Il filosofo americano Lee Harris lavora sui fondamentali. Demografia e relativismo, significato del Corano e concetto di nemico, neosecolarismo e razionalismo. Temi apparentemente distanti tra loro, ma che Harris da molti anni descrive come questioni riguardanti la sopravvivenza della civiltà occidentale. Quest'anno Harris è uscito in libreria con "The suicide of reason", un testo sul crollo del "fronte interno" e del neorazionalismo di fronte all'attacco del fanatismo islamico. Due sono le grandi minacce alla sopravvivenza dell'occidente, una esagerata fiducia nel potere della ragione e una profonda sottovalutazione del potere del fanatismo. Il suicidio della ragione nasce dallo scacco relativista: "in occidente la posizione relativista collassa nell'oscurantismo reazionario che dice: tutte le culture sono incommensurabili, è impossibile giudicare. Lo scopo dell'educazione laicistica diventa 'liberare' tutto, la fede sulla superiorità dell'occidente è sostituita dal multiculturalismo, dal nonsense del relativismo.() La società viene organizzata intorno alla massimizzazione del piacere individuale. E all'indifferenza per il futuro. Gli uomini invece hanno bisogno di una tradizione profonda che inizia dalla nascita. Se siamo liberi dalle tradizioni di chi ci ha preceduto, perchè i nostri figli non avrebbero il diritto di liberarsi di noi? Una civiltà persiste quando c'è un diffuso senso della necessità etica della presente generazione per la terza, i nipoti, i non nati. E' questo il più alto contributo etico della famiglia". Quando confrontiamo il nostro ethos (la società del 'carpe diem', del 'don't worry, be happy') con il fanatismo islamico, dobbiamo rispondere alla domanda: quale possibilità di sopravvivenza abbiamo nel confronto con una cultura capace di morire e di uccidere? Come hanno detto i terroristi: 'Alla fine vinceremo, siamo disposti a morire, voi no'.
Noi occidentali abbiamo creato un mito autoprotettivo: la modernità. "Quando ci confrontiamo col fanatismo, ci consoliamo pensando che sia una fase di passaggio di uno sviluppo inevitabile. La modernità diventa la cura dell'arretratezza islamica.() Ma sono interpretazioni etnocentiche che riducono l'islamismo a modello occidentale per renderlo meno alieno. continua…
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robabilmente no, e probabilmente non a causa di quest’ultimi che, come ha insegnato Gesù Cristo, sono più portati a porre l’altra guancia ergo ad essere più tolleranti. Fino ad oggi posso affermare con sicurezza di non aver mai sentito nessun insegnante cristiano, o se preferite occidentale, che si lasciava andare in insulti verso il popolo musulmano o insegnava ai propri allievi che questo popolo è degno di epiteti della peggior specie. Posso inoltre affermare che la scuola occidentale ha invece attivato diversi progetti con lo scopo di favorire l’integrazione completa tra le diverse culture. Ma stando a quanto ha riportato il “Time” pare non si possa dire lo stesso delle
mmigrazione è una realtà che si declina al femminile. A livello globale le donne sono oltre il 50% dei migranti regolari, producono ricchezza almeno quanto gli uomini, e sono le prime vittime di abusi e sfruttamento. Lo ha reso noto per la prima volta il Fondo Onu per la popolazione (Unfpa) che
’assistenzialismo talvolta rischia di essere controproducente sia per gli stati che lo garantiscono che per gli stessi disoccupati che ne usufruiscono. Ne ha parlato in un libro intitolato “Io, Thierry F., professione disoccupato” un disoccupato “scientifico” francese che ha lavorato per soli 31 mesi in 24 anni come ricercatore e oggi vive con l' Assedic, un sussidio di disoccupazione di 600 euro mensili, che gli dà diritto ad una serie di vantaggi connessi, oltre naturalmente alla Cmu, una copertura medica universale e gratuita. Possiede un appartamento prestigioso di sua proprietà in una località nel centro della Francia e a chi gli chiede se non si sente un po’ in colpa, risponde: “Perché mi devo sentire colpevole? Ho solo seguito la legislazione francese alla lettera”.
