martedì, 10 aprile 2007

 

E’ tempo della “generazione wireless”, cioè “senza fili”. Sono gli adolescenti di oggi, il cui comportamento e stile di vita è caratterizzato dall'utilizzo in modo intensivo dei media digitali. E molti finiscono per non sapersene staccare: internet, blog, chat e telefonini sono una vera e propria droga. L’età è compresa tra 17 e 21 anni in tutto e per tutto dipendenti dal mondo virtuale. Questi dati sono emersi da uno studio condotto dall'Università di Palermo che hanno evidenziato anche le sofferenze di questi adolescenti: infatti, secondo recenti stime degli esperti, un giovane su cinque fra i “tecnodipendenti” è anche affetto da un disturbo della personalità intesa come difficoltà di relazione con se stessi e con gli altri o da un'altra patologia mentale. L’utilizzo intensivo di Internet inteso come chat, blog, e anche l’abuso dei telefoni cellulari sviluppano nei ragazzi una forma di psicodipendenza.

Si parla di dipendenza se il ragazzo ha sintomi di astinenza quando è costretto a stare lontano dal computer o dal telefonino e se ci sono segnali che indicano la perdita del contatto con la realtà - spiega Daniele La Barbera, Direttore della Clinica Psichiatrica dell'Università di Palermo e responsabile dello studio - I giovani “intossicati” dalle tecnologie si assentano da scuola per un numero rilevante di giorni senza una reale giustificazione o addirittura l'abbandonano, perdendo contatti con il gruppo degli amici e partecipando sempre meno alle attività familiari”.


La dipendenza dai mondi virtuali genera dunque problemi più che reali: i giovani dipendenti dalle tecnologie hanno spesso comportamenti dissociati, un senso di sé fragile, sintomi di stress. Il profilo del ragazzo che si rifugia patologicamente nella rete è quello di un soggetto fragile, con segni di una depressione che non riesce a contrastare forse proprio a causa dell'incapacità di regolare le proprie emozioni - spiega La Barbera - Tutto questo è vero anche per la dipendenza da telefonino: tutto fa supporre che giovani e giovanissimi che non riescono a staccarsi dal cellulare per chiamate o sms finiscano anch'essi con lo sviluppare una dipendenza forte e patologica, associata a disturbi emozionali. Secondo lo psichiatra «per arginare il problema, è importante intervenire precocemente”.

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categoria:tecnologia, informatica, internet, attualità, studenti, adolescenti
mercoledì, 31 gennaio 2007

Ricevo questa straordinaria relazione elaborata dal mio giovane amico Giuseppe Terrasi assieme a Remo Luigi Quintino della Free Software Free Society e da un altro suo amico che ha preferito rimanere anonimo. Nella relazione si parla del software libero e dell’uso che se ne potrebbe fare nelle scuole con un conseguente risparmio economico. Se vi ricordate qualche mese fa ho partecipato al Linux Day di Biella organizzato dall’associazione BiLug, e ho realizzato un'intervista video [link]

Il Software Libero come Firefox, Thunderbird, OpenOffice e le varie distribuzioni GNU/Linux, nel corso dell'ultimo decennio ha subito un incremento drastico di utilizzatori. Non si tratta più di un hobby per smanettoni, ma di prodotti maturi e alla portata di tutti.
La differenza con i programmi a "sorgente chiuso" sta nella licenza di utilizzo (esempio: la licenza GPL che permette la copia, modifica e redistribuzione del software a patto che questo venga redistribuito alle stesse condizioni), nella frequente gratuità (anche se ciò non è esplicitamente richiesto dalla licenza) e nel modello di business (non incentrato sulla vendita di licenze d'uso ma sui servizi accessori legati al software).

