giovedì, 07 giugno 2007

Certo che esistono preti capaci di abusi sessuali e pedofili. Certo che non dovevano prendere i voti. Ma da qui, a credere nella verità incontaminata del video firmato Bbc, ce ne passa. Ottanta docenti universitari che hanno visionato il documentario, hanno fatto notare una serie di falsità clamorose. A cominciare da quella che spaccia per documento segreto la lettera di Ratzinger, nella quale si fissava il regolamento di attuazione di una lettera apostolica di Giovanni Paolo II sui processi canonici. Quello che si definisce documento segreto, non soltanto era stato immediatamente pubblicato nel bollettino ufficiale del Vaticano, ma da allora continua ad essere consultabile sul sito della Santa Sede. Si afferma che l' istruzione vaticana "Crimen sollicitationis" del 1962 commina la scomunica a chi denuncia preti colpevoli di abusi sessuali, mentre è esattamente il contrario: è scomunicato chi, essendo a conoscenza degli abusi non li denuncia. Si confondono diritto canonico e diritto penale, la segretezza del processo canonico con il segreto del delitto, che non sta scritto in nessuna riga. Si ritiene che la nuova istruzione di Ratzinger "De delictis gravioribus" del 2001, renda più difficile perseguitare i preti accusati di pedofilia mentre al contrario lo rende più facile, facendo slittare il termine di decorrenza della prescrizione decennale dal momento in cui la piccola vittima ha compiuto i 18 anni di età. Agli esperti, il documentario quando andò in onda, circa un anno fa, sembrò quasi uno scherzo. Quel disgustoso pedofilo ex prete, le cui immagini aprono e chiudono il documentario, non sta parlando con la Bbc. Sta registrando un video concordato con gli avvocati di una causa civile miliardaria, contro la chiesa, i quali in cambio non si sono opposti a che questo mostro ricominciasse a circolare liberamente dopo sette anni di carcere.

Ma tutto serve, pur di scatenare una morbosa e brutale caccia alle streghe cattoliche. Una campagna vergognosa in cui tutto diventa lecito, il diritto alla generalizzazione, alla diffamazione, all'insinuazione, al delirio morboso che trasforma fatti specifici in fenomeni diffusi e fuori controllo, adombra complicità ad alti livelli, punta in alto per attaccare la tradizione della chiesa fondata da Gesù Cristo. Laicisti da strapazzo, che gli fa comodo dimenticare quanto per i cristiani tale genere di abuso è indubitabilmente peccato, e quanto per la loro morale laica è difficile fissare un confine che divida un amore 'diverso' da un' offesa all'umanità. Laicisti e creduloni, che in omaggio al dogma fanatico della cultura acritica secolarista, al culto morboso del "J'accuse!" imperante, adesso sono finalmenti pronti a inchiodare sulla croce un Papa incrocifiggibile.

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categoria:chiesa, televisione, censura, attualità
giovedì, 26 aprile 2007

Avanzata ormai nel Ventunesimo secolo, parte della scienza moderna ha sentito finalmente il dovere di riflettere sulle implicazioni filosofiche e morali derivanti dagli spaventosi sviluppi sull'ibridazione umano-animale ( embrioni costituiti al 99,9 per cento da geni umani e per lo 0,1 per cento da geni animali), l'ultima sfida che la tecnoscienza ha portato alla razza umana. Numerosi esperti del settore si sono dissociati dalla pericolosa asserzione della "neutralità" della scienza, dalla sua pretesa di una totale libertà, dal paradiso degli utilitaristi, da una scienza votata al piacere massimizzato e al dolore sconfitto che controlla la riproduzione e rimuove l'elemento destino dalla vita umana. Aristotele diceva che tutti gli uomini tendono naturalmente verso uno stato di maggiore conoscenza. Siamo cioè nati per sfidare i segreti della natura, e tuttavia siamo stati messi in guardia dalla conoscenza. La Bibbia si apre con l'avvertimento, dettato da Dio, sul frutto che garantisce la conoscenza del bene e del male, e chi non riconosce i limiti morali alla conoscenza scientifica non ha compreso il primo capitolo della Genesi. Con quali conseguenze? Tutte le domande morali in questa area erano state presagite da Mary Shelley in "Frankenstein", testo sul delirio di onnipotenza dell'uomo. Il dottor Faust di Marlowe perde l'anima in una corsa forsennata verso la gnosi assoluta. E il Faust di Goethe assaporando ogni esperienza resta indifferente a tutte nel suo onnivorismo.

