lunedì, 12 marzo 2007

Dico o non dico, forse dicevano o hanno già detto? Boh! L’unica cosa certa è che la confusione regna sovrana soprattutto tra le forze di maggioranza lacerate dalle anime diverse che la compongono. Anche nel centro-destra, certo in misura minore, regna un po’ di confusione: non a caso Taradash e Della Vedova erano in prima linea a manifestare nel dico-pride.

In questo movimento pro-dico di una cosa però sono tutti sicuri: nell’aver individuato il nemico assoluto da combattere, la Chiesa. Infatti lo slogan “Libertà per noi e dittatura per gli altri” si è materializzato durante la manifestazione di piazza Farnese. Diversi erano gli slogan blasfemi e poco educati urlati in libertà contro il Papa per non parlare dei numerosi poster giganti che vedevano l’immagine del Santo Padre ritoccata e resa volgare, che a confronto le vignette contro il Profeta sono bazzecole.  Ciò nel rispetto della propria sacrosanta libertà di manifestare, guai però se è la Chiesa a dire la sua, guai, per questi amanti della “loro” libertà; l’Istituzione Religiosa si deve occupare solo di anime e non deve assumere nessuna posizione, perché altrimenti viene tacciata come oscurantista, complottista eccetera eccetera.

Verrebbe da dire un po’ di rispetto per favore, ma questa ormai è una società che si indigna solo per cose che un tempo erano “normali” e che oggi invece rischiano di diventare “trasgressive” come è accaduto a Biella quando i giovani di destra hanno deciso di fare una sorta provocazione verso il gay pride festeggiando l’Eteropride. Apriti cielo, dalle donne di sinistra sono arrivate critiche durissime verso la locandina che vedeva una donna nuda, seduta di spalle, con le braccia coperte da lunghissimi guanti neri e la testa chinata all’indietro, come se immagini del genere non se ne fossero mai viste in televisione.

E’ un inno al “machismo” sostiene, in una lettera pubblicata su “Liberazione”, la portavoce dei giovani comunisti rivolgendosi a Giorgia Meloni responsabile di azione Giovani e vicepresidente alla Camera dei deputati. L’iniziativa offende le donne, le considera come un oggetto subalterno al maschio, continua nella lettera. Ma per piacere… adesso si sta esagerando. Fermo restando che la libertà di manifestare è un diritto sancito dalla Costituzione e riguarda tutti destra, sinistra, centro, su e giù e trick e track, mi chiedo (con tutto il rispetto di questo mondo) se è più volgare un volantino come quello descritto o una carovana di uomini muscolosi in tanga di pelle che amoreggiano sui “carri” a mo’ di baraccone da circo, nascondendosi dietro uno pseudo orgoglio gay?

giovedì, 08 marzo 2007

Oggi nel mondo si festeggia la libertà della donna che tuttavia ancora non è stata ancora raggiunta completamente. Purtroppo con il tempo l’8 marzo da un giorno di riflessione e di festa si è trasformato per la maggior parte del gentil sesso in un appuntamento di divertimento sfrenato, basterebbe farsi un giro per locali per costatare che sono zeppi di signore più o meno giovani e disinibite che sbavano alla vista di uno spogliarellista muscoloso che si appresta a rimanere in tanga, per poi lasciarsi strapazzare a suon di euro. Per la maggior parte delle donne occidentali, l’emancipazione ha significato, ahimè, adottare pari pari i peggiori difetti dell’uomo come ad esempio pagarsi il "prostituto", dire parolacce dunque involgarirsi, donarsi il primo sconosciuto carino che capita a tiro, "vendersi" pur di far carriera eccetera. Badate bene, ho detto la maggior parte, che non significa la totalità delle donne. Per fortuna ce una buona fetta che è riuscita a cogliere fino in fondo il vero senso dell’emancipazione riuscendo così a sfondare nell’imprenditoria, nella politica e in altri settori importanti e strategici del Paese, ma anche in quei ruoli che spesso in maniera superficiale vengono definiti di minore importanza come casalinghe, insegnanti, medici e così via. Questo blog vuole celebrare l’ 8 marzo dunque le donne ricordando il vero significata di questa data e proprio per questo il mio pensiero va alle donne musulmane spesso costrette a diventare invisibili e in particolare alle donne iraniane arrestate ingiustamente il 4 marzo scorso e da ieri in sciopero della fame.

