mercoledì, 31 gennaio 2007

Ricevo questa straordinaria relazione elaborata dal mio giovane amico Giuseppe Terrasi assieme a Remo Luigi Quintino della Free Software Free Society e da un altro suo amico che ha preferito rimanere anonimo. Nella relazione si parla del software libero e dell’uso che se ne potrebbe fare nelle scuole con un conseguente risparmio economico. Se vi ricordate qualche mese fa ho partecipato al Linux Day di Biella organizzato dall’associazione BiLug, e ho realizzato un'intervista video [link]

Il Software Libero come Firefox, Thunderbird, OpenOffice e le varie distribuzioni GNU/Linux, nel corso dell'ultimo decennio ha subito un incremento drastico di utilizzatori. Non si tratta più di un hobby per smanettoni, ma di prodotti maturi e alla portata di tutti.
La differenza con i programmi a "sorgente chiuso" sta nella licenza di utilizzo (esempio: la licenza GPL che permette la copia, modifica e redistribuzione del software a patto che questo venga redistribuito alle stesse condizioni), nella frequente gratuità (anche se ciò non è esplicitamente richiesto dalla licenza) e nel modello di business (non incentrato sulla vendita di licenze d'uso ma sui servizi accessori legati al software).

In generale, come si evince dalle esperienze positive avute principalmente all'estero, questa filosofia favorisce la libera circolazione della cultura in generale.
Basti pensare alla diffusione (soprattutto in Francia) della musica distribuita sotto licenza
Creative Commons (un caso su tutti è il fenomeno Jamendo.com e il suo sterminato database di album sotto questa licenza), oppure ai libri, i quali grazie a questo tipo di licenza possono diffondersi via web ed essere letti direttamente sul proprio pc.
Un "caso" molto attuale è la decisione della biblioteca nazionale cilena di adottare la licenza Creative Commons (per ulteriori informazioni vedere
Punto-Informatico).
Un esempio di cultura libera, su tutti, è Wikipedia, che è l'enciclopedia libera più grande al mondo (la versione inglese conta 1.600.000 voci).

La cultura, come patrimonio collettivo, deve essere: libera, cioè svincolata da ogni forma di interesse politico, sociale ed economico; aperta, ad ogni forma di contaminazione e mediazione; gratuita, non soggetta a restrizioni quali marchi, brevetti, copyright, in modo da favorire una maggiore circolazione della stessa; decentralizzata, ovvero non in mano a chi detiene il 'potere informativo', così da favorire una 'cultura' che sia partecipazione attiva e scambio reciproco, a-gerarchica e orizzontale; equa, cioè accessibile a tutti, e non potere di pochi su molti, portatrice di idee e valori globali ma eterogenei, e non del pensiero unico.
La cultura libera, intesa in questo senso, può creare dei circoli virtuosi favorevoli alla libera diffusione del sapere.

Passando ad analizzare il software libero, questo: educa alla legalità perché permette, sia all'insegnante che all'allievo, l'assoluta libertà di copia, fondamento dello scambio della conoscenza, senza dover ricorrere alla "pirateria informatica"; è rispettoso della libertà d'insegnamento, perché permette all'insegnante di scegliere la soluzione e il fornitore che più si adatta alle sue esigenze conoscitive e didattiche; incentiva l'economia locale,non discrimina i soggetti su base economica, ma li seleziona su base meritocratica.  perché la licenza GPL permette di vendere software e i servizi ad esso legati e le scuole stesse, attraverso l'uso di sistemi GNU/Linux, possono contribuire ad alimentare questa economia virtuosa;


L'uso di software libero nelle scuole è attualmente affidato a docenti "pionieri" che, fiutando l'opportunità che può fornire questo software (possibilità di riutilizzo dell'hardware "obsoleto" e possibilità di reinvestire in formazione grazie al risparmio derivante dal mancato pagamento delle licenze), stanno cercando di introdurlo gradualmente nelle proprie scuole. Purtroppo attualmente non esiste un piano di diffusione del software libero nelle scuole italiane, per la carenza di figure professionali per il ruolo in questione e per la mancanza di politiche serie che spingano in questa direzione.

Ritengo che la scuola debba essere il motore della libera cultura e che questo sia auspicabile anche da un punto di visto prettamente informatico, dal momento che l'Open Source è adatto al mondo dell'Istruzione principalmente per due motivi: consente agli studenti di apprendere di più in quanto permette di "guardare dentro" e capire meglio come funzionano i computer e i sistemi operativi; permette di allargare le piattaforme di apprendimento degli studenti favorendo la formazione di competenze diversificate.