Chi si arroga il diritto di fabbricare la vita, di interferire col suo disegno, cerca di modificare un processo naturale di milioni e milioni di anni di adattamento. Il patrimonio genetico insegna a sacrificarci per i nostri figli e mai il contrario; a giudicare il corpo umano e l'anima umana come "qualcosa a parte" dal resto della natura, da maneggiare con devozione e rispetto e da non ridurre a oggetto di curiosità ed esperimento. Ci insegna che l'essere umano è unico irripetibile non un clone o un prodotto. Sono pensieri semireligiosi, ma sono i distillati nella nostra storia evolutiva, residui di milioni di anni di sofferenza attraverso cui l'umanità è giunta fino all'attuale posizione di dominio. Metterli in dubbio equivale a mettere in dubbio ciò che siamo. E il rischio eugenetico è questo, la ridefinizione del genere umano e il calcolo costi - benefici scisso definitivamente dalla morale. E' la perdita della pietas e la convinzione che gli esseri umani sono oggetti da modellare secondo volontà. Lo scopo è rendere l'uomo superfluo. Una lesbica ha dato alla luce il bambino di suo fratello attraverso il vitro, un Istituto di ricerca in Virginia fabbrica embrioni al solo scopo di cannibalizzarne le cellule per gli esperimenti e stando alla scoperta degli scienziati australiani per cui gli ovuli possono essere fecondati senza sperma, c'è la prospettiva di femmine geneticamente create senza padri. Nel passato la scienza e la medicina erano circondate da un senso del decoro, ciò che poteva essere fatto compatibilmente con la dignità. La religione aiutava le persone a comprendere la morte e ad accettarla. Prepararsi alla morte era più importante che migliorare senza fine le possibilità di sopravvivere. Abbiamo perso queste attitudini salutari. Gli scienziati possono brindare alla vittoria finale sulla nostra mortalità. Ma una scienza che si fonda sulla banalità del male è cattiva scienza. Una scienza che esalta l'assoluta neutralità per negare la ragione è cattiva scienza.

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domenica, 15 aprile 2007

Sorprende questo Papa. Il suo pensiero sottile, una sottigliezza che però non è nè leggerezza nè silenzio, è anzi un atteggiamento che alla fine finisce per fare molto rumore, proprio come fa’ ogni uomo saggio secondo quanto scriveva  Kierkegaard. Sottile e discreto, come ogni parola che deve risultare quasi invisibile per essere efficace, e sta qui la sua forza. Il mondo oggi appare ancora spiazzato dal suo ragionare mite e acuto. Sorprende questo Papa, quando nel messaggio per la Quaresima appena trascorsa, dichiara che l’amore di Dio è anche eros. Utilizzando passi veterotestamentari, egli osa affermare che l’eros è iscritto nel cuore stesso di Dio. Il profeta Osea esprime questa passione divina con immagini audaci come quella dell’amore di un uomo per una donna adultera; Ezechiele parlando del rapporto di Dio [continua]

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categoria:cultura, chiesa, filosofeggiando, attualità
venerdì, 16 marzo 2007

