lunedì, 14 maggio 2007

La realizzazione di questo video è avvenuta con la collaborazione di Chris, autore del blog “Il rumore dei miei venti” [link] che ieri assieme alla sua splendida famiglia ha partecipato alla festa del Family Day di Roma. Da quell’esperienza ne è nato un bel post che è divenuto poi il testo del video che segue. Buona visione.

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categoria:politica, video, genitori, attualità
sabato, 24 marzo 2007

Un tempo le famiglie guardavano ai professori come ad autorità indiscusse, a maestri di vita per i propri figli, oggi non è più così. I genitori scelgono di stare a fianco ai propri figli anche quando hanno torto. Non riescono più ad esercitare la difficile arte dell'educazione, il loro ruolo si è trasformato in quello di avvocati o di sindacalisti dei propri ragazzi. Inoltre gli insegnanti a causa di alcune riforme figlie di un "berlinguerismo" sfrenato (si potrebbe parlare di deriva berlingueriana) che hanno prodotto un “volemose bene” forzato tra docenti e discenti, non hanno più i mezzi necessari per trasmettere ai propri studenti il concetto di rispetto delle regole. E dire che la missione educativa della scuola dovrebbe iniziare proprio dalle regole e dal rispetto di esse. Oggi la classe docente italiana è in sofferenza, lo dimostra la sindrome del burnout che ogni giorno conta sempre più nuovi adepti. Il mestiere dell’insegnante, un tempo più bello del mondo, ha subito una metamorfosi profonda, trasformandosi in lavoro usurante. La tanto osannata Autonomia Scolastica ha sovraccaricato di lavoro la classe docente che è costretta farsi carico oltre delle difficoltà pedagogiche di mansioni burocratiche un tempo inesistenti le quali sottraggono ulteriori energie all’insegnamento. E poi le circolari, le riunioni infinite, i progetti da presentare, le famiglie insoddisfatte, il telefonino che squilla in classe, il bullo che non manca mai, un brutto voto in pagella per scatenare la furia di una ragazza e della sua mamma contro l'insegnante (vedi Bari e Siracusa). E allora caro ministro finiamola di riempirci la bocca di belle parole, mettiamo mano per una volta alla scuola non come al solito per tagliare risorse, ma piuttosto per ridare dignità agli insegnanti, dotandoli degli strumenti necessari per affrontare al meglio la propria professione.

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categoria:scuola, insegnanti, genitori, attualità, società, adolescenti
lunedì, 12 marzo 2007

Durante un convegno dell’Anci a Firenze, il ministro degli Interni, on. Giuliano Amato, hainvocato una grande campagna contro la droga: «Una campagna non contro i trafficanti - ha spiegato nel suo intervento - ma contro noi stessi, chiamando in causa noi ’integerrimì consumatori di cocaina, e quei genitori, e non solo i figli, che prendono la coca nel weekend per passare un fine settimana più elettrizzante». Poi ha lanciato un'dea destinata a far discutere: l'antidoping a scuola. "Bisogna pensare anche a cose del genere, anche se può apparire una cosa un po' idiota", lui stesso ha ammesso che parlandone con un suo amico insegnante questi lo ha preso per matto, ma forse l'idea del Ministro non è poi così campata in aria. Stando alle statistiche risulta che gli adolescenti iniziano a fare uso di sostanze stupefacenti già a undici anni, dunque al primo anno delle medie. Ciò è scandaloso qualcosa fa fatta ed in fretta; la società civile non può permettere una cosa simile. Amato, oltre all’antidoping ha ipotizzato anche la punizione per gli eventuali studenti in preda ai fumi: l'annullamento dell'interrogazione oppure una diminuzione del punteggio. Certo gli insegnanti dovrebbero essere dotati del kit completo del "droga-test" e la cosa, visti i pesanti tagli del governo, diventa al quanto improbabile, però trovo acuta la provocazione del Ministro anche perchè come lui stesso ammette:  "Qualcosa bisogna pur fare di fronte al problema della droga che trascina nella rete della criminalità troppi ragazzi innocenti. Per questo occorre estendere il più possibile i controlli sull'uso di stupefacenti." Forza Ministro ha il mio completo appoggio!

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categoria:vita, scuola, insegnanti, idee, salute, genitori, informazione, attualità, studenti, legalità, adolescenti
martedì, 13 febbraio 2007

In diverse occasioni ho difeso l’operato degli insegnanti, mi sono quasi sempre schierato dalla loro parte, forse anche quando avevano torto. Ma dopo aver visionato il video che segue, non posso che dirmi disgustato. Certe persone forse non dovrebbero mettere piede nelle scuole, almeno non dovrebbero farlo da educatori, non ne sono degne. La professoressa protagonista del video, si è lasciata tranquillamente “palpare” dagli studenti offrendo un’immagine di se alquanto discutibile, il tutto sotto l’obiettivo dei telefonini degli studenti. Il video è stato pubblicato dalla Redazione di Libero.it, io lo riporto sul blog, magari se vi va lasciate le vostre impressioni e il vostro pensiero. Nel concludere non posso non augurarmi che vengano presi seri provvedimenti disciplinari nei confronti di una persona che dovrebbe essere anzitutto un’educatrice e che in realtà sembra essere tutt’altro!