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categoria:donne, vita, moda, diritti umani, attualità
mercoledì, 07 febbraio 2007

Ai frequentatori del blog voglio far conoscere questo straordinario artista siciliano che risponde al nome di Ignazio Marrella e di cui mi vanto di essere amico. Il maestro vive e lavora a Montallegro, piccolo centro dell’agrigentino. Come vedrete dal filmato, Ignazio nei suoi quadri ama rappresentare la donna in tutte le sue manifestazioni, la tecnica che predilige è l’olio su tela, ma sono stati i suoi acquerelli a farmi innamorare delle sue opere. Forse le immagini valgono più di mille parole, dunque ciccate su play…

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categoria:cultura, donne, arte, video, attualità
martedì, 30 gennaio 2007

Cosa sono disposte a fare le donne pur di apparire belle e sexy? Tutto, anche soffrire. Perchè sfido chiunque a smentire che: jeans troppo aderenti, tacchi esagerati, scarpe strette, reggiseni che comprimono, ombelichi esibiti anche d'inverno non siano "strumenti" che potrebbero essere utilizzati per le torture fisiche. A conferma di questa tesi c'è uno studio condotto dal mensile Salute Naturale che ha studiato il rapporto fra abiti, accessori e malessere fisico di 986 donne italiane di età compresa fra i 20 e i 55 anni. Dallo studio è emerso che 8 donne su 10 si ammalano proprio a causa del look e i problemi fisici più ricorrenti sono di natura circolatoria e di sudorazione, irritazioni e allergie, escoriazioni, dermatiti, infezioni e dolori di diverso tipo. Vediamo in percentuale quali capi di abbigliamento le causano: Abiti dalle taglie troppo piccole (28%), scarpe scomode (26%), tessuti sintetici o non traspiranti (15%), biancheria intima fastidiosa (12%) o borse pesanti (8%). La lista degli indumenti e degli accessori killer è presto fatta: reggiseni col ferretto (72%), scarpe col tacco alto (65%), jeans troppo aderenti (61%), perizomi (58%), magliette che lasciano scoperto l'ombelico anche d'inverno (52%), orecchini di bigiotteria (32%), collant costrittivi (28%)."Scarpe strette e con il tacco alto, oltre a causare vesciche, comportano la continua contrazione del polpaccio, compromettendo la circolazione", spiegano gli esperti, secondo cui questo tipo di calzature è anche "una delle principali concause per l'alluce valgo". Nonostante queste torture quando si incontrano le donne le vedi camminare con incedere elegante e sensuale e soprattutto non lasciano trapelare nessun segnale di sofferenza.

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categoria:donne, vita, moda, salute, attualità, società
giovedì, 18 gennaio 2007