Concretamente, un sistema libero come Gnu/linux può essere usato in molti ambiti all'interno di una scuola: nella parte amministrativa, per gestire i registri di classe, i programmi di contabilità, sui server, per gestire reti e servizi in rete; nella didattica, attraverso l'uso dei numerosi programmi specifici per le varie discipline (es: programmi Open Source per la fisica o la matematica), l'uso di prodotti di ufficio (es: OpenOffice); nello studio quotidiano degli studenti, dal momento che si tratta spesso di programmi gratuiti, che possono essere distribuiti facilmente.

Per realizzare questi scopi il software non manca: SoDiLinux, Edubuntu, Damn Small Linux
Il primo è una raccolta di software didattici; il secondo è una distribuzione GNU/Linux basata su Ubuntu specificamente orientata al settore "educational", che è possibile utilizzare in tutti i rami dell'istruzione (dalla scuola elementare all'università); il terzo è una distribuzione GNU/Linux utilizzata per rigenerare i computer obsoleti.
Per ulteriori informazioni sull'argomento scuola e software libero si rimanda a http://www.linuxdidattica.org. Inoltre, i LUG (Linux User Group), le associazioni locali di volontari che provvedono alla diffusione e al supporto del software libero e di GNU/Linux in particolare, possono fornire un aiuto concreto a chi si avvicina per la prima volta a questa realtà. Se volete conoscere il LUG più vicino a voi qui c'è la lista.
ne sono alcuni esempi.

Vale la pena introdurre il software libero nelle scuole, con i citati vantaggi economici e "filosofici", ma ovviamente con dei costi iniziali di formazione del personale? La risposta, a conti fatti, dovrebbe essere sì.

Concludendo, si tratta evidentemente di un argomento molto vasto, che coinvolge molte tematiche sociali, come il tema della circolazione del sapere, il dibattito sulle questioni connesse alla tutela del diritto d'autore, il tema dei formati aperti, e si estende, dunque, anche a questioni di carattere "non tecnologico".

Firma
Giuseppe Terrasi

Remo Luigi Quintino, Free Software Free Society
domenica, 07 gennaio 2007

E’ sempre la solita musica, le quotazioni del petrolio calano a picco ma i prezzi di benzina e gasolio alla pompa rimango fermi. Per tutto novembre e dicembre le compagnie petrolifere non hanno, infatti, praticamente messo mano ai prezzi, rimasti sopra 1,23 euro nonostante il petrolio abbia solo sporadicamente superato la soglia dei 60 dollari al barile. La solita vergogna italiana! Le associazioni dei consumatori invocano l’intervento del governo che a quanto pare è stato distratto prima dalla vigilia delle feste con l’annessa sorpresa finale della Finanziaria, poi con i festeggiamenti veri e propri per averla approvata. “Con il petrolio sotto i 56 dollari e con l'euro rivalutato sul dollaro a 1,30-1,31 - afferma la Federconsumatori - il prezzo della benzina dovrebbe scendere a 1,15-1,16 euro al litro”. Il Codacons invece denuncia come l'Italia sia ai più alti livelli in Europa per il costo dei carburanti, mentre l'Adiconsum chiede al governo che “il prossimo decreto sulle liberalizzazioni preveda un sistema di aggiornamento dei prezzi dei carburanti, non più giornaliero, ma periodico, e chiede all'Antitrust di verificare il grado di concorrenza tra le compagnie petrolifere”. Nel frattempo il cittadino continua a pagare. Ricordo a chi legge che più è alto il costo dei carburanti più incidono le accise, in parole povere maggiori sono gli incassi per lo Stato. Sarà mica questo il vero motivo della distrazione dei nostri ministri?

martedì, 12 dicembre 2006

Faceva tenerezza Prodi mentre subiva la contestazione dei visitatori del Motor Show nella sua Bologna. Gli urlavano:” buffone e mortadella”. I fischi erano davvero assordanti. Lui ha accusato che erano dei “fascisti organizzati”. Striscia la Notizia invece con l’aiuto di Red Ronnie, presentatore al Motor Show, ha dimostrato che non c’era proprio nulla di organizzato, anzi è stata una contestazione spontanea del pubblico presente, sbugiardando per l’ennesima volta il povero Prodi. La contestazione con cori da Ultrà lo ha costretto ad interrompere la sua visita tra gli stand e rifugiarsi nei locali del blocco servizi della manifestazione. Scortato dal “patron” dell'evento, Alfredo Cazzola, e da numerosi agenti delle forze dell'ordine, pronti a formare una barriera di protezione per evitare problemi di sicurezza, povero Prodi. Mi ha fatto tenerezza, allo stesso modo, quando ho sentito gli slogan degli insegnanti che protestavano contro i tagli alla scuola, e poi, ancor di più, quando i precari lo attaccavano accusandolo di essersi servito dei loro voti e poi di averli abbandonati, povero Prodi. Che tenerezza mi ha fatto quando le forze dell’ordine nella manifestazione di protesta contro il suo governo lo accusavano di aver tagliato le risorse necessarie per garantire l’ordine pubblico, anche lì, il suo nome era abusato negli slogan, povero Prodi. E poi che dire della felicità di Confindustria per il taglio del cuneo fiscale a scapito dei contribuenti e delle classe più disagiate? Anche in quel caso mi ha fatto un’enorme tenerezza sentire le dichiarazioni rilasciate ai giornalisti: “adesso l’Italia riparte, lo sviluppo è assicurato”. Ma soprattutto che tenerezza mi ha fatto vederlo lottare con gli alleati per predisporre in Finanziaria incentivi sostanziosi per chiunque volesse cambiare il frigorifero, che tenero che è stato, sicuramente il pensiero sarà arrivato lì, da quelle persone che faticano ad arrivare a fine mese, in questo modo e con il nuovo elettrodomestico sicuramente il pane vecchio si manterrà meglio…