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categoria:scuola, video, genitori, attualità, studenti, denuncia, pudore, adolescenti, bullismo, moralità
giovedì, 08 febbraio 2007
 

La Commissione Ue nella giornata europea dedicata a internet sicuro ha emanato una lunga lista di rischi ai quali vanno incontro gli adolescenti che fanno uso del telefonino e di internet: molestie, bullismo, adescamenti, chat line a sfondo sessuale, accesso a siti internet illegali di tipo pornografico, pedofilo o violento. A guidare questa triste classifica ancora una volta c'è il nostro Paese anche perchè - secondo Bruxelles - i ragazzi italiani di età compresa tra i 14 e i 18 anni, rispetto ai loro coetanei europei, possiedono tutti un telefonino usandolo spesso in maniera illecita. Molti infatti non sono affatto consapevoli dei rischi ai quali vanno incontro: a partire dalla sempre più diffusa violazione della privacy, dovuta a un “uso improprio” della foto-camera incorporata al cellulare. Come testimoniano i ripetuti fatti di cronaca avvenuti nelle ultime settimane anche in Italia. L'Unione Europea sta cercando di porre rimedio alla situazione e ha firmato un'intesa con i principali operatori europei di telefonia mobile. Questi ultimi hanno un anno di tempo per mettere a punto dei codici di autoregolamentazione che tutelino i minori proprio da un “uso improprio” del telefonino. Tra le possibili soluzioni ci potranno essere: lo sviluppo di filtri e tecnologie che da un lato limitino l'accesso a contenuti pericolosi, dall'altro facilitino il controllo da parte dei genitori che potranno personalizzare le funzioni dell'apparecchio mobile. Verranno inoltre sviluppati strumenti che consentiranno un maggior controllo sul costo delle chiamate. Nel febbraio del 2008, quindi, si verificheranno i risultati dell'intesa e si valuterà la necessità o meno di interventi regolamentari da parte della Commissione.

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categoria:scuola, genitori, violenza, attualità, bullismo, affari e politica
sabato, 27 gennaio 2007

E adesso nella scuola di San Benedetto del Tronto interviene il Tribunale dei Minori, il PM Ugo Pastoreha aperto un’indagine sui fatti accaduti durante l’assemblea di classe all’ITC “A.Capriotti”. Il magistrato ha sentito gli studenti della classe in cui è avvenuto il fatto, due insegnanti e la preside.

Dalle prime indagini, come riporta il quotidiano San Benedetto Oggi, sembrano confermati tutti gli elementi dello "scandalo": sesso in aula, sulla cattedra, e soprattutto filmato dai videofonini dei compagni di classe, e da qui inviato tramite mms e bluetooth ad altri videofonini ed infine caricato sulla rete. Elementi che, come detto, generano "scandalo", ma attenzione: persino nel Vangelo si afferma che spesso  «è opportuno che gli scandali avvengano», affinché si abbia la coscienza di quel che avviene, affinché chi ha sbagliato abbia modo di riflettere, e lo stesso accada per tutti gli attori, in qualche modo, coinvolti in queste vicende. Purtroppo, se le parole degli studenti della "Ragioneria" sembrano improntate ad una sincera maturità e consapevolezza degli errori commessi da ragazzi della loro età, lo stesso non si può dire per molti adulti in qualche modo coinvolti.

Silenzio totale da parte del corpo docente, smentite inutili della dirigente Marcella Angelici, e addirittura, ancora quest'oggi, incredibili tentativi di coprire la vicenda e di scaricare le colpe sulla stampa da parte del personale dell'Istituto («Ragazzi, queste cose non si fanno, e non si scrivono», è stato addirittura detto). Questo per sottolineare che mentre i giovani, per primi i principali responsabili, devono avere la forza e la coscienza per capire l'errore e maturare (e lo stanno facendo), da parte dei "grandi" si è assistito ad un triste spettacolo, volto a salvaguardare l'immagine propria e del proprio luogo di lavoro, anche a discapito di affrontare frontalmente gli eventi. Ma di questo ci occuperemo in seguito.