Ng e i forum su internet sono strumenti di comunicazione diretta e democratica, dove ciascuno può partecipare ad una discussione esponendo il proprio punto di vista in assoluta libertà, ovviamente nel rispetto delle regole del gruppo e della comune educazione.  In questi giorni, mi sono imbattuto in una discussione che aveva come oggetto il personaggio di Moana Pozzi inserito tra i figuranti di un presepio. A mio modo di vedere la scelta  dell’artista è stata di cattivissimo gusto e la provocazione gratuita mirava a farsi pubblicità. Ovviamente nel forum ognuno è libero di esprimere la propria idea e il proprio punto di vista, in particolare lo scambio di opinioni più interessante lo ho avuto con ragazzo che sostiene:
la Chiesa e le religioni in generale hanno tanta paura del sesso e delle donne” Mi chiede inoltre:  Perché la Chiesa, oggi, si irrita per Moana Pozzi nel Presepe e non per Freud nel Presepe?  Perché la Chiesa, oggi, non accetta i matrimoni per le cariche ecclesiastiche, né che una donna possa ricoprire tali cariche? Perché la Chiesa, oggi, condanna l'uso del preservativo, nonché ogni spunto di carattere sessuale evidenziando un atteggiamento evidentemente reazionario e puritano nei confronti di tutto ciò che pertiene alla sfera sessuale?
Non sono affatto convinto, pur definendomi “quasi” laico, in questi ultimi tempi è in atto un accanimento sistematico verso l’Istituzione religiosa, spesso dettato solo da convinzioni superficiali e qualunquistiche. Ho sempre sostenuto che oggi la Chiesa va difesa soprattutto perché rappresenta le nostre radici culturali, il nostro modello di società, la nostra forma mentis e per tanti altri motivi che non sto qui ad elencare, certo va anche criticata, ma quest’ultima dovrebbe essere costruttiva e non piena d’odio gratuito. Ricordo alle donne lettrici del blog che è stato proprio Gesù Cristo ad elevare di rango la figura della donna. Di seguito, se l’argomento non vi annoia, trovate le risposte alle domande del mio interlocutore:
Sul fatto del sesso. La Chiesa non ha mai detto che il sesso è peccato. La Bibbia esalta in modo gioioso quest'atto: pensa all'espressione "e risero insieme" per indicare l'atto sessuale nell'antico testamento. Solo che la sessualità non può essere ridotta a puro e insignificante dato biologico, è una componente fondamentale della personalità, un suo modo di essere, di manifestarsi, di comunicare con gli altri, di esprimere e di vivere l'amore umano (lo sostengono le scienze umane, altro che Chiesa!). Questa dimensione antropologica della sessualità resta inseparabile da quella filosofica (qui ti rimando al mito riferito da Platone) e teologica (brevemente, l'amore come tensione alla perfezione, come superamento della fisicità).
Nel saggio di Wojtyla "Amore e responsabilità" (1960), si parla apertamente dell'importanza della sessualità nella vita di coppia, scendendo nei particolari senza tabù su argomenti quali l'eccitazione sessuale o l'insoddisfazione della donna. La forza sessuale è una forza vitale, e come ogni forza del mondo fisico ha bisogno di essere canalizzata , orientata, nella fattispecie affinché contribuisca allo sviluppo psichico, morale e spirituale dell'uomo. (lo stesso Platone consapevole delle difficoltà per le persone ordinarie di cimentarsi con l'istinto sessuale arrivò ad affermare l'utilità di una legge che limitasse l'attività sessuale nell’ambito esclusivo del matrimonio e che la finalizzasse alla procreazione). La vera libertà di un uomo sta nella regola, nella disciplina, e questo è un insegnamento prettamente laico.
Sul fatto dell'esclusione della donna dall'ordinazione. La risposta è semplicemente che lei non ne ha bisogno, tanto è indiscutibile la sua centralità nella visione cattolica. Leggiti queste parole: "Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani(). E' proprio al genio della donna che la società è in larga parte debitrice." Un poeta folle d'amore? No. Il Papa.
Sul celibato. Inutile cincischiare. Il prete è chiamato a tendere alla grandezza anche se questa è un peso. Non può desiderare di liberarsene e abbassare la sua vocazione alla "statura" che preferisce. Se ha scelto essere di sacerdote di rito latino, sa che non deve anteporre al suo dio alcun rapporto affettivo. Così come il dono totale del suo Cristo giunge fino alla follia della croce, il prete servitore di quel Cristo deve rinunciare al diritto di fondare una propria famiglia, deve sacrificare tutto: o segue lui, o segue il mondo.
Detto ciò. Avendo la presunzione di disputare alla Chiesa i suoi atti, e sottoporli a critica, prova ad avere anche l'umiltà di dire la tua, di dottrina, prova a riscrivere il principio di autopossesso e autodeterminazione, elabora una nuova teoria dell'agire morale, prova ad arzigogolare un' etica dell'amore umano. E' facile fare delle affermazioni in aperto contrasto con una teologia secolare senza pagare il prezzo di giustificarle. Insomma, prova a buttar giù una filosofia della trascendenza della persona nell'agire, una autoteleologia dell'uomo. Provateci voi, eternamente insoddisfatti per come la dottrina protegge le verità della fede.

