lunedì, 09 ottobre 2006

I consumatori sono sempre più attenti alla propria alimentazione, tant’è che capita sempre più spesso di notarli tra le corsie dei supermercati intenti a leggere le etichette delle confezioni e a scartare poi quei prodotti traboccanti di additivi e grassi di vario tipo. Ultimamente, grazie ad internet, sono nati molti blog che si occupano di alimentazione, che ci informano quotidianamente dei rischi alimentari correlati all’uso di determinate sostanze largamente utilizzati nel confezionamento di  prodotti industriali.

Per fortuna l’informazione tramite il mezzo informatico rende più consapevole il consumatore, contrastando l’azione persuasiva della pubblicità, volta a spacciare per genuino un prodotto contenente una serie di sostanze additive (vedi grassi idrogenati ecc.) i cui effetti sulla salute non sono del tutto chiare.Per fortuna il futuro sembra ormai tracciato: si stanno affermando sempre di più prodotti DOP (denominazione origine protetta), DOC (denominazione origine controllata), DOCG (denominazione origine controlla e garantita), IGP (indicazione geografica tipica). Ma queste sigle sono sufficienti a garantire la genuinità di un prodotto? Si, ma solo se rispettano il pieno le severe norme che regolano la disciplina in materia.

Il nostro Paese, per fortuna, è ricco di prodotti genuini, ma questi sono poco conosciuti perché poco pubblicizzati. La Sicilia, offre molti prodotti tipici genuini a cominciare dalla mandorla tipica di Agrigento, utilizzata molto in pasticceria, per passare poi al formaggio di Cammarata e zone limitrofe, denominato «Pecorino siciliano» o ancora l'uva da tavola conosciuta come “Uva Italia di Canicattì”, marchiata Igp, ossia con l'indicazione geografica protetta.Marchio che invece non è ancora arrivato per il “Fico d'India di Santa Margherita Belice”, altro frutto di accertata qualità, prodotto nel territorio di quel Comune, a differenza della “Vastedda”, formaggio del territorio belicino, che è ormai ufficialmente protetto nella sua tipicità.

Le fragoline di bosco di Ribera (presidio slow food) minuscole e gustosissime, non si trovano che nelle campagne circostanti la cittadina crispina e, anche se il loro costo è di gran lunga superiore alla media (perché vengono raccolte a mano, una per una), come gusto non hanno eguali. Così come sul mercato nazionale sono riusciti a ritagliarsi un posto di tutto rispetto, sul piano della qualità, le arance Washington Navel sempre coltivate in territorio di Ribera: grosse, succose e senza semi; i meloni Cantalupo di Licata; le pesche settembrine (pesche tardive) piccole e dolcissime di Bivona; i peperoni «cornuti» e quelli «quadrati» di Palma di Montechiaro; il pomodorino e l'ortofrutta del comprensorio di Licata e via di questo passo.

Da non dimenticare poi il pistacchio della zona di Raffadali e Cianciana e le carni e i salumi tipici dei monti Sicani, compresi tra Cammarata, San Giovanni Gemini e l'hinterland. Per i prodotti ittici sono in attesa di riconoscimento anche lo sgombro di Lampedusa e il tonno rosso del mediterraneo per non parlare dei nostri oli e dei vini. L'olio extravergine agrigentino, che ha ottenuto come territorio la dop “Val di Ma zara”, è tra i più apprezzati e si produce in una vasta area compresa fra Ribera, Calamonaci, Caltabellotta, Cianciana, Lucca e Villafranca Sicula fino ai paesi della Valle del Belice.
Anche nel vino, Agrigento, con le sue quattro doc, è ben piazzata. Hanno ottenuto la denominazione d'origine controllata con tanto di disciplinare approvato, i bianchi e i rossi prodotti nelle zone di Sciacca, Menfi, Sambuca, Santa Margherita Belice, mentre sarebbe in arrivo la quinta doc, “Valle dei templi”.Moltissimi altri vini prodotti nell'agrigentino hanno inoltre già ottenuto la igt (l'indicazione geografica territoriale). Volete ancora azzardare un paragone con i prodotti alimentari partoriti da industrie puzzolenti, meccaniche e sature di composti chimici? 
postato da: LiborioButera alle ore 14:10 | Permalink | commenti
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lunedì, 28 novembre 2005

Pausa caffè, la tanto attesa pausa caffè! Quanti di noi, nelle giornate dure di lavoro, aspettiamo il momento per staccare un po’ e ricrearci con un caffè? Certo trovarci davanti ad un barista, o se permettete una barista, che ci prepara un buonissimo caffè sarebbe l’ideale, purtroppo il più delle volte ci aspetta una freddissima macchinetta,  che contiene caffè solubile (a volte di pessima qualità) e latte in polvere che non somiglia neanche lontanamente alla bevanda di color bianco.  Pur di rilassarci quei cinque minuti ci accontentiamo anche di questo, è divenuto un momento così popolare che Fatima Ruffini ha ideato addirittura una city comedy che narra in maniera ironica uno spaccato di vita quotidiana. Però dal fronte macchinette, arriva un’interessante notizia, tra non molto potremo gustarci delle freschissime spremute di arancia. Certo, non in tutta Italia, si inizierà di alcune città siciliane per poi raggiungere la Capitale i luoghi prescelti saranno le scuole superiori, così i nostri ragazzi potranno rinfrescarsi con una bevanda fresca  e genuina. Le arance utilizzate sono quelle siciliane, chi le ha mangiate sa di cosa stiamo parlando, la bontà di alcune varietà non hanno uguali, penso alle washington navel , alla rossa siciliana, frutti genuini a denominazione di origine protetta (DOP)e IGP. Sicuramente la spremuta nulla avrà a che fare con  quel caffè in polvere o con quel cioccolato caldo che a volte non si riesce neanche a capire che gusto abbia, vere arance siciliane, peccato che il nord si priverà di questa bontà!

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