giovedì, 26 aprile 2007

Avanzata ormai nel Ventunesimo secolo, parte della scienza moderna ha sentito finalmente il dovere di riflettere sulle implicazioni filosofiche e morali derivanti dagli spaventosi sviluppi sull'ibridazione umano-animale ( embrioni costituiti al 99,9 per cento da geni umani e per lo 0,1 per cento da geni animali), l'ultima sfida che la tecnoscienza ha portato alla razza umana. Numerosi esperti del settore si sono dissociati dalla pericolosa asserzione della "neutralità" della scienza, dalla sua pretesa di una totale libertà, dal paradiso degli utilitaristi, da una scienza votata al piacere massimizzato e al dolore sconfitto che controlla la riproduzione e rimuove l'elemento destino dalla vita umana. Aristotele diceva che tutti gli uomini tendono naturalmente verso uno stato di maggiore conoscenza. Siamo cioè nati per sfidare i segreti della natura, e tuttavia siamo stati messi in guardia dalla conoscenza. La Bibbia si apre con l'avvertimento, dettato da Dio, sul frutto che garantisce la conoscenza del bene e del male, e chi non riconosce i limiti morali alla conoscenza scientifica non ha compreso il primo capitolo della Genesi. Con quali conseguenze? Tutte le domande morali in questa area erano state presagite da Mary Shelley in "Frankenstein", testo sul delirio di onnipotenza dell'uomo. Il dottor Faust di Marlowe perde l'anima in una corsa forsennata verso la gnosi assoluta. E il Faust di Goethe assaporando ogni esperienza resta indifferente a tutte nel suo onnivorismo.

Chi si arroga il diritto di fabbricare la vita, di interferire col suo disegno, cerca di modificare un processo naturale di milioni e milioni di anni di adattamento. Il patrimonio genetico insegna a sacrificarci per i nostri figli e mai il contrario; a giudicare il corpo umano e l'anima umana come "qualcosa a parte" dal resto della natura, da maneggiare con devozione e rispetto e da non ridurre a oggetto di curiosità ed esperimento. Ci insegna che l'essere umano è unico irripetibile non un clone o un prodotto. Sono pensieri semireligiosi, ma sono i distillati nella nostra storia evolutiva, residui di milioni di anni di sofferenza attraverso cui l'umanità è giunta fino all'attuale posizione di dominio. Metterli in dubbio equivale a mettere in dubbio ciò che siamo. E il rischio eugenetico è questo, la ridefinizione del genere umano e il calcolo costi - benefici scisso definitivamente dalla morale. E' la perdita della pietas e la convinzione che gli esseri umani sono oggetti da modellare secondo volontà. Lo scopo è rendere l'uomo superfluo. Una lesbica ha dato alla luce il bambino di suo fratello attraverso il vitro, un Istituto di ricerca in Virginia fabbrica embrioni al solo scopo di cannibalizzarne le cellule per gli esperimenti e stando alla scoperta degli scienziati australiani per cui gli ovuli possono essere fecondati senza sperma, c'è la prospettiva di femmine geneticamente create senza padri. Nel passato la scienza e la medicina erano circondate da un senso del decoro, ciò che poteva essere fatto compatibilmente con la dignità. La religione aiutava le persone a comprendere la morte e ad accettarla. Prepararsi alla morte era più importante che migliorare senza fine le possibilità di sopravvivere. Abbiamo perso queste attitudini salutari. Gli scienziati possono brindare alla vittoria finale sulla nostra mortalità. Ma una scienza che si fonda sulla banalità del male è cattiva scienza. Una scienza che esalta l'assoluta neutralità per negare la ragione è cattiva scienza.

