domenica, 04 febbraio 2007

Forse solo da parte degli ultrà sportivi, almeno spero. Questi estremisti del pallone (soprattutto al nord) spesso politicizzati, e in nome di quel credo politico, trasformano il normale tifo in guerriglia cittadina. In mezzo ci sono le forze dell’ordine, in tenuta antisommossa e spesso giovanissimi, che rischiano la propria vita per impedire che le diverse frange in lotta tra loro entrino a contatto.  Ma questi delinquenti travestiti da tifosi, dopo i fatti di Catania, hanno avuto il coraggio di scrivere sui muri delle città frasi macabre che recitavano: “Un altro Raciti” e "Morte allo sbirro". A Livorno, invece, dove spadroneggia la tifoseria cosiddetta rossa è comparsa la scritta: "Un altro Filippo Raciti: Ultras liberi" e "2/2/07: vendetta per Carlo Giuliani" e poi poco distante con lo stesso spray: "Più sbirri morti". Ma non solo, a Piacenza, su un muro dello stadio sono spuntati altri due graffiti: "Catania, -1" e "Onore ai diffidati". In tutte c'è il macabro riferimento all'agente assassinato durante gli scontri catanesi della notte e un altro, altrettanto terribile riferimento, al Carlo Giuliani morto a Genova durante il G8 del 2001. Il tutto a opera, si presume, di ultras locali: una delle scritte reca infatti la firma "Acab", acronimo usato nella rete appunto dagli ultras che rimanda all'espressione inglese "All cops are bastards" ("tutti i poliziotti sono bastardi"). Ancora una volta viene da chiedersi se questo calcio deve continuare ad essere giocato.

martedì, 21 febbraio 2006

Lo storico inglese John Irving  ha girato il mondo sostenendo, nei vari convegni, che l’olocausto è solo un falso storico.  Nel suo libro diventato celebre per aver sostenuto questa tesi “ La guerra di Hitler” sostiene con fermezza che non sono mai esistite le camere a gas  ne tanto meno l’assassinio pianificato degli ebrei.  La discussione che ne è conseguita è stata talvolta molto accesa e le critiche nei suoi confronti sono state addirittura feroci. E’ stato  apostrofato in tutte le maniere: revisionista, negazionista, apologista del nazismo, Hitleriano, discutibile, ideologizzato.  Ma certamente non si può dire che sia stato uno stupido, visto che la sua fortuna l’ha costruita su queste tesi. Quando in ogni parte del mondo si organizzavano conferenze sul nazismo,  lo storico sedeva sempre  nel tavolo dei relatori, era l’ospite per antonomasia e portava avanti senza nessun tentennamento le sue teorie. Finito però, davanti ai giudici del Tribunale di Vienna per rispondere dell'accusa di riattivazione del regime nazionalsocialista, per evitare di essere condannato ha rinnegato le proprie convinzioni, insomma con il suo voltafaccia si è repentinamente trasformato in un negazionista del negazionismo. Quando si dice la forza delle idee! Ma la storia come si sa è puzzle in continua composizione, e ogni giorno viene sempre arricchita da un nuovo componente. Da quando venne spiccato il mandato di cattura austriaco, 1989 - ha detto Irving in sua difesa  - di aver approfondito ulteriormente i suoi studi, al punto da mostrare un documento storico che conteneva gli appunti di Adolf Eichmann, che conferma la pianificazione dello sterminio degli ebrei. Un documento “vero” , forse l’unico, che lo storico inglese ha mostrato ai giudici, ma dall’altra parte però, non posso che sostenere che il processo a suo carico rasenta il ridicolo. Sono convinto che un uomo deve essere libero di professare le sue idee, qualsiasi esse siano,  del resto gli eccessivi tabù che nel tempo sono stati imposti agli storici, hanno contribuito a scrivere una storia di parte e a volte non veritiera, certo la falsità di Irving non è da lodare, ma forse è servita da stimolo per far luce, fino in fondo, dei fatti che hanno visto coinvolti milioni di esseri umani. 

postato da: LiborioButera alle ore 12:34 | Permalink | commenti (4)
categoria:etica, guerra, libertĂ , imparzialitĂ 
domenica, 06 novembre 2005
La feroce critica partita da questo blog a Rock Politick, sembra non  essere una voce isolata. Un'articolo del Corriere riporta i commenti di alcuni personaggi molto in vista a sinistra, ve lo propongo per intero:

