lunedì, 07 maggio 2007

Nei mesi scorsi ha fatto scalpore un video che riprendeva una professoressa di Lecce mentre seduta in Cattedra si lasciava palpare tranquillamente dai propri studenti. La professoressa Monteroni, è questo il suo nome, si difese sostenendo che non si era accorta di ciò che stava succedendo in classe e che in realtà i ragazzi simulavano il “palpeggiamento”. Il video fece il giro del mondo attraverso il web e seguirono polemiche, accuse e difese da parte di tutti gli interessati. In pratica per l’insegnante, che aveva avuto un incarico di supplenza annuale, quest’anno scolastico si è chiuso in anticipo dal momento che la misura cautelare applicata dal gip scadrà il prossimo 30 maggio, dice SudNews. Ma la vera notizia è che in questi giorni in rete è apparso un altro video la cui protagonista sembrerebbe di nuovo la stessa prof. In sostanza qui compare la donna che in aula sta parlando in piedi al telefono e un alunno che simula da dietro il rapporto sessuale.

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categoria:studenti, adolescenti, bullismo
lunedì, 09 aprile 2007

Il nostro Paese è sempre pronto ad importare mode, anche le peggiori, dai paesi cosiddetti più moderni, in cima alla lista, come sempre, si posizionano: Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel Paese anglosassone sta impazzando una moda che onestamente ne faremmo volentieri a meno e riguarda i ragazzi: “Sono un teppista? Sì! E me ne vanto!”, è questo il motto! Essere etichettato come “Asbo (“anti social behaviour order”, ossia come persona incriminata per comportamenti antisociali, in breve, il nostro “teppista”) è giudicato come una medaglia al valore da un ragazzo su due, secondo il sondaggio dell'agenzia governativa “Youth Justice Board”, pubblicato nei giorni scorsi a Londra. Nel 1999 Blair aveva lanciato la campagna “Duri contro il crimine e duri contro le cause del crimine”, ma a quanto pare ha sortito pochissimi effetti. La cosa però che più preoccupa i sociologi inglesi è la caduta del mito del bravo ragazzo. Infatti è divenuta una costante l'equazione “bravo ragazzo è uguale a perdente” che comporta uno sgretolarsi interno, una frattura profonda e insidiosissima delle forze buone del tessuto sociale, che in un certo senso si arrendono a questo cambiamento etico senza nemmeno più contrastarlo. In Italia in questi anni ci stiamo confrontando con il bullismo, che a quanto pare è il fratello minore (in termini di gravità) dell’ “Asbo”; possiamo solo sperare che le scuole, e la società tutta, inizino a prepararsi ad affrontare questa nuova piaga giovanile, vista la velocità con la quale ormai i giovani si scambiano le informazioni, è auspicabile che lo facciano da subito.

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categoria:scuola, violenza, attualità, studenti, società, adolescenti, bullismo
venerdì, 16 marzo 2007

Finalmente il ministro si è deciso ad emanare una sorta di decalogo (in realtà consiste in un regolamento d’Istituto) per regolamentare l’uso del telefonino a scuola. Nel regolamento si trovano anche le eventuali sanzioni disciplinari che saranno inflitte nei confronti dei trasgressori. Il decalogo però non può impedire allo studente di portare il telefonino a scuola perché bisognerebbe approvare una legge ad hoc. Intanto le dieci regole consentono, finalmente, al docente di sequestrare l’apparecchio telefonico fino al termine delle lezioni se questo viene usato in classe dallo studente. Ma sono previste anche “pene” più severe per i fenomeni di bullismo grazie a una revisione dello Statuto degli studenti. In sintesi: la 'sospensione', in casi particolarmente gravi, potra' superare i 15 giorni, gli studenti ribelli potranno essere puniti obbligandoli a svolgere una sorta di servizio sociale (pulitura aule, piccole manutenzioni, svolgimento di attivita' di volontariato, ecc...) e gli irriducibili potranno vedersi esclusi da scrutini finali, compreso l'esame di maturita'. L’ultimo punto del decalogo è rivolto soprattutto al personale della scuola che ha doveri deontologici e professionali sia di vigilanza sui comportamenti degli studenti in tutti gli spazi scolastici che di tempestiva segnalazione alle autorità competenti di eventuali infrazioni. L'inosservanza di questo dovere è materia di valutazione disciplinare.