Parliamo dei laici. Di quelli moderni che criticano la cultura moderna proprio in virtù del dubbio e della nozione di pluralismo. Per questi veri laici, si apre una grande occasione: battersi finalmente e a testa alta per una vera libertà, la libertà di chi è diverso da te, di chi parte da un'altra prospettiva  e ha qualcosa da dire  che ti interroga: la libertà dei vescovi nella loro intransigente posizione etica e culturale, antropologica e morale, sulla questione della famiglia. Il Vaticano continua a castigare, difendendo questa libertà, il mondo cattolico. La sede petrina non intende ritirarsi all'ombra di una iperclericale concezione vetero-concordataria, con i vescovi che si occupano solo di Dio. Una riflessione. Senza nemmeno volerlo, quasi costretta dall'aria dei tempi, la Chiesa occupa a parti rovesciate una posizione laica, liberale e perfino libertaria. Cosa intendo? E' un fatto culturale di grande e felice novità, nello spento teatro delle idee in Europa, che ci sia un paese in cui una bimillenaria istituzione si batte per far valere le sue idee nella società e nella politica civile, allargando il campo del dissenso, delle posizioni e della dialettica, e mettendo in discussione laicamente le premesse ideologiche del nostro stile di vita e della nostra identità di abitanti dell'occidente cristiano di questo tempo. Se è vero come è vero che la Chiesa sta avendo il merito di rompere le certezze granitiche di una società scristianizzata e contenta di non si sa cosa,  se è vero come è vero che si può dissertare su vita amore in una dimensione non banalmente edonista, se è vero come è vero che la Chiesa sta fornendo anche ai cittadini senza confessione religiosa e ad autorevoli intellettuali nella cui testa non rimbomba soltanto il già noto pensare, se, dicevamo, la Chiesa sta fornendo  di che riflettere,  allora si tratta soltanto di una occasione bella e seria e responsabile. Comunque la si pensi nel merito della questione famiglia, un vero laico non può che gioire di questo arricchimento, che mette in pericolo soltanto il conformismo noioso del pensiero dominante, e il già detto, il già saputo, cioè l'ideologia di cui si nutre la vita quotidiana delle persone nell'epoca in cui i matrimoni durano in media quattro anni- diconsi quattro!- e la scelta sempre più rara di dare la vita è affidata all'aborto selettivo.

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categoria:cultura, politica, vita, chiesa, filosofeggiando, attualità, società
martedì, 13 marzo 2007