La discussione è aperta su www.liboriobutera.com

postato da: LiborioButera alle ore 15:26 | Permalink | commenti
categoria:etica, politica, vita, chiesa, scienza, critica, attualità, moralità
lunedì, 02 aprile 2007

 
La storia è la storia, la famiglia è la famiglia. E la Costituzione è la Costituzione. Anche se dicono il contrario per escludere la dimensione religiosa dalla vita pubblica, impedendo ai vescovi di perseguire nelle forme dovute l'obiettivo di arrivare a una legislazione piuttosto che ad un'altra. Ripercorriamo la storia. L'art 7 della Costituzione afferma che "Lo stato e la chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani". E' doveroso ricordare che già solo questo articolo in realtà documenta la grande influenza che ebbe il magistero cattolico sui costituenti, testimoniata dalla singolare analogia dell'articolo con quanto affermato nell'enciclica di Leone XIII "Immortale Dei"e dai ripetuti riferimenti che i membri dell'assemblea fecero alla suddetta enciclica quale fonte ispiratrice per l'articolo. Inoltre la scelta di non logorare i rapporti con la chiesa fu testimoniata dalla preoccupazione di non usare vocaboli che evocassero ostilità nei suoi confronti, come poteva accadere utilizzando il termine laicità ( il vocabolo è assente nell'articolo). La nozione di laicità venne poi chiarita dalla Corte Costituzionale che con la sentenza dell' 89 precisò che la laicità non implica indifferenza dello Stato dinanzi alla religione, essa cioè  "risponde non a postulati ideologizzati ed astratti di estraneità, ostilità o confessione dello Stato-persona o dei suoi gruppi dirigenti, rispetto alla religione o ad un particolare credo, ma si pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini". La Consulta infatti riconobbe che "Il genus (valore della cultura religiosa) e la species (principi del cattolicesimo nel patrimonio storico del popolo italiano) concorrono a descrivere l'attitudine laica dello stato-comunità". Un punto di vista ragionevole, liberale e laico. A meno che non si voglia considerare il riconoscimento vaticano dell'art 7 come l'accettazione di un ruolo di minorità, che impedirebbe ai vescovi, e solo a loro e non si capisce perchè, di godere dei diritti di libertà di espressione, associazione e organizzazione, garantiti a tutti gli italiani. Per quanto riguarda poi il Concordato lateranense, esso non contiene alcun limite alla libera espressione dell'episcopato su questioni morali che hanno attinenza con l'attualità politica, anzi può essere utile ricordare il seguente articolo: "nell'accedere al presente regolamento della materia matrimoniale la Santa Sede sente l'esigenza di riaffermare il valore immutato  della dottrina cattolica sul matrimonio e la sollecitudine della chiesa per la dignità e i valori della famiglia, fondamento della società". I laici dovrebbero riflettere sul fatto che proprio questa frase, che è l'unica di carattere unilaterale, sia stata introdotta nel testo, assumendo per estensione carattere costituzionale. La storia è la storia. 
Forse queste affermazioni risultano un pò difficili da digerire a quanti nella loro ansia acritica  ritengono che i vescovi italiani debbano astenersi dal dichiarare e battagliare, ma tant'è. Troppo presi dal loro slancio anticlericale, al punto di diventare così clericali ma così clericali da arrogarsi loro il diritto di definire la laicità di uno stato.
postato da: LiborioButera alle ore 09:45 | Permalink | commenti (28)
categoria:cultura, etica, politica, vita, papa, critica, censura, attualità, moralità, affari e politica
martedì, 13 marzo 2007