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categoria:scuola, insegnanti, violenza, attualità, adolescenti, bullismo
venerdì, 23 febbraio 2007


Il nostro Paese è sempre pronto ad importare mode, anche le peggiori, dai paesi cosiddetti più moderni, in cima alla lista, come sempre, si posizionano: Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel Paese anglosassone sta impazzando una moda che onestamente ne faremmo volentieri a meno e riguarda i ragazzi: “Sono un teppista? Sì! E me ne vanto!”, è questo il motto! Essere etichettato come “Asbo (“anti social behaviour order”, ossia come persona incriminata per comportamenti antisociali, in breve, il nostro “teppista”) è giudicato come una medaglia al valore da un ragazzo su due, secondo il sondaggio dell'agenzia governativa “Youth Justice Board”, pubblicato nei giorni scorsi a Londra. Nel 1999 Blair aveva lanciato la campagna “Duri contro il crimine e duri contro le cause del crimine”, ma a quanto pare ha sortito pochissimi effetti. La cosa però che più preoccupa i sociologi inglesi è la caduta del mito del bravo ragazzo. Infatti è divenuta una costante l'equazione “bravo ragazzo è uguale a perdente” che comporta uno sgretolarsi interno, una frattura profonda e insidiosissima delle forze buone del tessuto sociale, che in un certo senso si arrendono a questo cambiamento etico senza nemmeno più contrastarlo. In Italia in questi anni ci stiamo confrontando con il bullismo, che a quanto pare è il fratello minore (in termini di gravità) dell’ “Asbo”, possiamo solo sperare che le scuole, e la società tutta, inizino a prepararsi ad affrontare questa nuova piaga giovanile, vista la velocità con la quale ormai i giovani si scambiano le informazioni, è auspicabile che lo facciano da subito.
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categoria:moda, scuola, sociale, violenza, attualità, studenti, società, legalità, adolescenti, bullismo
martedì, 20 febbraio 2007

In un articolo sul quotidiano Il Giornale, Marcello D’Orta in 5 punti ha descritto perchè la scuola italiana è a pezzi. Vediamoli nel dettaglio:

1) del '68. La contestazione giovanile partì dalle scuole per investire ogni aspetto della vita sociale, fallendo quasi tutti i suoi obiettivi («La rivoluzione del Sessantotto - ha scritto Veneziani - è riuscita solo per la prima metà: come dice la parola stessa, è trionfata come sesso, è fallita come antotto») ma nella scuola dalla quale era partita ha fatto danni forse irreparabili. «Vogliamo tutto» «Proibito proibire» e altri simili slogan scanditi nelle piazze, e destinati a spegnersi già nei secondi anni ’70, hanno riecheggiato nelle aule scolastiche per 40 anni, dando i loro frutti. E i frutti si chiamano indisciplina, bullismo, sfida aperta all’autorità, buonismo pedagogico che ha fatto più danni delle bacchettate di dickensiana memoria.
Punto 2. Colpa della famiglia. I Decreti delegati del 1974, permettevano ai genitori degli alunni di prendere parte alla loro vita scolastica, di dire la propria in merito a tutte le questioni riguardanti la scuola, di chiedere conto di ogni decisione presa dai professori. Quella che doveva essere una partecipazione democratica alla vita della scuola, s’è trasformata in ingerenza. Non c’è stato progetto, provvedimento, semplice idea dell’insegnante che non sia passata al vaglio familiare. Un fabbro, un muratore, un architetto, un avvocato, hanno imposto le loro idee in materia didattica a chi aveva una laurea in pedagogia, in lettere, in psicologia, e superato un concorso davanti ad altri professori. La scuola ha avuto paura dei genitori (per un niente fioccano le denunce, quando non si abbattono mazzate) e s’è piegata al loro volere. I ragazzi hanno fatto di questa paura un’arma, dandosi alla pazza gioia, minacciando per un nonnulla l’arrivo di mamma e papà.
Punto 3. Colpa della politica. Ad ogni nuovo governo c’è una nuova riforma. I presidi, gli insegnanti, non hanno tempo di organizzarsi secondo la Riforma Tizio, che arriva la Riforma Caio. È il caos. Ognuno fa come gli pare, su tutto. Per esempio, nella valutazione, c’è chi esprime il giudizio coi numeri, chi con le lettere, chi con gli aggettivi, chi col giudizio. Ma in ogni caso, sono tutti promossi (è il «6 politico» con altri nomi) e allora perché affaticarsi a studiare?
Punto 4. Colpa della televisione e del cinema, che mostrano supplenti-sexy e alunni arrapati; o studenti teppisti, le cui gesta, domani, qualcuno, in classe, cercherà di emulare.
Punto 5. Colpa degli insegnanti, sempre più demotivati, e disillusi verso una professione che nessuno tiene più in considerazione. Se la scuola cade a pezzi (anche in senso letterale. Più della metà non è in regola con le norme di sicurezza), per ricostruirla, c’è bisogno che tutti si diano una regolata. Diversamente, l’Età della pietra non sarà più solo un capitolo di storia.