Non vorrei innescare nessuna polemica, ma quel Camoranesi lì, che cacchio d’azzurro è? Nella prima d’esordio contro il Ghana, stranamente, tutti cantavano l’Inno Nazionale eccetto uno: Camoranesi. Ma il bello è stato a fine partita quando un giornalista gli ha chiesto come mai non lo cantasse e in tutta risposta l’indio argentino ha detto: "Perchè non canto l'inno di Mameli? Non canto neanche il mio". Il suo quale? L’argentino? Non capisco cosa ci fa con i nostri azzurri uno che dichiara che il suo Inno è quello argentino. Preso atto di ciò, è lecito da parte degli italiani chiedere a Lippi di metterlo fuori squadra, anche perché non sappiamo come si comporterebbe se sul nostro cammino incontrassimo la sua nazionale, magari in un momento di confusione potrebbe fare un bel goal a Buffon, no? In verità poi ha cercato di recuperare dicendo: "Non lo conosco ma al mondiale sono italiano e non ha senso chiedermi se mi sarebbe piaciuto giocare con l'Argentina". Incredibile! Abbiamo una serpe in petto! Allora viva Perrotta, lo voglio sempre in campo!
: il caporalato. Già presente in alcune aree del sud, negli ultimi anni sembra che sia stato, se non del tutto,almeno quasi, debellato; anche se lì rimane da risolvere la questione del lavoro nero che continua a rappresentare una vera e propria piaga nelle regioni del Mezzogiorno d'Italia. Il caporalato, fenomeno tra i più sgradevoli di sfruttamento dei lavoratori, sembra invece che si stia consolidando nelle regioni più ricche. Ad esserne coinvolti sono gli extracomunitari di solito privi del permesso di soggiorno e bisognosi per il loro sostentamento di un lavoro. Di solito vengono reclutati nei pressi delle stazioni ferroviarie o di autobus, la comunicazione avviene attraverso un fitto ed incomprensibile passaparola difficilmente intercettabile dagli organi preposti al controllo. I lavori dove gli extracomunitari trovano più facilmente occupazione riguardano l'edilizia e quelli di manovalanza in genere, che ormai i nostri giovani sembrano snobbare. I "fortunati" assoldati dai caporali, sono fatti salire su pulmini e trasportati nei cantieri di lavoro. Chi vive al nord del Paese e all'albeggiare percorre l'autostrada si sarà già imbattuto in queste carovane cariche di gente destinata a guadagnarsi il pane in qualche sperduto luogo di lavoro, spesso lontano da occhi indiscreti e al riparo da curiosi. Chi li assume non si rende conto che sta calpestando le leggi e i diritti più elementari di uomini sventurati. Pur di risparmiare in manodopera trascurano il fatto che in caso di incidente sono loro i diretti responsabili e pertanto rischiano pene severissime. I caporali, di solito anche loro extracomunitari, nel reclutamento di manodopera realizzano importanti guadagni proprio attraverso lo sfruttamento di esseri umani: in genere sono pagati dall'imprenditore e dagli stessi operai che cedono una quota della loro retribuzione giornaliera. Per le vittime di questo malaffare non si è mosso nessun sindacato, nessun politico ha mai sollevato il problema. Le forze politiche che si definiscono più sensibili verso le problematiche legate agli stranieri li vorrebbero fare entrare nel nostro Paese senza nessun controllo, magari continuando ad alimentare ulteriormente i guadagni dei caporali e ad ingrossare gli eserciti della criminalità. Se i nostri stranieri arrivassero già con un contratto di lavoro, probabilmente riuscirebbero a vivere più dignitosamente e una maggiore integrazione sarebbe allora possibile.
