mercoledì, 11 aprile 2007
La nostra è una società che galoppa verso l’informatizzazione di massa, le vendite dei computer negli ultimi anni è quasi raddoppiata, così come i collegamenti alla rete internet. Per poterne usufruire in pieno c’è bisogno di una almeno sufficiente conoscenza della lingua inglese, e chiaramente una buona conoscenza della lingua italiana scritta e letta. Ovvio direte voi, ma non sempre è così. In Italia c’è un argomento che spesso rimane un tabù, mi riferisco all’analfabetismo di ritorno, fenomeno molto diffuso tra gli adulti, che con il tempo hanno perso la capacità di lettura e di scrittura. Sta diventando una vera e propria piaga che richiederebbe da parte dello Stato una politica che favorisca la formazione continua anche in età adulta. I dati emanati l’istituto CEDE sono allarmanti, si parla del 5% della popolazione di età compresa tra i 16 e i 65 anni, ovviamente stiamo parlando di un fenomeno assai complesso che ha radici profonde e non solo limitate ad una carenza di istruzione di base. Sicuramente la formazione continua e  permanente in età adulta potrebbe rappresentare un’importante arma per limitare i danni di un fenomeno che se trascurato può assumere dimensioni spropositate. Un consiglio semplice che mi sento di dare, è quello di riprendere a scrivere oltre che a leggere, aiuta molto, provate ad esempio a scrivere un blog…
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categoria:scuola, attualità, società, demografia
sabato, 07 aprile 2007

 

Nell’immaginario collettivo l’imprenditore di successo in genere viene visto: ricco, bello, intelligente, colto, ma soprattutto laureato. Questo  è vero solo in parte. A dimostrarlo è l’Istat che ha tracciato il suo identikit, dal quale sono emerse alcune sorprese destinate sicuramente a far riflettere. Analizziamole con ordine: intanto per il 75% è maschio, lasciando all’universo femminile solo uno striminzito 25%; ha un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, risiede nelle aree più ricche del Paese, ma non solo, infatti, negli ultimi anni è stato il sud a registrare la nascita del maggior numero d’imprese. Inoltre l’Istituto di ricerca, ha rilevato un dato destinato a modificare le prossime scelte politiche in campo scolastico/formativo: la piccola media impresa italiana è gestita da un imprenditore il cui livello di istruzione più diffuso è il diploma di scuola media superiore (46,3%), seguito dai livelli d'istruzione inferiori (32,2%) e dalla laurea (21,5%). Il Nord-est presenta i livelli di scolarizzazione più bassi: il 37,2% dei neo imprenditori ha fatto solo la scuola media; nel Centro si ritrova la più elevata percentuale di laureati (25,5%) mentre nel Sud e nelle Isole quella di diplomati (49%). Il titolo di studio risulta correlato con l’attività svolta. Nell’edilizia si concentrano i neo imprenditori con più basso livello di istruzione (il 60% fino alla licenza media). Inoltre  i diplomi posseduti quasi nella totalità sono stati conseguiti in scuole tecniche e professionali, dimostrando, semmai ancora ce ne fosse bisogno, l’importanza per il Paese di tale tipologia di istruzione. La capacità di associare l’aspetto teorico a quello tecnico-pratico, attraverso la didattica dei laboratori, dota il discente delle competenze necessarie per intraprendere, senza molte difficoltà, un’attività in proprio. Dunque, il potenziamento di tale tipologia di istruzione appare  quasi indispensabile, oltre che strategico, per il “Sistema Paese”.

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categoria:lavoro, attualità, società, demografia
venerdì, 23 marzo 2007