Purtroppo spesso accade proprio quanto riportato dal quotidiano, gli adulti, in questo caso il corpo docenti, cercano di “insabbiare” per il buon nome della scuola, siamo certi che si fa il bene dei ragazzi? Quanti altri casi simili si verificano nelle scuole e nessuno ne parla?

domenica, 17 dicembre 2006
Volete crescere un bambino ottimista e non sapete come fare? Ve lo spiega in un libro un famoso neuropsichiatria statunitense, si tratta di Martin E. P. Selingman. Il “manuale” è intitolato: “come crescere un bambino ottimista”. L’azione dei genitori - secondo il neuropsichiatria - inizia subito dopo che il bambino abbia imparato a camminare  e a riconoscere i disagi che gli derivano dalla fame e dal sonno, vale a dire dopo i 2 anni di vita. I genitori hanno l’arduo compito di gettare le basi per far nascere già a quest’età il sentimento di autostima. Nel volume Seligman spiega loro come fare ponendo l’accento soprattutto sui comportamenti che invece possono renderli più fragili. Come si ottiene allora un figlio ottimista? Ascoltandoli quando parlano e sapendo come rispondere. Ad esempio: invece di dire: “Non fai mai quello che ti chiedo”, si può anche dire: “Ti avevo detto di mettere in ordine, perché non lo hai fatto?”.  Entrambe sono critiche, circa il comportamento del bambino, ma la seconda è più speranzosa e costruttiva. Anche da un mancato traguardo sportivo, un brutto voto, una interrogazione con scena muta non si possono cambiare; però sicuramente si potrà fare meglio la prossima volta. Gli insuccessi, infatti, aiutano a crescere. Per questo, invece di consolarlo - atteggiamento che toglie energia ("flow" positivo) - bisogna infondergli la carica e la voglia di riprovarci. Nel volume Selingman cita anche alcuni comportamenti errati degli insegnanti, ad esempio: trattare maschi e femmine in maniera diversa: dal momento che le femmine sono in genere più diligenti e concentrate, si tende a giustificare i loro insuccessi con precisi riferimenti alla loro abilità (la matematica non è proprio il tuo forte: peccato perché di solito hai voti eccellenti). Così però viene minata la loro autostima. I maschi più distratti ed esuberanti vengono rimproverati in modo più crudo e realistico (In classe non stai mai attento). Ma la cattiva condotta non è irrimediabile. Inoltre il volume contiene degli esercizi per allenarsi nell'essere ottimista. Uno di questi è la visualizzazione di una torta, che va divisa a fette a seconda di tutti gli eventi che concorrono a un episodio negativo: più fette ci sono, più si è abili a smontare il problema. E ancora rilassarsi (non prendere mai decisioni d'impulso), provare a guardare le cose da differenti punti di vista, porsi obiettivi concreti e mai esagerati, studiare una strategia di comportamento e fare un bilancio su com’è andata. Sicuramente l’ottimismo non è la soluzione a tutti i mali, ma certamente aiuta a vivere.
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categoria:scuola, insegnanti, speranze, genitori, sociale, attualità, studenti, successo, società, adolescenti
venerdì, 13 ottobre 2006

I giovani si fidano più della rete che dei genitori e insegnanti, questo è quanto emerso da un'inchiesta condotta dall'Osservatorio sui Diritti dei Minori. Un campione di 400 giovani in età compresa fra i 14 e i 18 anni, per metà di sesso maschile e metà di sesso femminile, dislocati su tutto il territorio italiano, sono stati osservati dal 1 di luglio al 30 settembre. E' emerso che il 62% delle femminucce piuttosto che parlare con i genitori dei problemi relativi al sovrappeso e al mantenimento della forma fisica, si rivolgono ad Internet, cercando nel mare sterminato della rete consulenze più o meno serie. Mentre il 66% dei maschietti cerca online informazioni sui contraccettivi, problemi relativi alla sfera sessuale e notizie sui primi rapporti completi. Sicuramente la scelta della rete piuttosto che delle persone fisiche a loro familiari deriva da diversi fattori e da dinamiche abbastanza complesse che non approfondiamo, ma il dato è comunque indicativo ed è destinato ad aprire una profonda riflessione circa i rapporti tra giovani e adulti.

Infatti, la ricerca mette in luce il divario che diventa via via crescente tra il mondo degli adulti e quello degli adolescenti. Forse per riavvicinarli bisognerebbe restituire il vecchio prestigio agli insegnanti  che da sempre lavorano a stretto contatto con gli adolescenti, considerato che, affermano i pedagogisti, a quell'età gli adolescenti hanno la necessità di poter contare su riferimenti sicuri e autorevoli. Ma i docenti negli ultimi anni sono stati defraudati di questo ruolo e sono stati dipinti più che altro come un peso per le casse dello Stato: i risultati sono sotto gli occhi di tutti e se non si pone rimedio a partire già da questo livello, la forbice dei due universi sarà destinata ad aprirsi ulteriormente. Per i giovani sarà sempre più facile affidarsi e fidarsi della rete, poichè essi conferiscono ai Mass Media un' importanza e una certezza tali da renderli ormai  il contenitore delle ultime verità a cui attingere.