 
Dalla Genesi alla genetica. "Io sono mio". Si potrebbe riassumere così l'ultimo comandamento che sta scrivendo l'uomo moderno, il quale assomiglierebbe più al testamento del de cuius, se non fosse per quanti, tra Papa e filosofi e  intellettuali lungimiranti  e scienziati cauti, tengono alta la bandiera dell'umanesimo. Perchè in questa semplice frase si può trovare una chiave interpretativa di quello che accade. Da quando, la cultura della separazione ha generato i maggiori guasti sociali: non più famiglia ma ruolo genitoriale monoparentale, non più madre e padre ma progenitore A e progenitore B, non più trasferimento obbligatorio del cognome di padre in figlio, ma possibilità di varianti secondo gusti personali. E ancora: la medicalizzazione del parto che da cura si trasforma in soppressione, l'eutanasia come principio dell'affermazione individuale sulla padronanza della vita. Tutti punti, questi richiamati, che appaiono a chi ha occhi per vedere, decisivi per il presente e il futuro degli esseri umani. Questioni che possono essere condivise da ogni persona di retta coscienza. Perchè la difesa dell'umano non riguarda solo chi ha fede ma anche, come dice con espressione faticosa ma efficace il filosofo tedesco Jurgen Habermas, tutti coloro che sanno cos'è l' "adeguata autocomprensione etica" del genere umano. Tutti coloro che, cioè, sanno riconoscere l'umano dove si manifesta. Perchè il rischio è quello dell'eclissi dell'umanità, per come è stata pensata e si è pensata fino ad oggi. Perchè non possiamo fare a meno di chiederci qual'è la società umana che vogliamo, e in che modo finiremo per percepire noi stessi come uomini. In un mondo moderno che si è inventato diritti che non esistono (alla felicità, alla soddisfazione, alla perfezione), abbiamo mitizzato una scienza che non è più scienza, ma una sua triste parodia, la tecnoscienza, la quale non fa mistero dei propri intenti manipolativi. Fatalmente portatrice di un atteggiamento antiumano, essendo l'essere umano considerato come oggetto tra i tanti, al pari di qualsiasi altro oggetto naturale. Diffidando della capacità della ragione di percepire la verità, ci siamo allontanati dal gusto della riflessione, abbiamo ritienuto che la coscienza individuale, per essere libera, avrebbe dovuto disfarsi sia dei riferimenti alle tradizioni, sia di quelli basati sulla ragione.  E così, incapaci di educarci e di educare  al desiderio della conoscenza, della verità autentica, alla difesa della nostra libertà di scelta di fronte ai comportamenti di massa, non abbiamo saputo nutrire  la passione per la bellezza morale, per la chiarezza della conoscenza. 
Forse è ora di iniziare a giudicare queste cose aiutati da qualcosa, da un pensiero razionale che pensi se stesso, da chi  sta mettendo in discussione quella che, con linguaggio husserliano, si può chiamare "ragion ridotta". Occorre qualcuno che dica della vita e della morte, di significato della realtà, di libertà e coscienza, di morale e ragione.  La Chiesa, questo Papa, tanti intellettuali e tanti scienziati, questo coraggio ce l'hanno, e alla fine penso che sulla loro forza è possibile anche per altri pensare altrimenti vita, dolore e morte, con senso positivo. Buona esistenza perchè corrispondente al volere di chi l'ha data.
E' una riflessione malinconica e pressante, paradossalmente laica fin nelle sue radici e insieme attenta alla dimensione religiosa dell'esistenza, qualunque cosa questa espressione voglia significare per ognuno di noi. E' un punto interrogativo che spazza via le banalizzazioni alle quali siamo abituati, le battagliette  tra clericali e anticlericali, l'indifferenza etica spacciata per progressismo scientifico, l'evoluzionismo selettivo in marcia trionfale verso non si sa dove. E dà un senso anche alla ormai sgangherata famiglia moderna, all'amore moderno, alla sessualità umana. Resta l'inquietudine per il pensiero unico dominante: io sono soltanto mio e non devo rispondere di alcunchè, sono il creatore di me stesso.
 
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categoria:cultura, etica, vita, chiesa, idee, filosofeggiando, critica, attualità, società
lunedì, 12 marzo 2007

Dico o non dico, forse dicevano o hanno già detto? Boh! L’unica cosa certa è che la confusione regna sovrana soprattutto tra le forze di maggioranza lacerate dalle anime diverse che la compongono. Anche nel centro-destra, certo in misura minore, regna un po’ di confusione: non a caso Taradash e Della Vedova erano in prima linea a manifestare nel dico-pride.

In questo movimento pro-dico di una cosa però sono tutti sicuri: nell’aver individuato il nemico assoluto da combattere, la Chiesa. Infatti lo slogan “Libertà per noi e dittatura per gli altri” si è materializzato durante la manifestazione di piazza Farnese. Diversi erano gli slogan blasfemi e poco educati urlati in libertà contro il Papa per non parlare dei numerosi poster giganti che vedevano l’immagine del Santo Padre ritoccata e resa volgare, che a confronto le vignette contro il Profeta sono bazzecole.  Ciò nel rispetto della propria sacrosanta libertà di manifestare, guai però se è la Chiesa a dire la sua, guai, per questi amanti della “loro” libertà; l’Istituzione Religiosa si deve occupare solo di anime e non deve assumere nessuna posizione, perché altrimenti viene tacciata come oscurantista, complottista eccetera eccetera.