In generale, come si evince dalle esperienze positive avute principalmente all'estero, questa filosofia favorisce la libera circolazione della cultura in generale.
Basti pensare alla diffusione (soprattutto in Francia) della musica distribuita sotto licenza
Creative Commons (un caso su tutti è il fenomeno Jamendo.com e il suo sterminato database di album sotto questa licenza), oppure ai libri, i quali grazie a questo tipo di licenza possono diffondersi via web ed essere letti direttamente sul proprio pc.
Un "caso" molto attuale è la decisione della biblioteca nazionale cilena di adottare la licenza Creative Commons (per ulteriori informazioni vedere
Punto-Informatico).
Un esempio di cultura libera, su tutti, è Wikipedia, che è l'enciclopedia libera più grande al mondo (la versione inglese conta 1.600.000 voci).

La cultura, come patrimonio collettivo, deve essere: libera, cioè svincolata da ogni forma di interesse politico, sociale ed economico; aperta, ad ogni forma di contaminazione e mediazione; gratuita, non soggetta a restrizioni quali marchi, brevetti, copyright, in modo da favorire una maggiore circolazione della stessa; decentralizzata, ovvero non in mano a chi detiene il 'potere informativo', così da favorire una 'cultura' che sia partecipazione attiva e scambio reciproco, a-gerarchica e orizzontale; equa, cioè accessibile a tutti, e non potere di pochi su molti, portatrice di idee e valori globali ma eterogenei, e non del pensiero unico.
La cultura libera, intesa in questo senso, può creare dei circoli virtuosi favorevoli alla libera diffusione del sapere.

Passando ad analizzare il software libero, questo: educa alla legalità perché permette, sia all'insegnante che all'allievo, l'assoluta libertà di copia, fondamento dello scambio della conoscenza, senza dover ricorrere alla "pirateria informatica"; è rispettoso della libertà d'insegnamento, perché permette all'insegnante di scegliere la soluzione e il fornitore che più si adatta alle sue esigenze conoscitive e didattiche; incentiva l'economia locale,non discrimina i soggetti su base economica, ma li seleziona su base meritocratica.  perché la licenza GPL permette di vendere software e i servizi ad esso legati e le scuole stesse, attraverso l'uso di sistemi GNU/Linux, possono contribuire ad alimentare questa economia virtuosa;


L'uso di software libero nelle scuole è attualmente affidato a docenti "pionieri" che, fiutando l'opportunità che può fornire questo software (possibilità di riutilizzo dell'hardware "obsoleto" e possibilità di reinvestire in formazione grazie al risparmio derivante dal mancato pagamento delle licenze), stanno cercando di introdurlo gradualmente nelle proprie scuole. Purtroppo attualmente non esiste un piano di diffusione del software libero nelle scuole italiane, per la carenza di figure professionali per il ruolo in questione e per la mancanza di politiche serie che spingano in questa direzione.

Ritengo che la scuola debba essere il motore della libera cultura e che questo sia auspicabile anche da un punto di visto prettamente informatico, dal momento che l'Open Source è adatto al mondo dell'Istruzione principalmente per due motivi: consente agli studenti di apprendere di più in quanto permette di "guardare dentro" e capire meglio come funzionano i computer e i sistemi operativi; permette di allargare le piattaforme di apprendimento degli studenti favorendo la formazione di competenze diversificate.

Concretamente, un sistema libero come Gnu/linux può essere usato in molti ambiti all'interno di una scuola: nella parte amministrativa, per gestire i registri di classe, i programmi di contabilità, sui server, per gestire reti e servizi in rete; nella didattica, attraverso l'uso dei numerosi programmi specifici per le varie discipline (es: programmi Open Source per la fisica o la matematica), l'uso di prodotti di ufficio (es: OpenOffice); nello studio quotidiano degli studenti, dal momento che si tratta spesso di programmi gratuiti, che possono essere distribuiti facilmente.