 

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categoria:internet, insegnanti, genitori
mercoledì, 22 marzo 2006

In un precedente post, avevo trattato quanto era emerso da una ricerca condotta dalla facoltà di Scienze della formazione dell'università Cattolica di Milano e dalla Walt Disney. Era emerso che negli ultimi tempi, la figura maschile sta subendo una profonda metamorfosi, al punto da trasformare il ruolo del padre a quello di “mammo”, un via di mezzo tra il papà e la mamma. Oggi mi sono imbattuto in un’altra ricerca condotta da Multiscopio. Anche questa volta l’oggetto dello studio è l’uomo italiano. E’ risultato che l’età che li rende padri si è spostata notevolmente in avanti, siamo arrivati a toccare quota 40 anni, raggiungendo il, poco invidiato, primato europeo.  Le cause come al solito sono: la precarietà lavorativa, che sostanzialmente impedisce di creare una nuova famiglia,  e la mancanza di una stabile abitazione. A questo segue un altro triste primato: solo il 25% dei casi studiati, arriva ad avere un secondo figlio. Padri maturi, ma di un solo figlio. La stessa ricerca evidenzia anche un aspetto: maggior coinvolgimento dei padri, sia nel rapporto affettivo col coniuge che nell'educazione ai figli, fino a dedicare a loro, in alcuni casi, un tempo di attenzione perfino maggiore a quello delle mamme (mammo). Va ricordato che negli ultimi 10/15 anni, nel nostro Paese è mancata una seria politica a favore della famiglia, non a caso da diverso tempo la natilità è stata vicinissima allo zero, solo grazie agli extra comunitari, riusciamo a non andare in segno negativo. La precarizzazione del lavoro, come è già stato evidenziato dalla ricerca, è la causa principale, ma i nostri politici continuano a sostenere la tesi che: “flessibile è bello”. Non si rendono conto che il tempo delle favole è morto e sepolto, oggi, più che mai, abbiamo bisogno di stabilità e certezze. Un ritorno alla sicurezza lavorativa non deve essere considerato come antiliberale, anzi. Il “flessibile è bello”, slogan amato sia a destra che a sinistra, si è trasformato in “paura e incertezza”. Mi chiedo, questi due sentimenti,  cosa hanno a che fare con la politica liberale, perché se c’è un nesso, allora i nostri “teleimbonitori” della politica, non ce la raccontano giusta!

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categoria:politica, genitori
domenica, 19 marzo 2006

Oggi possiamo affermare che non ci sono più i padri di una volta! In un paio di generazioni la figura paterna ha subito profonde mutazioni con essa  la stessa società. Con l’emancipazione della donna si è passati dal predominio maschile a quello femminile. L’uomo ha vissuto questa metamorfosi con enorme apprensione che in molte occasioni si è trasformata in vera e propria sofferenza. Sociologi e psicologi sostengono che questo sbandamento e  confusione di ruoli, inevitabilmente si ripercuote  sui figli. Infatti, basta osservare gli adolescenti per rendersi conto che, sia nel vestire che nella cura del corpo, tendono a somigliare sempre di più alle loro coetanee. I padri, dunque, che prima erano dei fermi punti di riferimento, si stanno trasformando in “mammi”, pronti a sostituirsi nella madre per la crescita dei figli. Potremmo affermare, che finalmente la donna ha raggiunto la piena emancipazione, certo, potremmo, ma siamo sicuri che questo faccia bene alla società e agli stessi figli? Gli studiosi, da una ricerca condotta dalla facoltà di Scienze della formazione dell'università Cattolica di Milano e dalla Walt Disney, hanno evidenziato che i papà “moderni”, sono: attenti, apprensivi, molto presenti, sono importanti per lo sviluppo della personalità del bambino. Ma li invitano  a non confondere i ruoli. I figli –dice la prof. Cristina Castelli- potrebbero crescere senza i valori simbolici paterni quali la competenza, la responsabilità il senso del dovere e i rapporti con il resto della società. A partire dai 6-7 anni di età il padre diventa una sorta di eroe-modello. E fare delle cose col padre, per il bambino assume una determinante importanza per acquisire delle regole che non può darsi da solo. Questa importante fase non si realizza se il padre perde il proprio ruolo per assumere quello del “mammo”. Per impedirlo, forse è necessario che la donna moderna rinunci un po’ alla sua emancipazione, per dedicarsi di più al ruolo di madre e di moglie, restituendo all’uomo quello che gli compete. Per concludere, credo che mai come oggi si ha la necessità di una razionalizzazione del ruolo della donna, appare quasi inevitabile una “revisione” dei ruoli, ma per far questo è necessario che la donna faccia qualche sacrificio rinunciando un po’ alla carriera e al successo professionale.

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categoria:donne, genitori