permette all'insegnante di scegliere la soluzione e il fornitore che più si adatta alle sue esigenze conoscitive e didattiche; incentiva l'economia locale,non discrimina i soggetti su base economica, ma li seleziona su base meritocratica.  perché la licenza GPL permette di vendere software e i servizi ad esso legati e le scuole stesse, attraverso l'uso di sistemi GNU/Linux, possono contribuire ad alimentare questa economia virtuosa;


L'uso di software libero nelle scuole è attualmente affidato a docenti "pionieri" che, fiutando l'opportunità che può fornire questo software (possibilità di riutilizzo dell'hardware "obsoleto" e possibilità di reinvestire in formazione grazie al risparmio derivante dal mancato pagamento delle licenze), stanno cercando di introdurlo gradualmente nelle proprie scuole. Purtroppo attualmente non esiste un piano di diffusione del software libero nelle scuole italiane, per la carenza di figure professionali per il ruolo in questione e per la mancanza di politiche serie che spingano in questa direzione.

Ritengo che la scuola debba essere il motore della libera cultura e che questo sia auspicabile anche da un punto di visto prettamente informatico, dal momento che l'Open Source è adatto al mondo dell'Istruzione principalmente per due motivi: consente agli studenti di apprendere di più in quanto permette di "guardare dentro" e capire meglio come funzionano i computer e i sistemi operativi; permette di allargare le piattaforme di apprendimento degli studenti favorendo la formazione di competenze diversificate.

Concretamente, un sistema libero come Gnu/linux può essere usato in molti ambiti all'interno di una scuola: nella parte amministrativa, per gestire i registri di classe, i programmi di contabilità, sui server, per gestire reti e servizi in rete; nella didattica, attraverso l'uso dei numerosi programmi specifici per le varie discipline (es: programmi Open Source per la fisica o la matematica), l'uso di prodotti di ufficio (es: OpenOffice); nello studio quotidiano degli studenti, dal momento che si tratta spesso di programmi gratuiti, che possono essere distribuiti facilmente.

Per realizzare questi scopi il software non manca: SoDiLinux, Edubuntu, Damn Small Linux
Il primo è una raccolta di software didattici; il secondo è una distribuzione GNU/Linux basata su Ubuntu specificamente orientata al settore "educational", che è possibile utilizzare in tutti i rami dell'istruzione (dalla scuola elementare all'università); il terzo è una distribuzione GNU/Linux utilizzata per rigenerare i computer obsoleti.
Per ulteriori informazioni sull'argomento scuola e software libero si rimanda a http://www.linuxdidattica.org. Inoltre, i LUG (Linux User Group), le associazioni locali di volontari che provvedono alla diffusione e al supporto del software libero e di GNU/Linux in particolare, possono fornire un aiuto concreto a chi si avvicina per la prima volta a questa realtà. Se volete conoscere il LUG più vicino a voi qui c'è la lista.
ne sono alcuni esempi.

Vale la pena introdurre il software libero nelle scuole, con i citati vantaggi economici e "filosofici", ma ovviamente con dei costi iniziali di formazione del personale? La risposta, a conti fatti, dovrebbe essere sì.

Concludendo, si tratta evidentemente di un argomento molto vasto, che coinvolge molte tematiche sociali, come il tema della circolazione del sapere, il dibattito sulle questioni connesse alla tutela del diritto d'autore, il tema dei formati aperti, e si estende, dunque, anche a questioni di carattere "non tecnologico".