Per realizzare questi scopi il software non manca: SoDiLinux, Edubuntu, Damn Small Linux
Il primo è una raccolta di software didattici; il secondo è una distribuzione GNU/Linux basata su Ubuntu specificamente orientata al settore "educational", che è possibile utilizzare in tutti i rami dell'istruzione (dalla scuola elementare all'università); il terzo è una distribuzione GNU/Linux utilizzata per rigenerare i computer obsoleti.
Per ulteriori informazioni sull'argomento scuola e software libero si rimanda a http://www.linuxdidattica.org. Inoltre, i LUG (Linux User Group), le associazioni locali di volontari che provvedono alla diffusione e al supporto del software libero e di GNU/Linux in particolare, possono fornire un aiuto concreto a chi si avvicina per la prima volta a questa realtà. Se volete conoscere il LUG più vicino a voi qui c'è la lista.
ne sono alcuni esempi.

Vale la pena introdurre il software libero nelle scuole, con i citati vantaggi economici e "filosofici", ma ovviamente con dei costi iniziali di formazione del personale? La risposta, a conti fatti, dovrebbe essere sì.

Concludendo, si tratta evidentemente di un argomento molto vasto, che coinvolge molte tematiche sociali, come il tema della circolazione del sapere, il dibattito sulle questioni connesse alla tutela del diritto d'autore, il tema dei formati aperti, e si estende, dunque, anche a questioni di carattere "non tecnologico".

Firma
Giuseppe Terrasi

Remo Luigi Quintino, Free Software Free Society
sabato, 28 ottobre 2006
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categoria:scuola, informatica, internet, video, informazione
martedì, 17 ottobre 2006

E’ tempo della “generazione wireless”, cioè “senza fili”. Sono gli adolescenti di oggi, il cui comportamento e stile di vita è caratterizzato dall'utilizzo in modo intensivo dei media digitali. E molti finiscono per non sapersene staccare: internet, blog, chat e telefonini sono una vera e propria droga. L’età è compresa tra 17 e 21 anni in tutto e per tutto dipendenti dal mondo virtuale. Questi dati sono emersi da uno studio condotto dall'Università di Palermo che hanno evidenziato anche le sofferenze di questi adolescenti: infatti, secondo recenti stime degli esperti, un giovane su cinque fra i “tecnodipendenti” è anche affetto da un disturbo della personalità intesa come difficoltà di relazione con se stessi e con gli altri o da un'altra patologia mentale. L’utilizzo intensivo di Internet inteso come chat, blog, e anche l’abuso dei telefoni cellulari sviluppano nei ragazzi una forma di psicodipendenza.

 

Si parla di dipendenza se il ragazzo ha sintomi di astinenza quando è costretto a stare lontano dal computer o dal telefonino e se ci sono segnali che indicano la perdita del contatto con la realtà - spiega Daniele La Barbera, Direttore della Clinica Psichiatrica dell'Università di Palermo e responsabile dello studio - I giovani “intossicati” dalle tecnologie si assentano da scuola per un numero rilevante di giorni senza una reale giustificazione o addirittura l'abbandonano, perdendo contatti con il gruppo degli amici e partecipando sempre meno alle attività familiari”.


La dipendenza dai mondi virtuali genera dunque problemi più che reali: i giovani dipendenti dalle tecnologie hanno spesso comportamenti dissociati, un senso di sé fragile, sintomi di stress. ”Il profilo del ragazzo che si rifugia patologicamente nella rete è quello di un soggetto fragile, con segni di una depressione che non riesce a contrastare forse proprio a causa dell'incapacità di regolare le proprie emozioni - spiega La Barbera - Tutto questo è vero anche per la dipendenza da telefonino: tutto fa supporre che giovani e giovanissimi che non riescono a staccarsi dal cellulare per chiamate o sms finiscano anch'essi con lo sviluppare una dipendenza forte e patologica, associata a disturbi emozionali”. Secondo lo psichiatra «per arginare il problema, è importante intervenire precocemente”.