 
Dalla Genesi alla genetica. "Io sono mio". Si potrebbe riassumere così l'ultimo comandamento che sta scrivendo l'uomo moderno, il quale assomiglierebbe più al testamento del de cuius, se non fosse per quanti, tra Papa e filosofi e  intellettuali lungimiranti  e scienziati cauti, tengono alta la bandiera dell'umanesimo. Perchè in questa semplice frase si può trovare una chiave interpretativa di quello che accade. Da quando, la cultura della separazione ha generato i maggiori guasti sociali: non più famiglia ma ruolo genitoriale monoparentale, non più madre e padre ma progenitore A e progenitore B, non più trasferimento obbligatorio del cognome di padre in figlio, ma possibilità di varianti secondo gusti personali. E ancora: la medicalizzazione del parto che da cura si trasforma in soppressione, l'eutanasia come principio dell'affermazione individuale sulla padronanza della vita. Tutti punti, questi richiamati, che appaiono a chi ha occhi per vedere, decisivi per il presente e il futuro degli esseri umani. Questioni che possono essere condivise da ogni persona di retta coscienza. Perchè la difesa dell'umano non riguarda solo chi ha fede ma anche, come dice con espressione faticosa ma efficace il filosofo tedesco Jurgen Habermas, tutti coloro che sanno cos'è l' "adeguata autocomprensione etica" del genere umano. Tutti coloro che, cioè, sanno riconoscere l'umano dove si manifesta. Perchè il rischio è quello dell'eclissi dell'umanità, per come è stata pensata e si è pensata fino ad oggi. Perchè non possiamo fare a meno di chiederci qual'è la società umana che vogliamo, e in che modo finiremo per percepire noi stessi come uomini. In un mondo moderno che si è inventato diritti che non esistono (alla felicità, alla soddisfazione, alla perfezione), abbiamo mitizzato una scienza che non è più scienza, ma una sua triste parodia, la tecnoscienza, la quale non fa mistero dei propri intenti manipolativi. Fatalmente portatrice di un atteggiamento antiumano, essendo l'essere umano considerato come oggetto tra i tanti, al pari di qualsiasi altro oggetto naturale. Diffidando della capacità della ragione di percepire la verità, ci siamo allontanati dal gusto della riflessione, abbiamo ritienuto che la coscienza individuale, per essere libera, avrebbe dovuto disfarsi sia dei riferimenti alle tradizioni, sia di quelli basati sulla ragione.  E così, incapaci di educarci e di educare  al desiderio della conoscenza, della verità autentica, alla difesa della nostra libertà di scelta di fronte ai comportamenti di massa, non abbiamo saputo nutrire  la passione per la bellezza morale, per la chiarezza della conoscenza. 
Forse è ora di iniziare a giudicare queste cose aiutati da qualcosa, da un pensiero razionale che pensi se stesso, da chi  sta mettendo in discussione quella che, con linguaggio husserliano, si può chiamare "ragion ridotta". Occorre qualcuno che dica della vita e della morte, di significato della realtà, di libertà e coscienza, di morale e ragione.  La Chiesa, questo Papa, tanti intellettuali e tanti scienziati, questo coraggio ce l'hanno, e alla fine penso che sulla loro forza è possibile anche per altri pensare altrimenti vita, dolore e morte, con senso positivo. Buona esistenza perchè corrispondente al volere di chi l'ha data.
E' una riflessione malinconica e pressante, paradossalmente laica fin nelle sue radici e insieme attenta alla dimensione religiosa dell'esistenza, qualunque cosa questa espressione voglia significare per ognuno di noi. E' un punto interrogativo che spazza via le banalizzazioni alle quali siamo abituati, le battagliette  tra clericali e anticlericali, l'indifferenza etica spacciata per progressismo scientifico, l'evoluzionismo selettivo in marcia trionfale verso non si sa dove. E dà un senso anche alla ormai sgangherata famiglia moderna, all'amore moderno, alla sessualità umana. Resta l'inquietudine per il pensiero unico dominante: io sono soltanto mio e non devo rispondere di alcunchè, sono il creatore di me stesso.
 
postato da: LiborioButera alle ore 18:11 | Permalink | commenti (31)
categoria:cultura, etica, vita, chiesa, idee, filosofeggiando, critica, attualità, società
lunedì, 12 marzo 2007

Dico o non dico, forse dicevano o hanno già detto? Boh! L’unica cosa certa è che la confusione regna sovrana soprattutto tra le forze di maggioranza lacerate dalle anime diverse che la compongono. Anche nel centro-destra, certo in misura minore, regna un po’ di confusione: non a caso Taradash e Della Vedova erano in prima linea a manifestare nel dico-pride.