Firma
Giuseppe Terrasi

Remo Luigi Quintino, Free Software Free Society
lunedì, 27 novembre 2006

Trenitalia e i rispettivi treni sono ancora una volta al centro dell’occhio del ciclone. Le Procure della Repubblica di Torino e Bologna hanno aperto un fascicolo sulle condizioni igieniche dei treni italiani: in alcune carrozze sono state trovate tracce della legionella, il bacillo che provoca una grave malattia dell'apparato respiratorio chiamata “morbo del legionario”, in quantità superiori rispetto alla soglia minima di rischio. A svolgere questo accertamento sono stati i carabinieri del Nas, che hanno prelevato campioni di acqua nei bagni, e i tecnici dell'Arpa di Novara, che hanno svolto le analisi. La scoperta riguarda convogli che hanno percorso le tratte torinesi della rete ferroviaria e preoccupa non poco gli inquirenti, i quali, ora, procederanno a test sugli impianti dei vagoni letto: la legionella, che si annida nelle tubature e nei sistemi di condizionamento dell'aria, diventa pericolosa dopo il passaggio nei nebulizzatori delle docce. Se a questo sommiamo i disagi che sono costretti a subire i pendolari e le condizioni a dir poco vergognose dei viaggiatori della “Freccia del Sud” possiamo affermare che il Paese è servito di un servizio ferroviario dello stesso livello delle nazioni del terzo mondo. E dire che a breve, e con l’avallo del governo, saranno rincarati i costi dei biglietti!

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mercoledì, 08 novembre 2006


Le vergogne, stavolta raccontate, della Freccia del Sud
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categoria:politica, video, informazione, scandalo, infrastrutture
domenica, 23 luglio 2006

 

Da sempre ho sostenuto la posizione dei tantissimi favorevoli alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, nel farlo ho evidenziato tutti i benefici che la struttura porterebbe all’Isola. Ad essa infatti sono direttamente collegate: il potenziamento della rete ferroviaria e di quella autostradale e altre opere minori. Infrastrutture necessarie per rilanciare il turismo in Sicilia, ma soprattutto doterebbe i siciliani di quelle vie di comunicazione necessarie per avvicinarli al resto del Paese e all’Europa stessa. Chi si oppone al Ponte lo fa soprattutto per una questione ideologica, ma anche per mantenere la nefasta posizione del NO a tutti i costi, che priverebbero il Paese di quelle infrastrutture necessarie atte al rilancio della nostra economia e soprattutto contrasterebbero la spietata concorrenza dei Paesi vicini, la Spagna su tutti. La politica del governo centrale sembra, però non volerne tener conto, almeno per quanto riguarda il sud, tant’è che il vero progetto politico sembra essere quello di “saccheggiare” le risorse della Società Stretto di Messina e di reinvestirli al nord per il completamento della TAV, la realizzazione della quarta (ho detto quarta) corsia della rete autostradale e delle altre opere che puntano ad avvicinare sempre di più il Nord all’Europa abbandonando a se stesso il Sud, bisognoso come non mai di ammodernarsi. Dunque se passasse la linea del governo, il meridione, e la Sicilia in particolar modo, rimarrebbero al “palo” aumentando ulteriormente il divario con il Nord ricco ed industrializzato. Inoltre la Sicilia e la Calabria rischiano di perdere sia il Ponte, e le infrastrutture ad esso connesse, e tutte le altre opere giustamente invocate come prioritarie. A confortare i favorevoli alla realizzazione della struttura, è intervenuto il Governatore dell’Isola Cuffaro che ha dichiarato: «Occorre dotarsi di un moderno sistema di trasporti e comunicazioni. Innanzitutto, con l'Europa, rivendicando con decisiva determinazione il completamento del Corridoio 1 Berlino-Palermo, del quale fa parte inscindibile la madre di tutte le infrastrutture innovative, il ponte sullo Stretto di Messina, dal quale discendono l'alta velocità e l'alta capacità ferroviaria in Sicilia e Calabria ed il collegamento ferrato di tutto l'entroterra europeo con i porti siciliani, trasformati così nelle porte d'Europa sulla rotta delle grandi navi portacontainers che pendolano fra Cina, India e Americhe». Ed ancora: «Il "Ponte del Mediterraneo" (consentitemi di chiamarlo così) fa inoltre avanzare di 300 chilometri la sponda europea verso la sponda africana di un mare che vuole unire e non dividere, facilitando il collegamento trasversale del Maghreb con l'altra grande area in espansione, quella balcanica. Il ponte è talmente essenziale ed irrinunciabile che se ne deve prevedere la sua realizzazione prescindendo – anche in forza della legge "Bassanini" – dalla volontà contraria del governo nazionale, convinti come siamo della sua autosufficienza finanziaria e certi che l'altra sponda fortemente interessata, la Calabria, non si tirerà indietro e che l'Italia non vorrà negarci anche questo vitale "diritto di passaggio"». Ma il Governatore si è spinto oltre annunciando, qualora il governo centrale non modificasse le posizioni rivolte al “saccheggio” delle risorse, che la Sicilia farà il Ponte da sola; anche se il governo Prodi non vuole, inoltre fa capire che aprirà un contenzioso presso l'Unione europea la quale ha incluso il progetto nel disegno della Grande Europa e del «corridoio 1». Non si può dopo 35 anni di studi ad altissimo livello, dopo il benestare di vari governi (compresi quelli di centrosinistra) e dopo lo “stabene” dell'Unione europea mutare radicalmente opinione perché è cambiata la maggioranza. Ne va di mezzo la stessa credibilità del Paese, che stranamente diventa coerente solo durante i Mondiali di calcio!

