giovedì, 09 novembre 2006
L'immigrazione è una realtà che si declina al femminile. A livello globale le donne sono oltre il 50% dei migranti regolari, producono ricchezza almeno quanto gli uomini, e sono le prime vittime di abusi e sfruttamento. Lo ha reso noto per la prima volta il Fondo Onu per la popolazione (Unfpa) che spiega, nel rapporto annuale, cifre e dinamiche delle migrazioni femminili. Chi pensava che ad emigrare fossero più gli uomini si sbagliava. Le migranti, infatti, sono più numerose degli uomini in molte aree del mondo, come Europa, Nord America e Oceania. Chi trova un'occupazione nell'80 % dei casi lavora come collaboratrice domestica ma, nonostante la crescente richiesta di lavoratori, l'attenzione dei governi verso i diritti delle donne è scarsa. Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro, su 65 paesi analizzati, solo 19 hanno leggi specifiche a tutela del lavoro domestico. Il risultato è il dilagare dello sfruttamento: agenzie di collocamento irregolari con tariffe esorbitanti, salari irrisori e datori di lavoro violenti, non denunciati per paura delle conseguenze. Ma come sappiamo può andare anche peggio, molte donne sono rese dai loro aguzzini “schiave del sesso” e spesso ad esserne coinvolte sono addirittura le bambine.
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categoria:donne, africa, razzismo, immigrati, invasione
giovedì, 17 novembre 2005

 

Pensate ad una persona che non può permettersi un’utilitaria e un signore più ricco per beneficenza, gli regala un jet personale. Regalo “figo” senza dubbio, da prendere al volo…  ma forse erano più utili un po’ di soldi per poter acquistare una macchina per gli usi comuni, no? Si, vero, l’aeroplano si può rivendere e tirarci un po’ di soldini, per poi investirli sempre su un’utilitaria o magari in affitto o in un altro bisogno primario. Una cosa simile ma più drammatica (secondo la mia opinione) si sta per verificare in Africa. Un’azienda, ha realizzato il primo , pensate,  costa la modica cifra di cento dollari.  E’ realizzato con  materiali adatti per essere utilizzato non in un appartamento né tanto meno in ufficio, ma nel deserto o in condizioni d’assoluta precarietà, è dotato di una manovella che serve a “caricarlo” di corrente, meno male, altrimenti nel deserto o nei pagliericci illuminati con la brace sarebbe stato difficile trovare una spina per ricaricare la batteria!  Certo l’idea è assolutamente nobile, un pc portatile per un ragazzo che sta per morire di fame sicuramente gli permetterà di vivere più a lungo e magari più informato. I paesi ricchi probabilmente non si (me compreso ) rendono conto di cosa  sono i bisogni reali di quei poveretti, che muoiono di fame e lottano quotidianamente contro l’AIDS, e  altre malattie, da noi ormai debellate. Certo l’alfebetizzazione informatica indubbiamente gli potrà servire in un futuro non certo prossimo, il vaccino forse forse li avrebbe salvato dalla morte o dal propagarsi di qualche epidemia, ma probabilmente il pc sarà dotato anche di antivirus, con quello si risolve tutto!  Noi ricchi dobbiamo metterci l’anima a posto e visto che ormai qui la tecnologia impazza, anche “loro” devono muovere i primi passi nel mondo virtuale e nell’informatica; così se un giorno avranno dei soldi da spendere arriverà il nipote di zio Bill pronto a vendergli l’ultimo sistema operativo progettato dalla sua azienda! La cosa che mi preoccupa è che dietro a questo regalo, ci sia il solito interesse di immagine ergo di pubblicità! Perché l’ONU nella persona di Kofi Annan si è prestato a questo gioco?

 

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categoria:politica, informatica, africa