Ora spuntano i pentiti: Adriano è ripetitivo

ROMA—Carlo Rognoni, consigliere di amministrazione Rai
in quota Ds, si toglie sorridendo un peso dallo stomaco: «La terza puntata di Celentano? Sarò sincero. Non ne posso più di sentir parlare male di Berlusconi. Se continua così, rischiano di farlo apparire più simpatico di quello che già non è per conto suo».
Accidenti: questi benedetti miti non fanno che cadere. Persino Celentano, alla terza replica e soprattutto alla terza omelia laica in diretta, può apparire stanco, opaco, ripetitivo. E magari deludere i fan più sfegatati. Rognoni parlò di «spettacolo di altissimo livello» con atmosfere «degne di Brecht, o alla Dylan Dog»: «E lo confermo per le musiche, le luci, le scenografie. Certo, lo scoppiettìo legato alla presenza di Benigni o la tensione creata per l’aspettativa politica nella prima puntata, giovedì sera sono caduti. Non c’era nulla di nuovo che tenesse in piedi il tutto. Un prodotto celentano-centrico che ha perso un po’ di attrattiva».
Anche Gavino Angius, capogruppo dei senatori Ds, (disse che Adriano gli era «piaciuto moltissimo») fa i conti con la noia: «Non so se sia dipeso da lui o dagli autori ma mi ha deluso soprattutto il duetto Teocoli- Celentano. La vicenda del "doppio" l’ho già vista altre volte. E poi mi aspettavo l’imitazione di Piero Fassino. Così avevo letto sui giornali, peccato, lì ci saremmo divertiti....» In quanto al resto? «Una qualità molto alta: luci, regìa, scenografia, un insieme molto accattivante. Ma il monologo col vocabolario è stato pesante. Il tutto appariva animato da poca tensione. C’è stata prevedibilità. In compenso ho visto un grande Crozza».
La delusione è politicamente trasversale. Anche Ignazio La Russa, An, che considera il Molleggiato «un mito», lo ha ammesso giovedì notte da Vespa nel salotto di «Porta a porta»: «Stavolta non c’è stato il colpo d’ala...» Ma se a destra è inevitabile registrare dissensi su un Celentano ormai annesso al centrosinistra, anche in area Unione serpeggiano i primi dissensi soprattutto sul telepredicatore politico.
Sostiene per esempio Sandro Curzi, consigliere Rai in quota Rifondazione, celentanista entusiasta della prima ora: «Lo ammetto, una puntata più lenta del solito. Anche Patty Smith non è stata all’altezza delle attese. Forse c’è stata un po’ di autocensura, probabilmente per le voci di una possibile telefonata in diretta di Berlusconi. Comunque resta il buon varietà. Ma c’è un rischio». Quale, Curzi? «Che tutto diventi una gran marmellata: Celentano, politica, approfondimento giornalistico. Un’ora e mezza di discussione su Adriano dopo «Rockpolitik" a "Porta a porta" mostra che qualcosa non va, e non è certo colpa di Vespa. C’è una politica molto fragile e una tv che la insegue». Discorso simile a quello di Giuseppe Giulietti, altro Ds pro-Celentano in funzione anti-censura: «La crisi della terza puntata va ricercata nel sovraccarico di significati attribuiti a uno show. Ci si aspettava la telefonata di Berlusconi, magari qualcosa da Prodi, tutti a dire "Dio mi stasera che accadrà..." Invece non è accaduto nulla, nel senso che a prevalere sono state le canzoni e magari la stessa comicità. Stanchezza? Forse, perché no, in qualche momento. Ma la puntata di giovedì ha messo in mostra un Paese mediaticamente malato». E qui torna il cortocircuito già indicato da Sandro Curzi.
La stessa sensazione anima il giudizio di Paolo Gentiloni, area Margherita, neo-presidente della commissione di Vigilanza Rai («bel programma, di qualità e grande professionalità», fu il suo primissimo parere). Dice ora Gentiloni: «Non sono un critico e parlo da spettatore per di più parziale, non ho visto metà della puntata per partecipare alla fiaccolata davanti all’ambasciata iraniana. E’ stata sicuramente più lenta delle altre. Mi sono divertito moltissimo la serata dell’esordio, molto con Benigni, un po’ meno giovedì scorso. Ma è sempre bella tv, i punti forti restano le scene e la musica». Comunque Gentiloni, come Curzi e Giulietti, avverte: «Non vorrei che la delusione nascesse dalla mancanza di scandali politici. Non è questo che si chiede a Celentano...».
Paolo Conti

Bisogna tener presente che chi sostiene che la puntata è stata un pò "meno bella" delle altre dice solo mezza verità, in quanto parte politica tifata da Celentano.

postato da: LiborioButera alle ore 08:29 | Permalink | commenti
categoria:politica, televisione, guerra, satira, libertĂ , rock politick, imparzialitĂ 
giovedì, 03 novembre 2005

Tra qualche ora andrà in onda la terza puntata di Rock Politick. Tutta l’Italia, me compreso, starà davanti alla televisione ad assistere alle perle di saggezza di Celentano: questo è giusto, questo è sbagliato, questo va così, questo va colà, come se il mondo fosse basato su delle certezze assolute. Ho notato che il tormentone, stavolta ha attecchito tra gli adulti, tutti a dire: tu sei rock, tu sei lento. I giornalisti ne stanno facendo addirittura incetta specie quelli sportivi. Il gioco dei tormentoni introdotto dai comici (vedi  comici di Zelig e altri del passato) che attecchiva solitamente tra gli adolescenti, oggi ha fatto presa  sui padri, quasi come per un bisogno a ritornare ad essere bambini (magari si potesse…). Stasera è attesa la Rockstar americana,  Patti Smith, la grande Patti Smith; la puntata sarà improntata contro la guerra, (concordo in pieno) verrà toccata la politica internazionale, e via con il monologo: tu sei amico di questo dunque sei lento, tu di quell’altro allora sei Rock, solito festival delle banalità? Vedremo… Mi auguro solo che Celentano faccia delle domande intelligenti alla Smith e non faccia la figura che fece con David Bowie, quando tirò dal suo prestigioso cilindro magico, la domanda che passò alla storia per non aver ricevuto risposta dall’artista, ve la ricordate? Per gli smemorati: << Lei Bowie è contrario o favorevole alla guerra?>>  Come ovvio Bowie non rispose…