Devo dire che mi sono ritrovato in molte delle sue affermazioni, certo non sono d’accordo su tutto, al punto 2, ad esempio, dissento quando afferma che gli Organi Collegiali aperti agli studenti e ai genitori abbiano portato allo sfascio la scuola, credo invece che questa apertura abbia contribuito all’arricchimento  del Consiglio di Classe. La partecipazione della famiglia e degli studenti nel percorso formativo ed educativo la reputo fondamentale, anzi forse oggi c’è bisogno di una presenza maggiore soprattutto da parte delle famiglie.

martedì, 13 febbraio 2007

In diverse occasioni ho difeso l’operato degli insegnanti, mi sono quasi sempre schierato dalla loro parte, forse anche quando avevano torto. Ma dopo aver visionato il video che segue, non posso che dirmi disgustato. Certe persone forse non dovrebbero mettere piede nelle scuole, almeno non dovrebbero farlo da educatori, non ne sono degne. La professoressa protagonista del video, si è lasciata tranquillamente “palpare” dagli studenti offrendo un’immagine di se alquanto discutibile, il tutto sotto l’obiettivo dei telefonini degli studenti. Il video è stato pubblicato dalla Redazione di Libero.it, io lo riporto sul blog, magari se vi va lasciate le vostre impressioni e il vostro pensiero. Nel concludere non posso non augurarmi che vengano presi seri provvedimenti disciplinari nei confronti di una persona che dovrebbe essere anzitutto un’educatrice e che in realtà sembra essere tutt’altro!

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categoria:scuola, video, genitori, attualità, studenti, denuncia, pudore, adolescenti, bullismo, moralità
lunedì, 12 febbraio 2007
La trasmissione Terra nell'ultima puntata ha citato il portale CattolicaEracleaOnline.it
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categoria:video, sociale, attualità, studenti, bullismo
giovedì, 08 febbraio 2007
 

La Commissione Ue nella giornata europea dedicata a internet sicuro ha emanato una lunga lista di rischi ai quali vanno incontro gli adolescenti che fanno uso del telefonino e di internet: molestie, bullismo, adescamenti, chat line a sfondo sessuale, accesso a siti internet illegali di tipo pornografico, pedofilo o violento. A guidare questa triste classifica ancora una volta c'è il nostro Paese anche perchè - secondo Bruxelles - i ragazzi italiani di età compresa tra i 14 e i 18 anni, rispetto ai loro coetanei europei, possiedono tutti un telefonino usandolo spesso in maniera illecita. Molti infatti non sono affatto consapevoli dei rischi ai quali vanno incontro: a partire dalla sempre più diffusa violazione della privacy, dovuta a un “uso improprio” della foto-camera incorporata al cellulare. Come testimoniano i ripetuti fatti di cronaca avvenuti nelle ultime settimane anche in Italia. L'Unione Europea sta cercando di porre rimedio alla situazione e ha firmato un'intesa con i principali operatori europei di telefonia mobile. Questi ultimi hanno un anno di tempo per mettere a punto dei codici di autoregolamentazione che tutelino i minori proprio da un “uso improprio” del telefonino. Tra le possibili soluzioni ci potranno essere: lo sviluppo di filtri e tecnologie che da un lato limitino l'accesso a contenuti pericolosi, dall'altro facilitino il controllo da parte dei genitori che potranno personalizzare le funzioni dell'apparecchio mobile. Verranno inoltre sviluppati strumenti che consentiranno un maggior controllo sul costo delle chiamate. Nel febbraio del 2008, quindi, si verificheranno i risultati dell'intesa e si valuterà la necessità o meno di interventi regolamentari da parte della Commissione.

