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Ng e i forum su internet sono strumenti di comunicazione diretta e democratica, dove ciascuno può partecipare ad una discussione esponendo il proprio punto di vista in assoluta libertà, ovviamente nel rispetto delle regole del gruppo e della comune educazione. In questi giorni, mi sono imbattuto in una discussione che aveva come oggetto il personaggio di Moana Pozzi inserito tra i figuranti di un presepio. A mio modo di vedere la scelta dell’artista è stata di cattivissimo gusto e la provocazione gratuita mirava a farsi pubblicità. Ovviamente nel forum ognuno è libero di esprimere la propria idea e il proprio punto di vista, in particolare lo scambio di opinioni più interessante lo ho avuto con ragazzo che sostiene:
“la Chiesa e le religioni in generale hanno tanta paura del sesso e delle donne” Mi chiede inoltre: Perché la Chiesa, oggi, si irrita per Moana Pozzi nel Presepe e non per Freud nel Presepe? Perché la Chiesa, oggi, non accetta i matrimoni per le cariche ecclesiastiche, né che una donna possa ricoprire tali cariche? Perché la Chiesa, oggi, condanna l'uso del preservativo, nonché ogni spunto di carattere sessuale evidenziando un atteggiamento evidentemente reazionario e puritano nei confronti di tutto ciò che pertiene alla sfera sessuale?
Non sono affatto convinto, pur definendomi “quasi” laico, in questi ultimi tempi è in atto un accanimento sistematico verso l’Istituzione religiosa, spesso dettato solo da convinzioni superficiali e qualunquistiche. Ho sempre sostenuto che oggi la Chiesa va difesa soprattutto perché rappresenta le nostre radici culturali, il nostro modello di società, la nostra forma mentis e per tanti altri motivi che non sto qui ad elencare, certo va anche criticata, ma quest’ultima dovrebbe essere costruttiva e non piena d’odio gratuito. Ricordo alle donne lettrici del blog che è stato proprio Gesù Cristo ad elevare di rango la figura della donna. Di seguito, se l’argomento non vi annoia, trovate le risposte alle domande del mio interlocutore:
Sul fatto del sesso. La Chiesa non ha mai detto che il sesso è peccato. La Bibbia esalta in modo gioioso quest'atto: pensa all'espressione "e risero insieme" per indicare l'atto sessuale nell'antico testamento. Solo che la sessualità non può essere ridotta a puro e insignificante dato biologico, è una componente fondamentale della personalità, un suo modo di essere, di manifestarsi, di comunicare con gli altri, di esprimere e di vivere l'amore umano (lo sostengono le scienze umane, altro che Chiesa!). Questa dimensione antropologica della sessualità resta inseparabile da quella filosofica (qui ti rimando al mito riferito da Platone) e teologica (brevemente, l'amore come tensione alla perfezione, come superamento della fisicità).
Nel saggio di Wojtyla "Amore e responsabilità" (1960), si parla apertamente dell'importanza della sessualità nella vita di coppia, scendendo nei particolari senza tabù su argomenti quali l'eccitazione sessuale o l'insoddisfazione della donna. La forza sessuale è una forza vitale, e come ogni forza del mondo fisico ha bisogno di essere canalizzata , orientata, nella fattispecie affinché contribuisca allo sviluppo psichico, morale e spirituale dell'uomo. (lo stesso Platone consapevole delle difficoltà per le persone ordinarie di cimentarsi con l'istinto sessuale arrivò ad affermare l'utilità di una legge che limitasse l'attività sessuale nell’ambito esclusivo del matrimonio e che la finalizzasse alla procreazione). La vera libertà di un uomo sta nella regola, nella disciplina, e questo è un insegnamento prettamente laico.
Sul fatto dell'esclusione della donna dall'ordinazione. La risposta è semplicemente che lei non ne ha bisogno, tanto è indiscutibile la sua centralità nella visione cattolica. Leggiti queste parole: "Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani(). E' proprio al genio della donna che la società è in larga parte debitrice." Un poeta folle d'amore? No. Il Papa.
Sul celibato. Inutile cincischiare. Il prete è chiamato a tendere alla grandezza anche se questa è un peso. Non può desiderare di liberarsene e abbassare la sua vocazione alla "statura" che preferisce. Se ha scelto essere di sacerdote di rito latino, sa che non deve anteporre al suo dio alcun rapporto affettivo. Così come il dono totale del suo Cristo giunge fino alla follia della croce, il prete servitore di quel Cristo deve rinunciare al diritto di fondare una propria famiglia, deve sacrificare tutto: o segue lui, o segue il mondo.
Detto ciò. Avendo la presunzione di disputare alla Chiesa i suoi atti, e sottoporli a critica, prova ad avere anche l'umiltà di dire la tua, di dottrina, prova a riscrivere il principio di autopossesso e autodeterminazione, elabora una nuova teoria dell'agire morale, prova ad arzigogolare un' etica dell'amore umano. E' facile fare delle affermazioni in aperto contrasto con una teologia secolare senza pagare il prezzo di giustificarle. Insomma, prova a buttar giù una filosofia della trascendenza della persona nell'agire, una autoteleologia dell'uomo. Provateci voi, eternamente insoddisfatti per come la dottrina protegge le verità della fede.