I consumatori sono sempre più attenti alla propria alimentazione, tant’è che capita sempre più spesso di notarli tra le corsie dei supermercati intenti a leggere le etichette delle confezioni e a scartare poi quei prodotti traboccanti di additivi e grassi di vario tipo. Ultimamente, grazie ad internet, sono nati molti blog che si occupano di alimentazione, che ci informano quotidianamente dei rischi alimentari correlati all’uso di determinate sostanze largamente utilizzati nel confezionamento di prodotti industriali.
Per fortuna l’informazione tramite il mezzo informatico rende più consapevole il consumatore, contrastando l’azione persuasiva della pubblicità, volta a spacciare per genuino un prodotto contenente una serie di sostanze additive (vedi grassi idrogenati ecc.) i cui effetti sulla salute non sono del tutto chiare.Per fortuna il futuro sembra ormai tracciato: si stanno affermando sempre di più prodotti DOP (denominazione origine protetta), DOC (denominazione origine controllata), DOCG (denominazione origine controlla e garantita), IGP (indicazione geografica tipica). Ma queste sigle sono sufficienti a garantire la genuinità di un prodotto? Si, ma solo se rispettano il pieno le severe norme che regolano la disciplina in materia.
Il nostro Paese, per fortuna, è ricco di prodotti genuini, ma questi sono poco conosciuti perché poco pubblicizzati.
Le fragoline di bosco di Ribera (presidio slow food) minuscole e gustosissime, non si trovano che nelle campagne circostanti la cittadina crispina e, anche se il loro costo è di gran lunga superiore alla media (perché vengono raccolte a mano, una per una), come gusto non hanno eguali. Così come sul mercato nazionale sono riusciti a ritagliarsi un posto di tutto rispetto, sul piano della qualità, le arance Washington Navel sempre coltivate in territorio di Ribera: grosse, succose e senza semi; i meloni Cantalupo di Licata; le pesche settembrine (pesche tardive) piccole e dolcissime di Bivona; i peperoni «cornuti» e quelli «quadrati» di Palma di Montechiaro; il pomodorino e l'ortofrutta del comprensorio di Licata e via di questo passo.
Anche nel vino, Agrigento, con le sue quattro doc, è ben piazzata. Hanno ottenuto la denominazione d'origine controllata con tanto di disciplinare approvato, i bianchi e i rossi prodotti nelle zone di Sciacca, Menfi, Sambuca, Santa Margherita Belice, mentre sarebbe in arrivo la quinta doc, “Valle dei templi”.Moltissimi altri vini prodotti nell'agrigentino hanno inoltre già ottenuto la igt (l'indicazione geografica territoriale). Volete ancora azzardare un paragone con i prodotti alimentari partoriti da industrie puzzolenti, meccaniche e sature di composti chimici?
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