Verrebbe da dire un po’ di rispetto per favore, ma questa ormai è una società che si indigna solo per cose che un tempo erano “normali” e che oggi invece rischiano di diventare “trasgressive” come è accaduto a Biella quando i giovani di destra hanno deciso di fare una sorta provocazione verso il gay pride festeggiando l’Eteropride. Apriti cielo, dalle donne di sinistra sono arrivate critiche durissime verso la locandina che vedeva una donna nuda, seduta di spalle, con le braccia coperte da lunghissimi guanti neri e la testa chinata all’indietro, come se immagini del genere non se ne fossero mai viste in televisione.

E’ un inno al “machismo” sostiene, in una lettera pubblicata su “Liberazione”, la portavoce dei giovani comunisti rivolgendosi a Giorgia Meloni responsabile di azione Giovani e vicepresidente alla Camera dei deputati. L’iniziativa offende le donne, le considera come un oggetto subalterno al maschio, continua nella lettera. Ma per piacere… adesso si sta esagerando. Fermo restando che la libertà di manifestare è un diritto sancito dalla Costituzione e riguarda tutti destra, sinistra, centro, su e giù e trick e track, mi chiedo (con tutto il rispetto di questo mondo) se è più volgare un volantino come quello descritto o una carovana di uomini muscolosi in tanga di pelle che amoreggiano sui “carri” a mo’ di baraccone da circo, nascondendosi dietro uno pseudo orgoglio gay?

mercoledì, 07 marzo 2007

 
 
Nella disputa teologico-sociale moderna, da un punto di vista semantico ci ritroviamo nel cuore di un tema affascinante, il rapporto tra individuo e soggetto. Il concetto di "individuo" è amato dai nuovi illuministi e dai libertisti che lo pongono al centro del mondo e dell'economia, è osannato dagli scienziati sciolti dai lacci dei limiti dell' etica. Per tutti, è motore e metro di giudizio delle decisioni del nostro tempo: a lui sono attribuite tutte le conquiste positive che sappiamo, la conquista della libertà, dei diritti individuali, l'autoreferenzialità che non ha bisogno di Dio, l'ottimismo del progresso, la fede nella tecnica eccetera.  Il Settecento fece scoprire la razionalità perfetta e neutrale dell' homo oeconomicus, che utilizzava il suo razionicio per compiere una scelta tra le molte possibili, lasciando da parte gli elementi spontanei, le intuizioni, le esperienze, l'emotività, le interazioni. Poi venne fuori che questo processo di formazione delle decisioni si era rivelato insoddisfacente. Le scienze cognitive avevano evidenziato gli errori sistematici del ragionamento umano, e cioè che con la sola razionalità l'uomo non era in grado di esprimere una preferenza equilibrata e di raggiungere una piena soddisfazione. Nonostante ciò, oggi per alcuni settori della società, l'individuo è ancora "homo oeconomicus",  tradotto, il finto eroe della modernità, l'uomo piatto, costretto a produrre e consumare ciò che produce, conteso da ricerche e statistiche di mercato, il destinatario inconsapevole di desideri e necessità indotti. Diciamo la verità,  un pò l'uomo vuoto e impagliato di T. S. Eliot, il signor K. del processo kafkiano vittima del suo destino. Un insipido amorfo individuo.
Se non fosse che un certo Tommaso d'Aquino, con il suo "individuum est ineffabile", dà all'uomo la possibilità di riprendersi il senso dell'  esistere: l'individuo è, nella sua complessità, indecifrabile e insondabile, ossia è "soggetto" irriducibile. Certo, lo sappiamo bene, anche il soggetto è una figura filosofica non priva di problemi. Ma vuoi mettere lo scavarsi dentro, l'esplorarsi di Agostino e di J.J. Rousseau, la fede angosciata di Kierkegaard, il travaglio personalissimo di  Simon Weil e l'ostinata ricerca dell'anello di congiunzione tra fede e ragione di Ratzinger filosofo? Saranno pure  autori tutti religiosi, con il loro continuo riferimento a Dio, ma ciò che più mi convince di quelle pagine  è lo splendore della verità, e cioè  la certezza che l'uomo esiste come soggetto pensante, come essere complesso e infinito che non si arrende alla superficialità del vivere e alla miserabile riduzione a una sagoma, a un punto, a una particella, in cui lo stringono scienza e società moderne. E allora ci metto, per rendere la pariglia, il soggetto  scolpito a tutto tondo da quel perverso maestro di stile che era il laicissimo Baudelaire, un pizzico dell'idiozia di Miskin, il principe di Dostoevskij, qualche goccia del pagano Adriano, l' imperatore della Yourcenar che non fu mai pronto alla morte,  e il  Pasolini disperato e rabbioso che provò a rispondere "del selvaggio dolore di esser uomini". A me basta questo, ne sono certo: il "soggetto" è molto più interessante e moderno dell'"individuo". E anche vivo. Uno che può perdere, ma è vivo.
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categoria:cultura, vita, chiesa, papa, filosofeggiando, attualità, società, moralità
giovedì, 01 marzo 2007