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categoria:informatica, internet, salute, studenti, società, adolescenti
lunedì, 25 settembre 2006

Anche gli uomini di Chiesa sbarcano nel mondo dei blog diventando loro stessi blogger. Il primo a percorrere questa straordinaria via di comunicazione è un Cardinale americano, “Cardinal Seán”. Da tempo ha aperto un blog, che tiene costantemente aggiornato, dove racconta dei suoi viaggi, dei suoi fedeli, della vita di Cardinale e condivide alcuni momenti della sua vita attraverso fotografie che lo ritraggono in luoghi di fede e in mezzo ai fedeli. Ma A dire il vero non è il primo uomo di Chiesa, prima di lui in Italia ha iniziato don Paolo Padrini, con “Passi nel deserto” anche lui impegnato nella comunicazione online e in pochi mesi è diventato un punto di riferimento per molti blogger italiani. Chissà se la Chiesa sta sperimentando questa nuova strada per meglio comunicare con i giovani o se è solo un hobby di alcuni suoi ministri?   

postato da: LiborioButera alle ore 21:39 | Permalink | commenti
categoria:chiesa, informatica, internet
martedì, 12 settembre 2006

Il bello di Internet è quello di poter interagire con tutti, soprattutto con le istituzioni, che non rimangono più lontani dal territorio, ma attraverso questo mezzo sono a portata di click. Per fare un esempio concreto, in questi giorni sono in corso le votazioni per il “Premio del Pubblico” indetto dall'European Film Academy nell'ambito degli European Film Awards, la cui cerimonia di assegnazione si terrà a Varsavia il prossimo 2 dicembre. Gli organizzatori per favorire il voto degli spettatori, hanno attivato sul loro sito internet (www.peopleschoiceaward.org) la sezione voto.  In questo modo il pubblico potrà comodamente da casa potrà dare la propria preferenza. Le votazioni sono iniziate il 1° settembre e si concluderanno il 31 ottobre. I film in nomination sono: «Le mele di Adamo» di Anders Thomas Jensen; «Le particelle elementari» di Oskar Roehler; «Il figlio - Una storia d'amore» di Jean-Pierre & Luc Dardenne; «Joyeux Noel - Una verità dimenticata dalla storia» di Christian Carion; «La marcia dei pinguini» di Luc Jacquet: «Oliver Twist» di Roman Polanski; «Paradise Now» di Hany Abu-Assad; «Orgoglio e pregiudizio» di Joe Wright; «Romanzo criminale» di Michele Placido; «Something like happiness» di Bohdan Slàma; «Volver» di Pedro Almodòvar e «Wallace & Gromit: La maledizione del coniglio mannaro di Steve Box & Nick Park. La rete dunque diventa sempre di più determinante nonostante ci siano ancora molti a considerarla solo un gioco,  forse perché temono di perdersi nel mare d’informazione e di servizi che offre. Così facendo rischiano di rimanere tagliati fuori da una realtà straordinaria che, oltre a garantire la comunicazione immediata (basti pensare alle e-mail), mette a disposizione dell’internauta una fonte inesauribile d’informazione e servizi. Forse il governo dovrebbe puntare di più e con più coraggio sull’alfabetizzazione informatica di massa.

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categoria:cultura, politica, cinema, informatica, internet, informazione
lunedì, 12 giugno 2006

