Come ri
porta il quotidiano
Così il professor Mastrota prende in mano la situazione e si rivolge direttamente ai tre nordafricani: «Ragazzi, ora vi accompagno dalla preside che prenderà i provvedimenti necessari». Un gesto coraggioso, anche perché l’intera classe sembra in preda a una crisi di nervi, con gli studenti pronti a prendere le difese del terzetto. «Un clima aggressivo, violento, inspiegabile», commenterà poi il docente. Che però non si lascia intimorire. Ma mentre con i tre imbocca le scale per uscire dal plesso e recarsi nella sede centrale dell’Istituto è stato colpito con calci e pugni: “a momenti mi ammazzavano” è quanto ha dichiarato poi ai carabinieri il docente, ma ha anche raccontato che mentre i tre lo “pestavano” lo hanno anche le minacciato: “Sappiamo dove abiti, sappiamo come fare a vendicarci, ti facciamo a pezzi, figlio di p...”. Alla luce di questo e di tanti altri episodi che hanno come vittime i docenti, sarebbe il caso che il ministro Fioroni prendesse dei seri provvedimenti per dotare la scuola e i docenti di strumenti seri per impedire questa escalation di violenza. Forse sarebbe il caso di prendere in seria considerazione la reintroduzione del sei in condotta e i successivi provvedimenti e gli esami di riparazione a settembre.
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’assistenzialismo talvolta rischia di essere controproducente sia per gli stati che lo garantiscono che per gli stessi disoccupati che ne usufruiscono. Ne ha parlato in un libro intitolato “Io, Thierry F., professione disoccupato” un disoccupato “scientifico” francese che ha lavorato per soli 31 mesi in 24 anni come ricercatore e oggi vive con l' Assedic, un sussidio di disoccupazione di 600 euro mensili, che gli dà diritto ad una serie di vantaggi connessi, oltre naturalmente alla Cmu, una copertura medica universale e gratuita. Possiede un appartamento prestigioso di sua proprietà in una località nel centro della Francia e a chi gli chiede se non si sente un po’ in colpa, risponde: “Perché mi devo sentire colpevole? Ho solo seguito la legislazione francese alla lettera”.
: il caporalato. Già presente in alcune aree del sud, negli ultimi anni sembra che sia stato, se non del tutto,almeno quasi, debellato; anche se lì rimane da risolvere la questione del lavoro nero che continua a rappresentare una vera e propria piaga nelle regioni del Mezzogiorno d'Italia. Il caporalato, fenomeno tra i più sgradevoli di sfruttamento dei lavoratori, sembra invece che si stia consolidando nelle regioni più ricche. Ad esserne coinvolti sono gli extracomunitari di solito privi del permesso di soggiorno e bisognosi per il loro sostentamento di un lavoro. Di solito vengono reclutati nei pressi delle stazioni ferroviarie o di autobus, la comunicazione avviene attraverso un fitto ed incomprensibile passaparola difficilmente intercettabile dagli organi preposti al controllo. I lavori dove gli extracomunitari trovano più facilmente occupazione riguardano l'edilizia e quelli di manovalanza in genere, che ormai i nostri giovani sembrano snobbare. I "fortunati" assoldati dai caporali, sono fatti salire su pulmini e trasportati nei cantieri di lavoro. Chi vive al nord del Paese e all'albeggiare percorre l'autostrada si sarà già imbattuto in queste carovane cariche di gente destinata a guadagnarsi il pane in qualche sperduto luogo di lavoro, spesso lontano da occhi indiscreti e al riparo da curiosi. Chi li assume non si rende conto che sta calpestando le leggi e i diritti più elementari di uomini sventurati. Pur di risparmiare in manodopera trascurano il fatto che in caso di incidente sono loro i diretti responsabili e pertanto rischiano pene severissime. I caporali, di solito anche loro extracomunitari, nel reclutamento di manodopera realizzano importanti guadagni proprio attraverso lo sfruttamento di esseri umani: in genere sono pagati dall'imprenditore e dagli stessi operai che cedono una quota della loro retribuzione giornaliera. Per le vittime di questo malaffare non si è mosso nessun sindacato, nessun politico ha mai sollevato il problema. Le forze politiche che si definiscono più sensibili verso le problematiche legate agli stranieri li vorrebbero fare entrare nel nostro Paese senza nessun controllo, magari continuando ad alimentare ulteriormente i guadagni dei caporali e ad ingrossare gli eserciti della criminalità. Se i nostri stranieri arrivassero già con un contratto di lavoro, probabilmente riuscirebbero a vivere più dignitosamente e una maggiore integrazione sarebbe allora possibile.