 
Succede che un Papa non si cura dei consigli di chi auspica che il suo parlare sia votato esclusivamente al dogmatismo. Succede che un Papa continua a dimostrare che occuparsi delle cose di lassù non significa, ipso facto, non vedere le cose di quaggiù. Succede che un Papa dà sì sorprendenti stoccate a questa società intorpidita che viene da chiedersi com'è che quando il saggio indica la luna, l'imbecille guarda il dito. Per la ragione, minore, che non è colpa della sede petrina se ha cose da dire più interessanti di tanti laici, quelli che l'ingerenza papalina è uno scandalo, quelli che il tentativo di ancorare la modernità a un'intuizione meno capricciosa della vita e della morte è uno scandalo, quelli che mantenere vigile il senso dei limiti che non è bene valicare è uno scandalo: tanto zelo e pure tanta noia, bigottismo all'incontrario, vana galvanizzazione mentale. E per la ragione, maggiore, che dietro il progresso scientifico che si giustifica in nome del diritto alla felicità per tutti  e del presunto benessere degli individui c'è il tentativo di ridisegnare il senso stesso dell'uomo. Prendi la deriva eugenetica nella selezione degli embrioni. Prendi la diagnosi prenatale che evita il "peggiore" e la diagnosi preimpianto per avere il "migliore". Prendi madri e padri post-moderni con l'ossessione del "figlio perfetto" che  potranno avere un bambino di propria scelta, secondo criteri sanitari. La fascinazione misteriosa e imprevedibile della vita ridotta a una lotteria genetica dove si pesca il già programmato, il già prescelto. Aridamente. Asetticamente. Disumanamente. O prendi una parte del corpo della donna, seleziona le ovaie, somministra ormoni, aspira gli ovuli che a quel punto invece di uno come al solito, saranno una decina. E li vendi. Con la benedizione legalizzata degli scienziati. Sta succedendo ora. La scienza antiumana che tradisce l'uomo. La scienza che non vede più nell'uomo un essere fatto di soggettività, tempo, coscienza, finalità. Qualcosa di misterioso, irriducibile, destinato a rimanere tale, lontanissimo da una "macchina umana" divisa e divisibile.
Mentre sempre quel Papa resiste sulla trincea della difesa dell'umano, non ha paura di smascherare la faccenda per quella che è, e cioè una madornale eclissi della ragione. Mentre sempre quegli imbecilli si lamentano che la Chiesa non deve entrare nelle coscienze civili dei cittadini, nelle discipline pratico-politiche come le materie bioetica e coniugale, squisitamente tecniche e giuridiche, visto, che diamine, siamo in uno Stato laico, moderno e secolarizzato. Perbacco,  non ce ne eravamo accorti!
lunedì, 26 febbraio 2007