Italiani: altro che popolo di poeti, santi e navigatori, con l’evoluzione tecnologica sono diventati un popolo di “pirati”. L’unico Paese del mondo tecnologicamente sviluppato che in questi anni ha visto la crescita della pirateria informatica è proprio il nostro. Mentre le percentuali degli altri stati sono in diminuzione, da noi si passa dal 50% del 2004 al 53% di quet’anno. Questo registra una notevole perdita economica del settore IT, che oltrepassa i 1.500 milioni di dollari. E dire che in questi anni è stata emanata una legge antipirateria, e abbiamo assistito ad uno sforzo non indifferente delle forze dell’ordine per contrastare il fenomeno. Probabilmente - secondo la BSA - il fenomeno è dovuto ad un problema di natura socio-culturale di base, che per combatterlo bisogna ricorrere ad una vera e propria campagna di educazione dei consumatori accompagnata da una legislazione severissima. Sempre secondo l'associazione, le principali cause di questo grave aumento del fenomeno in Italia sono da identificarsi nel perdurare di comportamenti illegali nelle PMI e tra i professionisti che ricorrono in modo sistematico a software copiati ritenendo in tal modo di poter abbattere i costi. Ovviamente, si tratta di una soluzione altamente rischiosa a causa delle pene previste dall'attuale normativa, molto severa in materia. Altri fattori contribuiscono al dato negativo: la sempre maggiore diffusione della cosiddetta pirateria di strada e dello scambio illecito su Internet. Probabilmente l’associazione trascura l’elevato prezzo dei prodotti che, alcune volte, impongono l’utente  proprio a fare ricorso ai software “piratati”. Il primo passo forse spetta proprio alle major, che dovrebbe rendere i loro prodotti accessibili a tutte le tasche, forse solo in questa maniere si abbatterebbe il fenomeno della pirateria informatica.

postato da: LiborioButera alle ore 11:26 | Permalink | commenti
categoria:etica, politica, economia, informatica, internet, libertà, legalità, denuncia
mercoledì, 19 aprile 2006

Quanti di noi hanno avuto difficoltà ad aprire la nostra casella di posta perché abbiamo dimenticato la password? E quanti hanno dovuto rifare una nuova registrazione in un forum o in un portale sempre per lo stesso motivo? Sicuramente molti. Ma a breve potremmo risolvere definitivamente questo problema. Infatti, l'Istituto di informatica e telematica (Iit) del Cnr di Pisa ha realizzato un prototipo che consente, finalmente, di evitare l'uso dei vari codici alfanumerici; basterà registrare la propria impronta, la quale sarà poi “digitalizzata” e registrata su una card simile a quella del bancomat. Attraverso questo nuovo sistema, dovremmo essere più sicuri e nello stesso tempo dire basta a quell’infinità di codici che il più delle volte causano vere e proprie barriere digitali solo al titolare del servizio. Con questa nuova invenzione, il titolare avrà due chiavi, una segreta, custodita su una smart card e protetta da un codice di accesso (pin) e un'altra pubblica garantita dall'Ente Certificatore usata per la verifica. L'Iit del Cnr ha progettato un sistema che consente di verificare l'identità del titolare attraverso l’impronta del suo polpastrello confrontandola con quella “memorizzata” nella smart card, la cui manomissione è impossibile. Le informazioni infatti non lasciano mai il supporto e, non attraversando alcun canale di comunicazione, non sono soggette a intercettazioni da parte di “pirati”. “Questa tecnologia - afferma Anna Vaccarelli, responsabile del settore sicurezza informatica dell'Iit-Cnr di Pisa - prende il nome di Match-on-Card (Moc) e dà maggiore sicurezza e praticità”.

postato da: LiborioButera alle ore 14:07 | Permalink | commenti
categoria:tecnologia, informatica, internet
giovedì, 23 febbraio 2006