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categoria:politica, informazione, infrastrutture
mercoledì, 21 giugno 2006

«Sono favorevole alla costruzione del ponte sullo Stretto. Eppoi, sfatiamo un luogo comune: può anche essere bello. Segnalo che a Sydney il ponte sulla baia è diventato anche una attrazione turistica. Si pagano oltre cento dollari per farci una passeggiata sopra e c'è la fila». Le parole virgolettate non appartengono ad un esponente amico del centro destra ma bensì ad Aldo Amoretti, segretario nazionale dell'Inca (il grande patronato della Cgil presente in tutti i continenti). In un’intervista rilasciata al quotidiano La Sicilia sostiene: «Credo che il ponte si presti più di altre opere al ricorso allo strumento della finanza di progetto e che la concessione potrebbe essere molto lunga, anche oltre i cento anni, sì che i finanziatori possano contare su possibilità effettive di rientrare dall'investimento». Prosegue con dichiarazioni al veleno nei riguardi di chi si oppone alla realizzazione dell’Infrastruttura:«Gli oppositori del ponte sottolineano che in Sicilia ci sarebbero altre priorità e si cita l'acqua. Ma si può davvero dire che in Sicilia non si è risolto il problema dell'acqua per colpa del ponte? E' semplicemente ridicolo. Né si può dire che le risorse per l'acqua non ci siano state. Sono state sperperate. In quanto alle altre opere in collegamento al ponte, per non farne la solita cattedrale nel deserto (cioè Sa-Rc; Me-Pa; Ct-Sr-Gela) qualsiasi programmazione ci dice che saranno concluse entro i tempi di realizzazione del ponte». Amoretti non si limita a sottolineare la vera realtà siciliana talvolta dipinta ad arte come il terzo mondo e aggiunge: «In quanto alla ferrovia, la mia opinione è che chi comanda in questa ditta, fino a quando non ci sarà il ponte, alla Sicilia non pensa proprio. Nelle ultime settimane della mia avventura siciliana un gruppo di tecnici delle ferrovie mise in circolazione un documento nel quale si spiegava come non fosse plausibile realizzare il raddoppio della ferrovia Pa-Me alla luce dei suoi costi enormi e che, invece, sarebbe stata realizzabile a costi molto inferiori la Pa-Ct e, quindi, Messina con un allungamento dei tempi di percorrenza da Palermo a Messina davvero insignificante specie se paragonati a quelli di oggi. La cosa a me parve seria. Ma ci fu l'insorgere di tutta la politica siciliana, compresi i sindacati, a pretendere il mantenimento delle vecchie promesse e con la sconfitta clamorosa di quei tecnici che volevano ragionare. Ma la sconfitta sarà della Sicilia perché non avrà né l'una né l'altra soluzione». E se a dirlo è proprio il segretario nazionale dell’INCA che certamente non fa parte dello schieramento politico promotore,  un motivo ci sarà. Il Ponte è come sottolineava Amoretti e la madre di tutte le infrastrutture, la Sicilia rimarrebbe al palo se non venisse realizzata. E’ bene che Prodi e compagni  vadano a cercare altrove i fondi da girare a Confindustria.  