In tema d’integrazione scolastica per gli studenti diversamente abili i paesi europei hanno molto da imparare dal nostro. In Italia, infatti, dal 5 febbraio del 1992 è in vigore la legge n. 104 che detta i principi dell'ordinamento in materia di diritti, integrazione sociale e assistenza della persona handicappata e stabilisce le linee riguardanti l’integrazione scolastica degli allievi diversamente abili. La legge stabilisce che l'integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione e questo può avvenire solo all’interno dell’aula scolastica assieme ai compagni normodotati.
In questi giorni un rapporto delle Nazioni Unite mette sotto accusa il sistema scolastico tedesco che secondo il curatore dell’inchiesta, Vernor Muñoz Villalobos, in Germania i poveri, immigrati e disabili subiscono molte discriminazioni. I ragazzi diversamente abili sono relegati in scuole speciali. Agli immigrati che hanno cominciato a frequentare la scuola più tardi è impedito di scegliere l'istituto dove studiare. In questo modo è impossibile realizzare l'integrazione. Una vergogna tutta tedesca che alcuni quotidiani come ad esempio il Frankfurter Allgemeine Zeitung non intendono ammettere e accusano il curatore dell’inchiesta di aver redatto un’analisi sicuramente sommaria perché non è stato in grado di capire il sistema scolastico tedesco. Anche il Berliner Morgenpost accusa il rapporto di eccessiva confusione e superficialità: "Il grosso scandalo che ha coinvolto il sistema dell'istruzione tedesca sembra incentrarsi sulla stretta corrispondenza tra i risultati scolastici e la provenienza sociale. Come succeda però che i genitori riescono a tenere i bambini a casa per istruirli resta un segreto che conosce solo Muñoz”.
Strano il comportamento dei quotidiani tedeschi, invece di accettare con umiltà le critiche rivolte al loro sistema scolastico, attaccano ferocemente il rapporto ONU. E’ vergognoso che nel 2007 nell’Europa emancipata e democratica esistano dei paesi che vedono la persona handicappata non come una risorsa da integrare nella società, iniziando appunto dall’integrazione scolastica, bensì come un “malato” da chiudere in strutture “ghetto” chiamate speciali!

sabato, 17 febbraio 2007

L’ultimo attacco del Papa è destinato ancora una volta ad alzare il solito vespaio di polemiche, ma questa volta Benedetto XVI ha puntato il dito verso quei gruppi di potere capaci di influenzare le scelte politiche di uno Stato. “pressioni di lobbies capaci di incidere sui processi legislativi" contro la famiglia. Ha parlato di "divorzi e unioni libere" in aumento, mentre "l'adulterio - ha detto - è guardato con ingiustificabile tolleranza". Quindi è tornato affermare che il matrimonio e la famiglia hanno un ruolo cruciale per il destino dell'uomo. "Solo sulla roccia dell'amore coniugale di un uomo e una donna - ha aggiunto Benedetto XVI - si può edificare una vera comunione". La famiglia, ha denunciato il pontefice, "mostra segni di cedimento" per colpa delle pressioni di "lobbies capaci di incidere negativamente nei processi legislativi". Inoltre ha messo in evidenza il pericolo rappresentato dalle sette. Un fenomeno che sta erodendo ogni anno terreno alla chiesa cattolica. Colpa, ha affermato, del crescente "secolarismo edonista post-moderno". "Davanti alle sfide dell'attuale momento storico - ha aggiunto - le nostre comunità sono chiamate a rinsaldare la loro adesione a Cristo per dimostrare una fede matura e piena di gioia. E nonostante tutti i problemi enorme sono le potenzialità spirituali a cui può attingere l'America latina dove i misteri della fede sono celebrati con fervida devozione".  Adesso la parola passa a chi accecato dalla politica riduce queste profonde affermazioni in mera discussione politica, spogliandole dal vero significato.

mercoledì, 29 novembre 2006

Ancora una volta l’”Economist” ci studia e ci descrive come: un Paese di anziani, un popolo ad alto tasso di motorizzazione, fatto di grandi consumatori e bevitori di vino, cioccolata e caffè, e soprattutto di «cellulari dipendenti», ma in sostanza l'Italia gode di buona salute e può vantare un'economia forte. Strano l’ultimo passaggio sull’Economia, in genere sono sempre pronti a bacchettarci… Ma vediamo i dati nel dettaglio: L'Italia sfiora il record di anziani oltre i 60 anni, con una percentuale del 25,6%, seconda soltanto al Giappone e seguita da Germania, Svezia e Grecia. Si attesta al settimo posto nella graduatoria delle economie più forti del mondo (Pil in miliardi di dollari) con 1.677,8, superata da Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia e Cina. Se la cava bene anche sul fronte del potere d'acquisto, raggiungendo un'onorevole ottava posizione. Scende, invece, al 24° posto nel calcolo dei Paesi con il più alto Pil «pro capite», posizione che mantiene anche nella classifica stilata sul parametro del potere d'acquisto più alto: la «top ten» è guidata dal Lussemburgo. Sempre secondo l’”Economist” il Paese più povero è la Somalia, mentre  l'indice di sviluppo umano più alto è in Norvegia con l'Italia soltanto diciottesima, il più basso in Nigeria. Fra i leader del commercio mondiale il nostro Paese è ottavo dopo la Francia, ma va detto che l'elaborazione include l'intera zona dell'euro (che è al vertice) che batte anche gli “States”. Spulciando fra i numeri, l'Italia compare nella stima dei maggiori donatori bilaterali e multilaterali, un fatto di cui si può andare fieri.