In questo movimento pro-dico di una cosa però sono tutti sicuri: nell’aver individuato il nemico assoluto da combattere, la Chiesa. Infatti lo slogan “Libertà per noi e dittatura per gli altri” si è materializzato durante la manifestazione di piazza Farnese. Diversi erano gli slogan blasfemi e poco educati urlati in libertà contro il Papa per non parlare dei numerosi poster giganti che vedevano l’immagine del Santo Padre ritoccata e resa volgare, che a confronto le vignette contro il Profeta sono bazzecole.  Ciò nel rispetto della propria sacrosanta libertà di manifestare, guai però se è la Chiesa a dire la sua, guai, per questi amanti della “loro” libertà; l’Istituzione Religiosa si deve occupare solo di anime e non deve assumere nessuna posizione, perché altrimenti viene tacciata come oscurantista, complottista eccetera eccetera.

Verrebbe da dire un po’ di rispetto per favore, ma questa ormai è una società che si indigna solo per cose che un tempo erano “normali” e che oggi invece rischiano di diventare “trasgressive” come è accaduto a Biella quando i giovani di destra hanno deciso di fare una sorta provocazione verso il gay pride festeggiando l’Eteropride. Apriti cielo, dalle donne di sinistra sono arrivate critiche durissime verso la locandina che vedeva una donna nuda, seduta di spalle, con le braccia coperte da lunghissimi guanti neri e la testa chinata all’indietro, come se immagini del genere non se ne fossero mai viste in televisione.

E’ un inno al “machismo” sostiene, in una lettera pubblicata su “Liberazione”, la portavoce dei giovani comunisti rivolgendosi a Giorgia Meloni responsabile di azione Giovani e vicepresidente alla Camera dei deputati. L’iniziativa offende le donne, le considera come un oggetto subalterno al maschio, continua nella lettera. Ma per piacere… adesso si sta esagerando. Fermo restando che la libertà di manifestare è un diritto sancito dalla Costituzione e riguarda tutti destra, sinistra, centro, su e giù e trick e track, mi chiedo (con tutto il rispetto di questo mondo) se è più volgare un volantino come quello descritto o una carovana di uomini muscolosi in tanga di pelle che amoreggiano sui “carri” a mo’ di baraccone da circo, nascondendosi dietro uno pseudo orgoglio gay?

giovedì, 01 marzo 2007

 
Succede che un Papa non si cura dei consigli di chi auspica che il suo parlare sia votato esclusivamente al dogmatismo. Succede che un Papa continua a dimostrare che occuparsi delle cose di lassù non significa, ipso facto, non vedere le cose di quaggiù. Succede che un Papa dà sì sorprendenti stoccate a questa società intorpidita che viene da chiedersi com'è che quando il saggio indica la luna, l'imbecille guarda il dito. Per la ragione, minore, che non è colpa della sede petrina se ha cose da dire più interessanti di tanti laici, quelli che l'ingerenza papalina è uno scandalo, quelli che il tentativo di ancorare la modernità a un'intuizione meno capricciosa della vita e della morte è uno scandalo, quelli che mantenere vigile il senso dei limiti che non è bene valicare è uno scandalo: tanto zelo e pure tanta noia, bigottismo all'incontrario, vana galvanizzazione mentale. E per la ragione, maggiore, che dietro il progresso scientifico che si giustifica in nome del diritto alla felicità per tutti  e del presunto benessere degli individui c'è il tentativo di ridisegnare il senso stesso dell'uomo. Prendi la deriva eugenetica nella selezione degli embrioni. Prendi la diagnosi prenatale che evita il "peggiore" e la diagnosi preimpianto per avere il "migliore". Prendi madri e padri post-moderni con l'ossessione del "figlio perfetto" che  potranno avere un bambino di propria scelta, secondo criteri sanitari. La fascinazione misteriosa e imprevedibile della vita ridotta a una lotteria genetica dove si pesca il già programmato, il già prescelto. Aridamente. Asetticamente. Disumanamente. O prendi una parte del corpo della donna, seleziona le ovaie, somministra ormoni, aspira gli ovuli che a quel punto invece di uno come al solito, saranno una decina. E li vendi. Con la benedizione legalizzata degli scienziati. Sta succedendo ora. La scienza antiumana che tradisce l'uomo. La scienza che non vede più nell'uomo un essere fatto di soggettività, tempo, coscienza, finalità. Qualcosa di misterioso, irriducibile, destinato a rimanere tale, lontanissimo da una "macchina umana" divisa e divisibile.
Mentre sempre quel Papa resiste sulla trincea della difesa dell'umano, non ha paura di smascherare la faccenda per quella che è, e cioè una madornale eclissi della ragione. Mentre sempre quegli imbecilli si lamentano che la Chiesa non deve entrare nelle coscienze civili dei cittadini, nelle discipline pratico-politiche come le materie bioetica e coniugale, squisitamente tecniche e giuridiche, visto, che diamine, siamo in uno Stato laico, moderno e secolarizzato. Perbacco,  non ce ne eravamo accorti!
lunedì, 26 febbraio 2007