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categoria:politica, ponte sullo stretto, infrastrutture
domenica, 18 giugno 2006

La crisi energetica è il vero nemico dell’economia occidentale. L’instabilità politica dei Paesi produttori di petrolio ha portato il prezzo del greggio a livelli mai raggiunti in passato. Questa è una delle cause che hanno prodotto la crisi economica che sta investendo l’Europa e gran parte dell’Occidente. Tant’è che gli Stati faticano a riportare la produttività e la crescita economica ai livelli precedenti e ad evitare lo spauracchio della recessione. La strada da seguire, per ovviare a ciò,  potrebbe essere quella delle energie alternative ricavate dalla luce (fotovoltaica), dal sole (pannelli termici) e dal vento (eolica), ma anche queste forme non sono del tutto pulite e immuni per l’ambiente, in qualche misura anch’esse  causano un impatto ambientale non indifferente e in taluni casi alterano l’ecosistema che li ospita. Le altre forme di energia alternative al petrolio sono rappresentati: dal gas liquefatto e poi rigassificato attraverso i tanto ostentati rigassificatori, dalle centrali al carbone, ma queste sono catalogate come le più inquinanti, i termovalorizzatori, le stesse centrali che sfruttano l’energia nucleare ed altre ancora. Ma la costruzione di queste strutture ha registrato una levata di scudi da parte degli abitanti del territorio che le dovrebbe ospitare; nessuno le vuole vicino al proprio “giardino”. Tant’è che in questi anni sono sorti diversi comitati di “protesta” disposti a tutto pur di impedirne la realizzazione. E proprio per questo il Paese versa in una sorta di “arretratezza energetica” che peraltro si riversa sugli utenti attraverso l’elevato costo dell’energia, proprio per questo la bolletta energetica da noi è molto più cara rispetto agli altri stati europei. Quest’ultimi attraverso una politica che talvolta sfocia nell’imposizione, negli anni sono riusciti ad ammodernarsi sia dal punto di vista energetico che da quello delle  infrastrutture lasciando l’Italia al palo! Un esempio su tutti ce lo offre la TAV: da noi si protesta, invece, nel versante francese è già pronta e aspetta di essere collegata con la linea italiana. Tuttavia in questi giorni è circolata una notizia che potrebbe stravolgere tutto: la Russia l'anno prossimo incomincerà a costruire la prima mini-centrale atomica galleggiante del mondo. La struttura flottante sarà utilizzata proprio per fornire elettricità e calore a volontà ai giganteschi cantieri navali Sevmash dove vengono fabbricati nel massimo segreto i sommergibili 'made in Russia'. Sarà ospitata su una nave lunga 144 metri, senza propulsione propria, con a bordo due reattori nucleari e una forza-lavoro complessiva di 69 persone. Un quinto dell'energia prodotta sarà invece esportato. Questa nuova soluzione si potrebbe applicare anche da noi ovviando così alle proteste del popolo del “NO”.  