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categoria:attualità, società, demografia
mercoledì, 01 marzo 2006

Se l’Eurostat voleva rovinarmi la giornata c’è riuscita. Dall’indagine demografica che ha condotto, è emerso un dato agghiacciante: nel 2051 ci saranno 11 milioni di italiani in meno! Mi sono venuti i sudori freddi e a tratti vampate di calore: 11 milioni di nostri connazionali in meno! Ma la popolazione dell’Italia diminuirà solo di 5 milioni perché 6 mila saranno “sostituiti” dagli extracomunitari. L'Ufficio statistico dell'Ue stima che la popolazione italiana passerà dagli attuali circa 58 milioni a poco meno di 52,5 milioni nel 2051. Nel cinquantennio preso in considerazione, si prevede che ci saranno circa 20,5 milioni di nascite a fronte di oltre 31,5 milioni di decessi con un saldo negativo di 11,2 milioni. Un altro dato significativo è che a metà del secolo ci saranno due persone in età da lavoro per ogni pensionato, a fronte delle quattro attuali. Da questi numeri si evidenzia quanto sia necessaria l’attivazione di una politica che favorisca  la ripresa delle nascite se questa tendenza non è radicalmente sovvertita si rischia, nel giro di qualche secolo, la completa scomparsa della razza italiana.

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categoria:immigrati, anziani, demografia
mercoledì, 01 febbraio 2006

Dalla rivoluzione industriale fino ad arrivare ai nostri giorni abbiamo assistito allo spostamento di masse dai paesi verso le città. Il motivo principale è sempre  stato quello della ricerca del lavoro. Con il passare degli anni i piccoli centri si sono sempre di più svuotati, con la conseguente crescita delle città. Il processo sembra irreversibile. Nel tempo ha visto interi paesi, un tempo popolati, diventare centri fantasma o abitati solo da persone anziane. Il fenomeno si è manifestato con maggior frequenza al sud, ma anche il nord o profondo nord non n’è rimasto immune. Leggendo il giornale di oggi, sono stato colpito da due vicende molto simili ma che riguardano due aree opposte del nostro meraviglioso Paese: la Sicilia e il Piemonte. I due centri abitati che rischiano di “morire”, anche se per motivi diversi, sono: Comitini nell’agrigentino e Quittengo nell’Alta Valle Cervo in provincia di Biella. Il sindaco del paesino siciliano pur di salvarlo da una fine ingloriosa, è disposto ad affittare gratis le abitazioni rimaste vuote purché i locatari risiedano in Comitini. Ma non si limita solo in questo, addirittura sta ristrutturando le abitazioni del centro storico in modo tale da dotarle di confort moderni. Il bando d’affitto avvantaggerà i nuclei familiari più numerosi e chi vorrà intraprendere un’attività commerciale.
Il piccolo centro montano piemontese nonché luogo di villeggiatura, è costituito per di più da seconde case, si ripopola solo nei mesi estivi e per il resto dell’anno rimane quasi deserto. Per popolarlo, il Consiglio Comunale ha votato un provvedimento che offre ai proprietari, l’abbattimento
dell’ICI (all’uno per mille) se decideranno di cedere in locazione le proprie abitazioni. Il tutto per incentivarne l’affitto verso chi vuole abitare a Quittengo ma non riesce a trovare abitazioni disponibili. Dei due provvedimenti, è sicuramente  più vantaggioso quello isolano, ma per chi ama la montagna, la Valle Cervo rappresenta un meraviglioso luogo ricco di natura e privo d’inquinamento. Io nel mio piccolo, per combattere lo “spopolamento” del mio Paese natale, avevo proposto agli amministratori locali di creare il “Paese Albergo” una sorta di albergo dislocato su tutta l’area urbana e che avrebbe garantito: turismo, lavoro, ricchezza, e paese abitato non solo nel periodo estivo, dunque attività commerciali che non erano costrette a chiudere  a causa dell’assenza di clientela. Gli amministratori (politici) hanno deciso però, di proseguire verso un’altra direzione con le  conseguenze che sono facili  da immaginare.

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categoria:demografia