giovedì, 09 novembre 2006
L'immigrazione è una realtà che si declina al femminile. A livello globale le donne sono oltre il 50% dei migranti regolari, producono ricchezza almeno quanto gli uomini, e sono le prime vittime di abusi e sfruttamento. Lo ha reso noto per la prima volta il Fondo Onu per la popolazione (Unfpa) che spiega, nel rapporto annuale, cifre e dinamiche delle migrazioni femminili. Chi pensava che ad emigrare fossero più gli uomini si sbagliava. Le migranti, infatti, sono più numerose degli uomini in molte aree del mondo, come Europa, Nord America e Oceania. Chi trova un'occupazione nell'80 % dei casi lavora come collaboratrice domestica ma, nonostante la crescente richiesta di lavoratori, l'attenzione dei governi verso i diritti delle donne è scarsa. Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro, su 65 paesi analizzati, solo 19 hanno leggi specifiche a tutela del lavoro domestico. Il risultato è il dilagare dello sfruttamento: agenzie di collocamento irregolari con tariffe esorbitanti, salari irrisori e datori di lavoro violenti, non denunciati per paura delle conseguenze. Ma come sappiamo può andare anche peggio, molte donne sono rese dai loro aguzzini “schiave del sesso” e spesso ad esserne coinvolte sono addirittura le bambine.
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categoria:donne, africa, razzismo, immigrati, invasione
sabato, 28 ottobre 2006

Ecco la solita ricerca destinata a far discute o quanto meno ad indignare l’universo femminile. Secondo uno studio condotto dall'Università Bicocca di Milano sulla mobilità urbana, è emerso che, nelle grandi città, ogni giorno sono più le donne, 3,22, che si muovono con la propria auto che gli uomini, 2,95. Certo non di molto, è vero, ma per la prima volta le donne “sorpassano” gli uomini, quindi, buona parte del traffico cittadino a questo punto è provocato dalle automobiliste! Questo sorpasso si spiega con i cambiamenti di stili di vita e di lavoro che hanno interessato in particolare le donne negli ultimi anni. “Le nuove forme di impiego flessibile e part-time, che si svolgono in luoghi diversi, le incombenze legate alla gestione della famiglia e dei figli”, spiega Francesca Zajckzyc, professore ordinario di Sociologia Urbana e coordinatrice dello studio. Le signore si muovono per tragitti più brevi degli uomini e hanno una maggiore propensione a utilizzare i mezzi pubblici. Il caos sulle strade cittadine è in crescita e i tragitti diventano più lenti: in 15 anni il tempo medio passato in auto ogni giorno è aumentato di 20 minuti ed è oggi di circa un'ora. Gli italiani, poi, sono molto refrattari all’utilizzo dei mezzi pubblici, forse perché i servizi non funzionano correttamente o perché è ancora molto diffuso il mito dell’automobile?

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categoria:inquinamento, donne, live, salute, società
venerdì, 08 settembre 2006

Basta donne tutte curve e niente cervello, ormai la donna “oca” sembra vivere un momento di declino, a confermarlo è uno studio di marketing promosso da Meta Comunicazione condotto su oltre 100 tra i direttori più importanti di testate life style, fotografi ed esperti di immagine. Secondo il quale l'oggetto del desiderio maschile, deve essere “iper-sexy”, ma soprattutto ancora in grado di destare la curiosità degli italiani; sicuramente conosciuta (65%), possibilmente italiana, o comunque vissuta come tale (57%), ma con il fascino dell'irraggiungibilità.

A vincere è la donna «di potere» (68%), che risulta molto più intrigante (39%), affascinante e sexy di starlette e veline. Dunque mai più la donna bellona e algida della porta accanto pronta a sorridere anche davanti un fatto di cronaca.

Questo studio è destinato ad influenzare il “mercato” dei corpi da calendario che nella top list dei 150 nomi di donne dello spettacolo trovano un significativo spazio le nostre telegiornaliste, che surclassano veline e super modelle. A conquistare il podio c’è la bellissima giornalista che bidonò Moggi junior, Ilaria D’Amico. A quanto pare “averla in un calendario senza veli avrebbe un valore di più di 800 mila euro”. Secondo posto per la giornalista del Tg1 Maria Luisa Busi, che “viene valutata oltre 600 mila euro”, seguita da Maria Leitner, presentatrice di Tg2 Motori, con 450 mila Euro. Molto interesse è stato dimostrato nel sondaggio anche per Lorena Bianchetti, l'ex volto «religioso» della Rai, il suo nudo varrebbe 400 mila euro.