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categoria:inquinamento, politica, tecnologia, ecologia, infrastrutture
domenica, 02 aprile 2006

Per rilanciare l’economia del Paese si è scelto la via della flessibilità spinta, richiesta da Confindustria e realizzata attraverso la legge Biagi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, crescita quasi vicina allo zero, previsione per l’anno in corso del 1,3% ma la consapevolezza che bisogna fare molto di più per gettare le basi verso una vera ripresa economica. Apro e chiudo subito una parentesi che riprende l’analisi del quotidiano di Confindustria: «Molte imprese italiane si sono insediate all'estero, come ha detto anche il direttore de "Il sole 24 Ore" Ferruccio de Bortoli. Allora, più che "stallo" bisognerebbe dire che l'Italia sta cambiando pelle e ci sono cose che vanno e che non vanno. La vera questione è che le grandi imprese decotte vivono dei soldi dello Stato, impedendo a chi potrebbe, di riprendere. Questo non compare nei conti. Molte volte proprio coloro che urlano al declino sono i protagonisti del declino».  La via da seguire per lo sviluppo potrebbe essere un’altra: puntare sulle infrastrutture dotando il Paese di opere moderne come strade, ferrovie, porti, aeroporti e di tutte le reti necessarie per favorire lo scambio di merci e di persone. Lo stesso amministratore di Autostrade s.p.a ha lanciata l’idea di costituire un fondo nazionale per le infrastrutture, da affidare ad un partito trasversale che contenga tutte le forze politiche favorevoli allo sviluppo e al quale “affidare” la gestione del fondo. Una sorta di partito per le infrastrutture. Del resto se notiamo la posizione geografica del nostro Paese ci accorgiamo che si presta molto come piattaforma logistica  dell'interscambio tra Asia e Europa. E se in questo asserviamo la posizione della Sicilia notiamo che può diventare un vero e proprio anello di collegamento con tutta l’area del mediterraneo. I siciliani a tal proposito farebbero bene ad iniziare a pretendere la costruzione di tutte le infrastrutture necessarie, partendo dal famoso Ponte sullo Stretto e proseguendo verso autostrade e porti commerciali attrezzati. I più attenti, hanno capito che in Italia, con il passare del tempo, smobilizzeranno sempre di più le industrie per lasciare spazio alla logistica, alla distribuzione e al terziario, che affiancato al turismo e all’agricoltura di qualità possono rappresentare l’unica vera strada per la ripresa economica.  

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categoria:politica, ponte sullo stretto, infrastrutture
sabato, 25 febbraio 2006

Il nostro è indubbiamente un Paese a forte rischio sismico. In passato, ha registrato importanti danni a persone e cose, ricordo il terremoto della Valle del Belice, in Sicilia, dove ha distrutto paesi interi  come Montevago, Santa Margherita Belice, Sambuca di Sicilia; o il terremoto del Friuli, anche in quel caso si è manifestato  in tutta la sua forza distruttrice. Convivere con questo fenomeno, per noi italiani, è diventato quasi un’abitudine. In questi giorni se ne sta discutendo a Napoli  in un convegno promosso dall’ordine dei geologi campani che hanno mostrato alcuni studi di previsione inquietanti. Le regioni più a rischio continuano ad essere il Friuli e la Campania dove è emerso che entro i prossimi dieci anni ci sarà un terremoto al di sopra dei 5.5 della scala Richter. Ma il terremoto più pesante, secondo le previsioni dell'Istituto, si potrebbe registrare in Sicilia: "Dove non prima di 10 anni dobbiamo attenderci un terremoto di magnitudo superiore ai 7 della scala Richter. Questo in quanto in Sicilia i terremoti sono violenti perché rari". Previsioni, queste, che inevitabilmente diffonderanno il panico verso gli abitanti delle aree interessate, ma il direttore del Dipartimento di Analisi e Progettazione Strutturale Gaetano Manfredi, dell'Università Federico II di Napoli dice: “non c'è motivo di allarmismi", occorre però essere consapevoli che "conviviamo con i terremoti e agire in modo tale da limitare i rischi". Parole che dovrebbero servire a tranquillizzarci, ma dopo lo tsunami, peraltro non previsto da nessuno, possiamo realmente sentirci rassicurati? Intanto possiamo monitorizzare attraverso il sito di Geofisica e vulcanologia cosa accade sul territorio o meglio nel sottosuolo italiano, ecco il link.

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categoria:sicurezza, sociale, informazione, infrastrutture