lunedì, 26 giugno 2006

Mancano pochi giorni e poi via con i saldi, come sempre la prima città ad aprire  le danze è Napoli, si parte venerdì 30 giugno. A ruota seguiranno Milano e Torino, mentre i romani dovranno attendere l’8 luglio.  Visti i tempi grami, da alcuni anni a questa parte, i saldi rappresentano un immancabile  appuntamento sia  per i consumatori che per gli stessi commercianti.  Sebbene i consumi nell’ultimo periodo siano aumentati del 4% circa, gli esercenti arrivano all’appuntamento comunque con i magazzini straboccanti di merce. Complice anche il fattore climatico, infatti, quest’anno la stagione estiva è partita con gravissimo ritardo a causa del tempo incerto e non è ancora pienamente decollata. Questo aspetto però dovrebbe favorire i consumatori che possono contare su quasi tutta la linea estiva ancora in larga parte stoccata nei magazzini e che la potranno acquistare con uno sconto medio del 40%.  Dal 30 giugno assisteremo alle lunghe code nei negozi per assicurarsi il capo di moda, ma c’è tempo, la stagione dei saldi dura, infatti, un paio di mesi, pertanto di tempo per fare acquisti ce ne in abbondanza. Lo stesso non si può dire della disponibilità economica delle famiglie che, ahimè, anno dopo anno, complice il caro l’Euro, l’hanno vista rapidamente diminuire. 

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categoria:informazione, società, caro vita
lunedì, 12 giugno 2006

Adusbef e Codacons denunciano un’ingiustificata impennata dei prezzi per i lidi e l’affitto degli appartamenti nelle località turistiche. E’ un’estate caldissima dal punto di vista dei rincari: Un giorno al mare per la famiglia-tipo (due adulti e due figli a carico) dovrebbe costare da 57 a 250 euro, cioè il 14% in più rispetto allo scorso anno. Secondo il presidente di Adusbef, Elio Lannutti, per andare in vacanza su una spiaggia a 30 chilometri da casa (ciò che non sembra possibile per tutti gli italiani), la famiglia-tipo spenderà 8 euro di benzina; 4 per ingresso nello stabilimento balneare; 30 per l'affitto di ombrellone, lettini e sdraio. Una cabina per spogliarsi farebbe salire il conto di altri 5 euro. Altri 4 euro per parcheggiare l'auto. Per una colazione molto modesta (4 panini, 2 bottiglie di minerale e 2 caffè) se ne andranno altri 16 euro. Ma questa famiglia-tipo spartana potrebbe affittare un pedalò (7 euro); mangiare 2 fette di cocco fresco; prendere 2 bibite e 2 gelati (6 euro). E la tentazione di mangiare al ristorante costerebbe 35-50 euro a persona. Ma se la stessa famiglia tipo scegliesse di andare una settimana al mare, spenderebbe circa mille euro. Quest’anno sempre secondo Lannutti, molti lavoratori rinunceranno alla vacanza al mare, il caro prezzi sta influenzando anche le scelte del cosiddetto “ceto medio” che invece della solita crociera quest’anno opterà per l’affitto di una casa al mare.