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categoria:donne, televisione, successo, società, calendari spettacolo
martedì, 06 giugno 2006

E’ l’acquisto di seme maschile su Internet l’ultima frontiera dell’“e-commerce”. L’acquirente, assieme al prezioso liquido seminale, riceve il kit per praticare l’auto-inseminazione. Ovviamente, il seme a portata di click, e accessibile a tutti, è destinato a portare con se diverse insidie. Innanzitutto, sul fronte etico-ideale sul quale si contrappongono due distinte posizioni: la prima vede l’inscindibilità tra fecondazione e rapporto sessuale, dove l’atto naturale è l’espressione dell’amore fisico, e sentimentale, di una coppia eterosessuale. La seconda, in contrapposizione alla prima, riconosce la validità etica della fecondazione quando nasce dal desiderio e dall’amore di mettere al mondo un bambino per amarlo, educarlo e vederlo crescere al meglio. Da questo si capisce che le motivazioni che spingono una coppia, una single o una coppia omo, a desiderare un bambino sono molteplici, ma non è questo l’aspetto che intendo focalizzare. Mi interessa di più porre l’accento e sperare che ne nasca una discussione sulla “mercificazione” della “vita” estremizzata da Internet e la conseguente anarchia della fecondazione. La possibilità di acquistare il seme, fresco o congelato, rappresenta, sì, un’evoluzione, ma nello stesso tempo estremizza, abbattendo tutte le frontiere, la fecondazione artificiale con donatore sconosciuto. Questo è destinato ad aprire un dibattito sotto il profilo etico-ideale, ma non solo. I problemi di carattere medico e legali che ne possono conseguire sono diversi e non indifferenti:
1) la incertezza sulla qualità del donatore (ad esempio, leggendo le “istruzioni” si raccomanda ai donatori di non assumere alcool e narcotici nelle 72 ore precedenti la donazione). Il che dà adito a seri dubbi sulla selezione dei donatori stessi e quindi sulla qualità del seme;
2) l'incertezza sulla garanzia medica, nel controllo del seme, delle tecniche di conservazione (il tutto viene recapitato a mezzo corriere espresso), e nel controllo della correttezza della procedura;
3) l'estrema difficoltà di rintracciare (e sottoporre a giudizio) i responsabili nel caso di problemi o gravi malfunzionamenti del sistema, con immaginabili conseguenze: dal seme infetto, a tare genetiche del donatore, a problemi conseguenti alla inadeguata conservazione del seme, alla mancanza di controlli medici nella stessa donna ricevente. La quantità di “disclaim”, di dichiarazioni di limitazione di responsabilità, presente su questi siti, fa pensare che i contenziosi ci siano già stati, e che ci sia una blindatura legale nei confronti di eventuali richieste per risarcimento dei danni. Tenendo presente questi aspetti, mi domando se, per mettere alla luce un bambino, sia il caso di sfruttare la rete o possibilmente le aste online per potersi accaparrare il  donatore che risponde ai nostri canoni di bellezza, o d’intelligenza. Gli aspetti etico e morale, a questo punto, diventano fondamentali per mettere un freno alla stessa mercificazione della vita.  

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categoria:etica, politica, donne, vita, sociale, moralità
domenica, 04 giugno 2006

Il Parlamento danese ha approvato un provvedimento che è destinato a far discutere: l’inseminazione artificiale negli ospedali pubblici per le coppie di lesbiche e per le single. Ma non è stato facile; l’iter parlamentare ha registrato la contrapposizione tra la maggioranza e l’opposizione.  Da un lato il governo di centrodestra del premier Anders Fogh Rasmussen, aveva presentato una versione mitigata rispetto alla proposta dell'opposizione: inseminazione artificiale sì per le coppie lesbiche e per le single, ma nelle cliniche private e a spese delle richiedenti, di fatto era favorevole ma ne faceva solo una questione di spesa per la collettività.  Al suo fianco si è schierata una fetta dell'opinione pubblica, che vuole tenere alti valori e forma tradizionale della famiglia. Sul versante opposto, socialdemocratici, socialisti popolari e Lista Unitaria (opposizione), che in questa battaglia sono riusciti a spostare sulla lora linea una parte del partito liberale (al governo), in aperta sfida al premier Rasmussen, e a strappare così una vittoria solida. La Danimarca ancora una volta si dimostra sensibile verso il mondo omosessuale e dopo essersi aggiudicato il primato per aver consentito nel 1989 il matrimonio tra omosessuali e tra lesbiche in municipio, chiamata «unione registrata civilmente» con questa legge concede a tali coppie gli stessi diritti degli eterosessuali, con una sola nota stonata: i bimbi nati attraverso questo procedimento avranno solo due mamme ma nessun papà, saranno contenti?

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categoria:etica, politica, donne, moralitÃ