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categoria:scuola, genitori, violenza, attualità, bullismo, affari e politica
martedì, 06 febbraio 2007

 

Come riporta il quotidiano La Stampa di Torino, nella mattinata del 5 febbraio tre studenti nordafricani con a capo un diciassettenne sono entrati nell’Istituto professionale Carlo Ignazio Giulio di Torino per vendicarsi della sospensione che aveva ricevuto il leader del gruppo. Il provvedimento disciplinare era scattato dopo che il nordafricano aveva distrutto un distributore automatico di bibite. L’obiettivo del blitz a quanto pare era la bidella che lo aveva sorpreso mentre per puro divertimento si accingeva a distruggere la “macchinetta”. Infatti, appena dentro la scuola la povera donna è stata circondata e minacciata, uno di loro ha addirittura orinato sulla cattedra, la bidella impaurita ha chiesto aiuto al prof. d’Inglese Pietro Mastrota, al quale va la mia solidarietà,  che in quel momento era in classe a far lezione. Il docente è accorso immediatamente prima togliendo la bidella dall’assedio poi ha deciso di punirli in qualche modo, e anche subito. «Far passare quel genere di ribellione, avrebbe costituito un precedente gravissimo», spiega.
Così il professor Mastrota prende in mano la situazione e si rivolge direttamente ai tre nordafricani: «Ragazzi, ora vi accompagno dalla preside che prenderà i provvedimenti necessari». Un gesto coraggioso, anche perché l’intera classe sembra in preda a una crisi di nervi, con gli studenti pronti a prendere le difese del terzetto. «Un clima aggressivo, violento, inspiegabile», commenterà poi il docente. Che però non si lascia intimorire. Ma mentre con i tre imbocca le scale per uscire dal plesso e recarsi nella sede centrale dell’Istituto è stato colpito con calci e pugni: “a momenti mi ammazzavano” è quanto ha dichiarato poi ai carabinieri il docente, ma ha anche raccontato che mentre i tre lo “pestavano” lo hanno anche le minacciato:  Sappiamo dove abiti, sappiamo come fare a vendicarci, ti facciamo a pezzi, figlio di p...”. Alla luce di questo e di tanti altri episodi che hanno come vittime i docenti, sarebbe il caso che il ministro Fioroni prendesse dei seri provvedimenti per dotare la scuola e i docenti di strumenti seri per impedire questa escalation di violenza. Forse sarebbe il caso di prendere in seria considerazione la reintroduzione del sei in condotta e i successivi provvedimenti e gli esami di riparazione a settembre.

venerdì, 02 febbraio 2007

 

L’episodio accaduto nella scuola di San Benedetto del Tronto sembra aver fatto scuola, purtroppo in maniera negativa. Alcuni studenti di Ascoli Piceno hanno emulato gli autori del fattaccio realizzando, come riporta Repubblica Un nuovo video della durata di appena 8 secondi, riproducente immagini di sesso orale compiuto da adolescenti”. A quanto pare questa volta il video porno esiste e sarebbe stato girato e successivamente caricato sulla rete internet. Sulla vicenda starebbe gia' indagando la Procura dei Minori di Ancona. Ma il nuovo caso resta avvolto da molti misteri. Nessuno al momento, sul territorio, fra gli operatori dell'informazione locale più attenti e negli ambienti giudiziari conferma l'episodio. E il brevissimo filmato potrebbe non essere stato realizzato in un istituto di San Benedetto del Tronto, e forse nemmeno in un edificio scolastico. Molta cautela dunque, anche se nella cittadina costiera picena, l'allarme resta alto. Prosegue l’articolo: Sul nuovo presunto caso di sesso e diffusione di filmati pedopornografici, le indagini da parte degli inquirenti, e in particolare della polizia postale, sono in corso. Ancora una volta rischiamo di trovarci di fronte ad un episodio che vede coinvolti gli adolescenti. Spiace che certi pseudo-telegiornali mostrano questi video con grande enfasi e addirittura invitano gli autori a segnalarli sul loro sito internet in modo tale da garantirgli un paio di minuti di popolarità! Vergogna!