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categoria:sociale, società, scandalo, denuncia, caro vita
venerdì, 24 febbraio 2006

Ancora pochi giorni di vita per l’amato e odiato scontrino fiscale. L’ultima finanziaria ne ha decretato la morte per quegli esercizi che “dialogano” telematicamente con l’amministrazione finanziaria. Per il cliente rimane comunque la possibilità, su richiesta, di avere una fattura che certifica l’acquisto effettuato. La norma è contenuta nel comma 431 della finanziaria 2005, è prevede infatti che “la trasmissione telematica dei corrispettivi sostituisce l'obbligo di emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale fermo restando l'obbligo di emissione della fattura su richiesta del cliente”. La nuova procedura “costituisce un'ulteriore semplificazione degli adempimenti contabili per i soggetti che svolgono attività di commercio al minuto e assimilate in locali aperti al pubblico, con particolare riguardo per il settore della grande distribuzione, già esonerati dall'obbligo di emissione della fattura se non richiesta dal cliente e tenuti alla certificazione fiscale dei corrispettivi mediante il rilascio della ricevuta o dello scontrino fiscale”. Già con lo scontrino fiscale molti esercizi fanno i furbi e non lo emettono risparmiando un bel po’ di “quattrini”, adesso l’invio telematico riuscirà a garantire che tutti paghino l’iva? Questo oggi non lo possiamo sapere, anche se le sanzioni, per gli evasori,  sono  abbastanza salate.  Le violazioni per la trasmissione sono punite con la sanzione amministrativa prevista nell'ipotesi di mancata emissione, od emissione con importi inferiori, di ricevute e scontrini fiscali, pari al 150 per cento dell'imposta corrispondente all'importo non documentato, oppure con la sanzione amministrativa prevista per l'omessa installazione degli apparecchi misuratori, da 1.032 euro a 4.131 euro e infine con la sanzione accessoria disposta per l'omessa installazione degli apparecchi misuratori, costituita dalla sospensione della licenza o dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività nei locali ad essa destinati per un periodo da quindici giorni a due mesi e, in caso di recidiva, da due a sei mesi.

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categoria:economia, caro vita
lunedì, 21 novembre 2005

Il caro vita causato dal cambio della divisa monetaria nazionale, ha determinato il raddoppio del prezzo di qualsiasi bene. A sentire l’ISTAT l’inflazione è aumentata solo di qualche punto percentuale, ma stranamente quella percepita (reale) viaggia intorno al 100% con un evidente raddoppio del prezzo del prodotto. Basta pensare che con cento mila lire si riempiva il carrello della spesa, adesso con cinquanta Euro, ci compri pochissimi prodotti. Il caro vita ha determinato un salasso per le tasche dei cittadini, al punto che c’è stato il crollo degli acquisti che hanno contribuito ad incrementare la crisi che si è abbattuta sull’occidente dopo l’undici settembre. Ancor prima della tragedia alle torri gemelle e all’avvento dell’euro, c’era un altro settore dell’economia Italiana che sguazzava nella crisi e che ne la politica nazionale ne tantomeno quella comunitaria, riuscivano,  se non con contributi a pioggia per non coltivare i terreni, a darle sollievo. Mi riferisco all’agricoltura e alla produzione agroalimentare. I coltivatori sono pagati per non produrre, così vaste aree agricole negli anni sono state lasciate incolte causando la crescita della disoccupazione e producendo meno ricchezza che avrebbe contribuito all'incremento dell’inflazionato Prodotto Interno Lordo.  

Ritornando al caro vita, va detto che oggi i  prezzi al produttore rimangono molto bassi, in Sicilia ad es. un kg di buonissime arance, un grossista le compra alla modica cifra di 20/25 cent. per poi rivenderle ai costi che conosciamo. E’ strano apprendere che chi detiene la ricchezza producendola, a malapena riesce a pagarsi le spese di produzione e chi, invece, le compra riesce a ricavarne un utile altissimo caricandogli un sovraccarico del 500%.  Le cause di questa enorme disparità si possono ricavare da due aspetti fondamentali: primo, i grossisti in Italia sono in pochi, non si fanno concorrenza e si mettono d’accordo determinando il prezzo di acquisto e quello di vendita; secondo, con l’importazione di prodotti extracomunitari, a prezzi stracciati, si invade il mercato nazionale (con qualità dubbia e con trattamenti chimici vietati in Europa) ed europeo facendo crollare i prezzi del prodotto italiano. A pagarne le spese, è sempre il consumatore e il povero produttore che è costretto a cedere la propria merce a dei prezzi ridicoli, con un acuirsi della crisi del settore. A guadagnarci come al solito sono i signori che gestiscono il mercato: I grossisti. Per cercare di rimediare a questo disastro, è partita un’importante iniziativa portata avanti dalla Camera che ha convertito in legge un decreto, dando via ai “Farmers Market” dove i produttori possono vendere i loro prodotti direttamente nei mercati comunali  saltando il cappio degli intermediariai, questo dovrebbe portare ad un abbassamento dei costi finali. Altre nazioni come la Francia e gli Stati Uniti li hanno attuati riscontrando un notevole successo e contribuendo all'abbassamento generale del prezzo dei prodotti agroalimentari. L’Italia è un paese strano, speriamo che almeno in questo riusciamo ad uniformarci al resto dei paesi più evoluti (?).

 

 

 

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categoria:agricoltura, agroalimentare, caro vita