martedì, 21 novembre 2006

 
A volte succede: un film italiano, "L'amico di famiglia", da vedere senza noia dall'inizio alla fine. A compiere il miracolo è questa volta, l'altezza degli interpreti e dei dialoghi. Paolo Sorrentino ha scovato un attore da applauso a scena aperta: Giacomo Rizzo. Qui, veste i panni di un vecchio le cui ripugnanti fattezze  esteriori sono lo specchio della peggior coscienza: un viscido usuraio che si trascina con andatura sbilenca, sacchetto di plastica che ciondola eternamente  in una mano, bandana che cinge le tempie per tener ferme le fette di patate contro il mal di testa ( persino durante l'amore).  In realtà, questo personaggio è la porta aperta su un mondo di uomini e donne che alla fine non sono poi così diversi da lui: l' industriale che corrompe l' usuraio, il genitore schiavo del pranzo di nozze  della figlia, la promessa sposa che si concede, e non al futuro marito...
Il regista non esprime alcuna condanna morale sull'attività usuraia del protagonista, anzi, i gesti ossessivi, l'opportunismo delle azioni, il cinismo e l'assenza di umanità in ogni parola, ne fanno un personaggio paradossalmente fascinoso. Forse perchè il male esercita sempre un suo fascino?  Comunque sia, alla fine del film si riesce persino a provare compassione e pietà, per questo "mostro". La creatura di Sorrentino, se mai avesse da insegnare qualcosa, sarebbe questo. Di fare attenzione, che non sempre bene e male hanno i confini netti; che scovarlo, quest'ultimo, è molto più difficile, quando non ha le sembianze repellenti e si annida tra le pieghe della normalità, del quotidiano; che nessuno si senta escluso, succede, nella vita, di essere molesti, o pericolosi, o morbosi, insomma ossessi, malati di qualcosa. Non a caso, sta scritto sulla locandina, e dirà a un certo punto il protagonista: "non confondere mai l'insolito con l'impossibile". Un film difficile  che ci assolve tutti, che ci giustifica, perchè in fondo lo sappiamo, di essere "orrendi" a modo nostro.
postato da: LiborioButera alle ore 06:25 | Permalink | commenti (3)
categoria:cinema, spettacolo, sicurezza, sociale, attualità
venerdì, 06 ottobre 2006

Risolto il mistero della magistrale interpretazione di Al Pacino nei panni di Micheal Corleone nel film il Padrino (uno, due e tre). Il ruolo dell’uomo di ghiaccio cucitogli addosso dal regista Francis Ford Coppola in realtà poggiava su basi sicure, tant’è che la disinvoltura dell’attore non passò affatto inosservata. Il mistero lo svela proprio l’attore: suo nonno era siciliano, ma non un siciliano qualunque, ma uno di Corleone, si, proprio così, corleonese DOC! «Mio nonno James venne qui in America dalla Sicilia quando aveva quattro anni. È un grande segreto, lo dico adesso visto che l'ho tenuto nascosto per tanto tempo, ma mio nonno era nato a Corleone». Dunque il dna e il sangue che scorre nelle vene dell’attore probabilmente hanno contribuito a donargli quell’aria di un uomo tutto d’un pezzo, disposto persino ad ammazzare fratelli e cognati sospettati di tradimento. Mizzicaaa!!!

postato da: LiborioButera alle ore 12:42 | Permalink | commenti
categoria:cultura, cinema
martedì, 12 settembre 2006

Il bello di Internet è quello di poter interagire con tutti, soprattutto con le istituzioni, che non rimangono più lontani dal territorio, ma attraverso questo mezzo sono a portata di click. Per fare un esempio concreto, in questi giorni sono in corso le votazioni per il “Premio del Pubblico” indetto dall'European Film Academy nell'ambito degli European Film Awards, la cui cerimonia di assegnazione si terrà a Varsavia il prossimo 2 dicembre. Gli organizzatori per favorire il voto degli spettatori, hanno attivato sul loro sito internet (www.peopleschoiceaward.org) la sezione voto.  In questo modo il pubblico potrà comodamente da casa potrà dare la propria preferenza. Le votazioni sono iniziate il 1° settembre e si concluderanno il 31 ottobre. I film in nomination sono: «Le mele di Adamo» di Anders Thomas Jensen; «Le particelle elementari» di Oskar Roehler; «Il figlio - Una storia d'amore» di Jean-Pierre & Luc Dardenne; «Joyeux Noel - Una verità dimenticata dalla storia» di Christian Carion; «La marcia dei pinguini» di Luc Jacquet: «Oliver Twist» di Roman Polanski; «Paradise Now» di Hany Abu-Assad; «Orgoglio e pregiudizio» di Joe Wright; «Romanzo criminale» di Michele Placido; «Something like happiness» di Bohdan Slàma; «Volver» di Pedro Almodòvar e «Wallace & Gromit: La maledizione del coniglio mannaro di Steve Box & Nick Park. La rete dunque diventa sempre di più determinante nonostante ci siano ancora molti a considerarla solo un gioco,  forse perché temono di perdersi nel mare d’informazione e di servizi che offre. Così facendo rischiano di rimanere tagliati fuori da una realtà straordinaria che, oltre a garantire la comunicazione immediata (basti pensare alle e-mail), mette a disposizione dell’internauta una fonte inesauribile d’informazione e servizi. Forse il governo dovrebbe puntare di più e con più coraggio sull’alfabetizzazione informatica di massa.

postato da: LiborioButera alle ore 22:58 | Permalink | commenti
categoria:cultura, politica, cinema, informatica, internet, informazione