Uno studio fatto dalla clinica psichiatrica dell’Università di Palermo afferma che: «È del 20-30% l'incremento annuo di relazioni che si costituiscono da rapporti online, usando chat, blog, newsgroup, siti per scaricare file, e la stima è che nel 2025 il 30% delle coppie occidentali sarà costituita da soggetti che hanno avuto il primo approccio in rete». Lo dice il direttore, Daniele La Barbera durante l’XI congresso della Società Italiana di Psicopatologia in corso a Roma. I luoghi d’incontro sono ormai più che noti agli internauti, le chat, i newsgroup i siti peer to peer e non ultimi i blog, quest’ultimi considerati la vera e propria carta d’identità dell’autore. Da essi emergono idee, punti di vista, concetti, consigli, interiorità, paure etc. insomma, in un certo senso sono più “affidabili” della semplice chat perché contengono nella loro impostazione una specie di “anamnesi” personale. L’incremento degli approcci è anche dovuto alla facilità con la quale si può avere accesso a questi innovativi mezzi di comunicazione;  negli ultimi anni la loro frequentazione è cresciuta in maniera esponenziale. Infatti, si chatta da casa, dall’ufficio, dagli internet point e da ovunque si ha a disposizione un PC con la relativa connessione ad internet. Ma cosa spinge a cercare l’anima gemella online? Probabilmente il fatto di nascondere la propria identità fisica e di confrontarsi con la vera interiorità dell’interlocutore. Lo spogliarsi completamente di quel corpo mercificato e sempre di più oggetto, per mostrarsi cosi come si è dentro;  o più semplicemente la timidezza o la paura dell’aggressività dell’altro sesso. Non va neanche trascurato, che il primo approccio “asettico” in rete è sicuramente meno doloroso di un rifiuto nella vita reale, questo forse dimostra che non si ha più la voglia di rischiare e di mettersi in gioco, cosa invece che era motivo di vanto dei cosiddetti “galli” degli anni ottanta, dunque stiamo assistendo alla scomparsa del “conquistadores”?  Forse quello della vita reale, ma basta farsi un giro nelle chat per incontrarne migliaia virtuali e con nick da spavento! Certamente le mie sono solo riflessioni e ipotesi, che forse però si avvicinano un po’ a quella che è la realtà degli internautici, sarebbe interessante aprire un dibattito con i frequentatori “stabili” della rete.

postato da: LiborioButera alle ore 14:40 | Permalink | commenti
categoria:moda, tecnologia, informatica
giovedì, 17 novembre 2005

 

Pensate ad una persona che non può permettersi un’utilitaria e un signore più ricco per beneficenza, gli regala un jet personale. Regalo “figo” senza dubbio, da prendere al volo…  ma forse erano più utili un po’ di soldi per poter acquistare una macchina per gli usi comuni, no? Si, vero, l’aeroplano si può rivendere e tirarci un po’ di soldini, per poi investirli sempre su un’utilitaria o magari in affitto o in un altro bisogno primario. Una cosa simile ma più drammatica (secondo la mia opinione) si sta per verificare in Africa. Un’azienda, ha realizzato il primo , pensate,  costa la modica cifra di cento dollari.  E’ realizzato con  materiali adatti per essere utilizzato non in un appartamento né tanto meno in ufficio, ma nel deserto o in condizioni d’assoluta precarietà, è dotato di una manovella che serve a “caricarlo” di corrente, meno male, altrimenti nel deserto o nei pagliericci illuminati con la brace sarebbe stato difficile trovare una spina per ricaricare la batteria!  Certo l’idea è assolutamente nobile, un pc portatile per un ragazzo che sta per morire di fame sicuramente gli permetterà di vivere più a lungo e magari più informato. I paesi ricchi probabilmente non si (me compreso ) rendono conto di cosa  sono i bisogni reali di quei poveretti, che muoiono di fame e lottano quotidianamente contro l’AIDS, e  altre malattie, da noi ormai debellate. Certo l’alfebetizzazione informatica indubbiamente gli potrà servire in un futuro non certo prossimo, il vaccino forse forse li avrebbe salvato dalla morte o dal propagarsi di qualche epidemia, ma probabilmente il pc sarà dotato anche di antivirus, con quello si risolve tutto!  Noi ricchi dobbiamo metterci l’anima a posto e visto che ormai qui la tecnologia impazza, anche “loro” devono muovere i primi passi nel mondo virtuale e nell’informatica; così se un giorno avranno dei soldi da spendere arriverà il nipote di zio Bill pronto a vendergli l’ultimo sistema operativo progettato dalla sua azienda! La cosa che mi preoccupa è che dietro a questo regalo, ci sia il solito interesse di immagine ergo di pubblicità! Perché l’ONU nella persona di Kofi Annan si è prestato a questo gioco?

 

postato da: LiborioButera alle ore 21:57 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, informatica, africa