martedì, 01 novembre 2005

Ci sono delle notizie e degli eventi che per la loro efferatezza ti penetrano dentro devastandoti l’anima. Spesso le notizie peggiori arrivano dai fronti dove si sta combattendo una guerra, i campi di battaglia lasciano sul terreno molte le vittime, spesso innocenti. Nel mondo ci sono migliaia di focolai di guerra mai spenti, l’ONU, organo internazionale preposto a garantire la pace dei popoli, spesso rimane inascoltato e la pace rimane solo una chimera. La pace non si ottiene con la guerra; questo deve essere chiaro per tutti. In alcuni e rari casi, l’uso della forza, però ha contribuito a spegnere dei focolai che altrimenti si sarebbero protratti a lungo nel tempo, lasciandosi dietro fiumi di sangue. Le sanguinose notizie, che ogni giorno arrivano dall’Iraq o da altre parti del mondo dove si sta combattendo una guerra, sicuramente segnano quotidianamente la vita di noi tutti. Tra queste ce ne sono  alcune ancora più gravi e che suscitano orrore; infatti, le scene più agghiaccianti e che lasciano un solco profondo nell'anima e nella nostra vita, sono quelle che vedono come vittime  bambini innocenti.


Spesso nei documentari televisivi, vengono mostrati i bambini soldato, la Somalia e altri stati africani, a causa delle  guerre che ormai combatto da anni, se ne servono molto. In tenera età, sono sottratti alle loro famiglie, vengono portati in caserme militari e dopo un duro addestramento vengono dotati di armi micidiali. Se solo si riuscisse a bloccare quel mercato di armi, sicuramente non assisteremmo a certi orrori, l'occidente davanti a queste tragedie ha sempre girato la testa. Un intervento realemirato e concreto contro i trafficanti di armi, salverebbe la vita a migliaia di anime innocenti. I documentari televisivi  hanno mostrato i "bambini soldato"  mentre imbracciano  fucili mitragliatori spesso più alti di loro. Vederli così giovani e armati fino ai denti, ci fa capire di quanto è illimitata la stupidità umana. I bambini sono costretti ad abbandonare la loro infanzia e i loro giochi per iniziare a partecipare ad un gioco più grande e voluto solo dagli adulti, dai "signori della guerra".   Immagini dure, ma sono ancora più forti quelle che mostrano gli stessi bambini, mutilati, vittime delle migliaia di mine anti uomo sparse su aree vastissime, o feriti  a morte da una guerra voluta dai grandi, ma combattuta da loro…

 
Oggi leggendo una notizia, ho iniziato la giornata in malo modo: in Iraq un bambino di soli 10 anni si è immolato facendosi esplodere al passaggio di una volante della polizia. Un fatto nuovo ed estremamente grave, qualcuno qui deve dare delle risposte o delle spiegazioni. Non esistono bambini al mondo che sognano di morire a soli 10 anni, non esiste un Dio che li vuole martiri, non esiste una religione al mondo che predica  ai piccoli di immolarsi, per garantire il potere agli adulti!
 

L’altro giorno altri guerriglieri, di un altro Paese, hanno ucciso due studentesse che si recavano a scuola, l’unica loro colpa era di credere ad un altro Dio. Il Dio dei Cristiani. Gli hanno mozzato le teste e le hanno fatte trovare ad alcune centinaia di metri di distanza dai poveri corpi senza vita. Che orrore! Perché questa efferatezza? 

Perchè uccidere dietro il nome di una religione o di un Dio, perchè?

 

 

Adulti, non c’è nessun credo che promette il paradiso a gente come voi, di qualsiasi religione voi siate, dopo la fine della vostra meschina vita, si apriranno le porte dell’inferno. Il posto di chi usa i bambini per uno scopo politico, è lì, vicino il demonio, a bruciare per il resto dell’eternità. I bambini di tutto il mondo, meritano la pace, devono crescere sereni, hanno bisogno di  un’istruzione adeguata, i grandi gli devono garantire queste cose, non devono servirsene addestrandoli alla alla morte. Questi  bambini non hanno nulla a che fare con i giochi del vostro potere, lasciateli  liberi di crescere e lasciateli crescere in Pace…

 

 

 

 

postato da: LiborioButera alle ore 10:34 | Permalink | commenti
categoria:politica, guerra