La notizia è di quelle che faranno certamente discutere, la riporta il quotidiano La Stampa: ero gay e sono guarito.  Luca Di Tolve è questo il nome dell’ex gay ha dichiarato: “Quella - racconta - che mi sono conquistato dopo sei anni di terapia riparativa dell’omosessualità: tre rosari al giorno, gruppi di ascolto, studio della Bibbia e dei testi di Josè Maria Escrivà, il fondatore dell'Opus Dei. Adesso, finalmente, sono guarito”. Miracolo? lui sostiene di Sì. A quanto pare nei suoi trascorsi di omosessuale non era uno tranquillo capace di passare dalle eleganti suite newyorchesi al sesso rubato in una «darkroom», dall’ufficio dove dirigeva un team di persone a un parco di notte a consumare rapporti.  La svolta - come riporta il quotidiano - avvenne per caso: Un giorno un amico omosex dimenticò a casa sua alcuni appunti di filosofia. Luca li sfogliò per curiosità e s’imbattè nelle teorie di Joseph Nicolosi. Spiega: «All'inizio ebbi voglia di prendere a pugni questo signore e le sue idee. Però non riuscivo nemmeno a liberarmene. In fondo che cos'era quell'andare in giro per parchi se non la conferma che anch'io ero vittima di pulsioni, di nevrosi di cui dovevo liberarmi? E perché non riuscivo a raggiungere la felicità con un ragazzo, uno dei tanti conosciuti in quegli anni? Perché nei maschi mi guardavo come in uno specchio, ma era della diversità di una donna che avevo bisogno».
Abbandonò il buddismo, ritrovò il cristianesimo e scoprì per la prima volta l’identità di uomo. «Non dico che sia stato facile, devi saper rinunciare, fermare la caccia al sesso compulsivo che prima praticavo istintivamente». Ci sono voluti sei anni, qualche caduta qui e lì, molta volontà, anche - e un tempo gli sarebbe apparso impensabile - tante preghiere. «Tre rosari al giorno, i corsi del gruppo Chaire e quelli di Living Waters. Un anno fa ho conosciuto la mia fidanzata. Di me sa tutto e ha accettato di starmi accanto». Stanno mettendo da parte i soldi per sposarsi, conta di farcela nel giro di due anni.

postato da: LiborioButera alle ore 09:15 | Permalink | commenti (9)
categoria:etica, vita, chiesa, scienza, speranze, attualità, società, moralità
domenica, 18 febbraio 2007

L’autonomia universitaria voluta da Berlinguer ha permesso la nascita di migliaia di corsi e corsicini di laurea con il solo fine di garantire il posto ai tanti baroni che affollano le università italiane. Oggi i neo laureati figli di questa logica affollano i call center delle aziende italiane. Il titolo di dottore conseguito dopo anni di sacrifici e studio ha contribuito, loro malgrado, a realizzare la rivoluzione copernicana del mestiere di venditore porta a porta evolvendolo in “telefonata a telefonata”! Ma a quanto pare c’è un popolo che in fatto di fantasia e politiche “squallide” supera il nostro, si tratta degli inglesi. La notizia è di qualche giorno fa: si sono inventati la laurea in dottore di pompe funebri, si proprio così, dottore in pompe funebri. Pensate che il corso di laurea è stato attivato dalla prestigiosa università inglese britannica di Bath. A quanto pare le prospettive di lavoro per i neo laureati sono ottime, perché l'industria del caro estinto è in continua espansione e così anche la richiesta di becchini specializzati. Buone pure le prospettive di carriera dirigenziale. In un biennio di studi s'impara a preparare il morto, a consolare i parenti e a districarsi in vari tipi di sepoltura secondo razza, fede e capricci. E scusate se è poco! Chissà magari avranno bisogno di telefoniste che sondano le famiglie per sapere in anticipo se c’è qualche caro che sta passando a miglior vita, a quel punto potremmo mandargli i nostri dottori in telefonate…