La notizia è di quelle che faranno certamente discutere, la riporta il quotidiano La Stampa: ero gay e sono guarito.  Luca Di Tolve è questo il nome dell’ex gay ha dichiarato: “Quella - racconta - che mi sono conquistato dopo sei anni di terapia riparativa dell’omosessualità: tre rosari al giorno, gruppi di ascolto, studio della Bibbia e dei testi di Josè Maria Escrivà, il fondatore dell'Opus Dei. Adesso, finalmente, sono guarito”. Miracolo? lui sostiene di Sì. A quanto pare nei suoi trascorsi di omosessuale non era uno tranquillo capace di passare dalle eleganti suite newyorchesi al sesso rubato in una «darkroom», dall’ufficio dove dirigeva un team di persone a un parco di notte a consumare rapporti.  La svolta - come riporta il quotidiano - avvenne per caso: Un giorno un amico omosex dimenticò a casa sua alcuni appunti di filosofia. Luca li sfogliò per curiosità e s’imbattè nelle teorie di Joseph Nicolosi. Spiega: «All'inizio ebbi voglia di prendere a pugni questo signore e le sue idee. Però non riuscivo nemmeno a liberarmene. In fondo che cos'era quell'andare in giro per parchi se non la conferma che anch'io ero vittima di pulsioni, di nevrosi di cui dovevo liberarmi? E perché non riuscivo a raggiungere la felicità con un ragazzo, uno dei tanti conosciuti in quegli anni? Perché nei maschi mi guardavo come in uno specchio, ma era della diversità di una donna che avevo bisogno».
Abbandonò il buddismo, ritrovò il cristianesimo e scoprì per la prima volta l’identità di uomo. «Non dico che sia stato facile, devi saper rinunciare, fermare la caccia al sesso compulsivo che prima praticavo istintivamente». Ci sono voluti sei anni, qualche caduta qui e lì, molta volontà, anche - e un tempo gli sarebbe apparso impensabile - tante preghiere. «Tre rosari al giorno, i corsi del gruppo Chaire e quelli di Living Waters. Un anno fa ho conosciuto la mia fidanzata. Di me sa tutto e ha accettato di starmi accanto». Stanno mettendo da parte i soldi per sposarsi, conta di farcela nel giro di due anni.

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categoria:etica, vita, chiesa, scienza, speranze, attualità, società, moralità
sabato, 17 febbraio 2007

L’ultimo attacco del Papa è destinato ancora una volta ad alzare il solito vespaio di polemiche, ma questa volta Benedetto XVI ha puntato il dito verso quei gruppi di potere capaci di influenzare le scelte politiche di uno Stato. “pressioni di lobbies capaci di incidere sui processi legislativi" contro la famiglia. Ha parlato di "divorzi e unioni libere" in aumento, mentre "l'adulterio - ha detto - è guardato con ingiustificabile tolleranza". Quindi è tornato affermare che il matrimonio e la famiglia hanno un ruolo cruciale per il destino dell'uomo. "Solo sulla roccia dell'amore coniugale di un uomo e una donna - ha aggiunto Benedetto XVI - si può edificare una vera comunione". La famiglia, ha denunciato il pontefice, "mostra segni di cedimento" per colpa delle pressioni di "lobbies capaci di incidere negativamente nei processi legislativi". Inoltre ha messo in evidenza il pericolo rappresentato dalle sette. Un fenomeno che sta erodendo ogni anno terreno alla chiesa cattolica. Colpa, ha affermato, del crescente "secolarismo edonista post-moderno". "Davanti alle sfide dell'attuale momento storico - ha aggiunto - le nostre comunità sono chiamate a rinsaldare la loro adesione a Cristo per dimostrare una fede matura e piena di gioia. E nonostante tutti i problemi enorme sono le potenzialità spirituali a cui può attingere l'America latina dove i misteri della fede sono celebrati con fervida devozione".  Adesso la parola passa a chi accecato dalla politica riduce queste profonde affermazioni in mera discussione politica, spogliandole dal vero significato.