postato da: LiborioButera alle ore 15:06 | Permalink | commenti (2)
categoria:etica, lavoro, attualità, studenti, università, affari e politica
mercoledì, 10 gennaio 2007

Visto che il mio post sul TFR ha suscitato tutto questo interesse con annesso vespaio di polemiche, visto  che le informazioni che circolano sono solo a senso unico e di natura propagandistica, volevo condividere con voi la posizione dei COBAS.  Dopo le dichiarazioni del ministro Nicolais sull’estensione della legge truffaldina di scippo del TFR con il meccanismo del silenzio/assenso anche nel pubblico impiego, il portavoce nazionale Pino Bernocchi con un comunicato stampa [link] ha denunciato la politica di questo governo, complici i sindacarti confederali, in materia di pensioni. Visto che prima di scegliere è importante informarsi ho ritenuto opportuno linkare il comunicato stampa.

venerdì, 15 dicembre 2006

Cinque anni passati all’opposizione ad accusare Berlusconi e i suoi di promuovere leggi ad personam come la cosiddetta salva Previti, e in soli pochi mesi di governo varano l’indulto che, oltre a salvare Previti, scarcera migliaia di detenuti che, come per magia rimette  la maggior parte di loro nella condizione di ritornare a delinquere! Ma tra le pieghe della Finanziaria il governo, che ha predicato bene, ma a quanto pare razzola male, anzi malissimo, ha introdotto una norma di pochissime righe che mette a rischio metà dei processi per reati contro l'amministrazione. Per la Corte dei Conti è un vero e proprio «colpo di spugna» per i processi sui reati contabili. Per il presidente della Commissione giustizia del Senato, il ds Cesare Salvi, è una «norma inaccettabile, da eliminare». Un provvedimento ad personam, «peggiore dell’ex Cirielli» aggiunge il suo vice Roberto Manzione della Margherita. Questo è l’ultimo pasticcio della Finanziaria, la norma di appena tre righe è contenuta al comma 1346. Stranamente però i girotondini, i vari Santoro, Biagi e le altre teste di legno tacciono, anzi, continuano a perseguitare altri fantasmi pur di distogliere l’attenzione delle nefandezze contenute in una delle leggi Finanziarie più disastrose dal dopoguerra!

postato da: LiborioButera alle ore 10:24 | Permalink | commenti (11)
categoria:etica, politica, critica, attualità, paese, prodi, denuncia, moralità, affari e politica
venerdì, 10 novembre 2006

Che Elton John, icona della musica pop, fosse un eccentrico lo sapevamo tutti, che fosse di carattere dolce e sensibile anche, traspariva dalle sue canzoni. Forse è stata proprio questa sensibilità a creare il vistoso “buco” nel suo bilancio: oltre quaranta milioni di euro. La società che gestisce le sue entrate e, soprattutto, le sue uscite, gli ha intanto imposto un taglio del 50% al budget delle spese correnti che, a quanto pare, era di circa quattro milioni al mese. Ma le spese maggiori di sir Jonh non riguardano occhiali strani, parrucchini e giacche maculate, no, Elton compra i fiori: cinquecentomila euro! Ha dichiarato che ha la passione per le composizioni floreali… che tenerone!!!

postato da: LiborioButera alle ore 18:00 | Permalink | commenti (2)
categoria:etica, sprechi