venerdì, 04 maggio 2007

Nel post precedente ho parlato in generale di tagli ai posti in organico contenuti nella legge finanziaria varata da questo governo ex amico della Scuola. I dati che seguono invece si riferiscono nello specifico alle classi di concorso investiti dallo tsunami Padoa Schioppa – Prodi. Come avrete modo di vedere i tagli sono sostanziosi ma attenzione riguardano solo il primo anno del biennio dei professionali, in un successivo post renderò noti quelli del secondo anno.

NELL’AREA COMUNE (IN TUTTI GLI INDIRIZZI) • 50/A Lettere 1 ora in meno • 47/A Matematica 1 ora in meno • 60/A Scienze della terra e Biologia 1 ora in meno

NELL’AREA DI:

indirizzo agricoltura e ambiente • 58/A Scienze agrarie 3 ore in meno • 38/A Fisica sparisce • 05/C Esercitazioni pratiche 2 ore in meno (3 nell’area di indirizzo, ma dovrebbe recuperare un’ora nel laboratorio di TIC nell’area comune)
indirizzo meccanico • 20/A Discipline Tecnologiche 3 ore in meno • 32/C Laboratori di Fisica e meccanica 2 ore in meno (3 nell’area di indirizzo, ma dovrebbe recuperare un’ora nel laboratorio di TIC nell’area comune)
indirizzo chimico-biologico
• 13/A Chimica 3 ore in meno • 60/A Biologia 2 ore in meno • 35/C Laboratorio 3 ore in meno (4 nell’area di indirizzo, ma dovrebbe recuperare un’ora nel laboratorio di TIC nell’area comune)
indirizzo elettrico-elettronico
• 34/A-35/A Tecnica prof. 3 ore in meno • 26/C-27/C Laboratori 2 ore in meno (3 nell’area di indirizzo, ma dovrebbe recuperare un’ora nel laboratorio di TIC nell’area comune)
indirizzo aziendale-turistico
• 46/A Lingua inglese 1 ora in meno
indirizzo alberghiero ristorazione • 46/A Lingua inglese 1 ora in meno • 52/C Ricevimento 1 ora in meno • 51/C scompare
indirizzo servizi sociali • 36/A Filosofia e psicologia 1 ora in meno • 25/A Disegno 1 ora in meno • 31/A Educazione musicale 1 ora in meno
indirizzo pubblicità
• 25/A Disegno professionale 3 ore in meno • 07/A Disegno grafico 1 ora in meno • 61/A Storia delle arti visive 1 ora in meno
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categoria:politica, scuola, attualità, affari e politica
mercoledì, 02 maggio 2007

Ci siamo quasi, ITP il blog ospitato dalla Blog Farm dell’amico Antonio Tombolini è giunto quasi a quota 100.000 contatti in appena un anno e mezzo. ITP si propone di informare i docenti di laboratorio delle dinamiche e delle vicissitudini che li riguardano, nello stesso tempo affronta tematiche proprie della scuola, del precariato scolastico, del bullismo, sindacali e più in generale del complesso mondo della scuola. La missione del blog oggi è più che mai necessaria perchèi i docenti di laboratorio vivono un momento d’assedio da parte della politica ma anche da chi è preposto alla difesa dei loro diritti di lavoratori: i sindacati. Proprio quei signori ieri dal palco del concertone del primo maggio a Roma si strappavano le vesti in difesa dei lavoratori e in particolare dei precari, ma solo a parole. I docenti di laboratorio oggi sono più che mai delusi da questi sindacalisti buoni solo ad incassare i soldi delle tessere e a scippare il TFR dei lavoratori, il resto è storia: non muovono un dito contro i tagli dei posto di lavoro, addirittura girano la testa dall’altro lato facendo finta di non vedere e di non sentire. Nonostante la mannaia abbattutasi sulla scuola, non hanno indetto nessuno sciopero, forse perché aspettano la conclusione delle votazioni delle amministrative o forse perché la sindrome del governo amico non gli permette di vedere la sofferenza di tali lavoratori. La conclusione è che questi docenti oggi sono soli a lottare in difesa della loro professione e proprio perché soli rischiano di rimanere schiacciati da una logica di tagli assurda e priva di senno. Mentre i signori della politica mantengono tutti i loro privilegi anzi li incrementano e i signori del sindacato puntano alle cariche più alte dello Stato attraverso la via più meschina: la pelle dei lavoratori! Ciò è vergognoso!

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categoria:politica, scuola, insegnanti, attualità, scandalo, affari e politica
lunedì, 30 aprile 2007

Le ultime notizie dal fronte ministeriale relative ai tagli immotivati delle classi di concorso C510 e C500 degli istituti alberghieri, stanno gettando nello sconforto migliaia docenti di laboratorio. La mia casella di posta è zeppa di mail di colleghi che chiedono informazioni, qualcuna rassicurazioni, ma la maggior parte sono lettere di sconforto proprio come questa che mi ha inviato Roberto. Salve a tutti, io e mia moglie siamo 2 ITP inseriti nelle graduatorie c510 e c500 e lavoriamo in terza fascia d' istituto da 4 anni. 4 anni sono lunghi dunque ti illudi che bene o male nessuno ti caccerà dal posto di lavoro. Così oltre a sposarmi, oggi ho anche un figlio. Ma nella scuola ormai tutto è possibile e così con un colpo di spugna queste classi di subiscono gravi tagli o scompaiono del tutto. - Il professore continua - Neanche un privato licenzierebbe in questo modo e poi se proprio si deve tagliare ,siamo sicuri che in Italia è il settore turistico e della ristorazione a pagare il prezzo più alto? Comunque continuerò a mettere passione nel mio lavoro con o senza la scuola,mi piacerebbe però poter dire queste cose al ministero perchè non voglio credere che per loro continuiamo ad essere solo dei un numeri. Sono pronto a mettermi in prima fila come esempio del risultato di tagli azzardati e privi di senso. Mi chiamo Roberto ed il mio numero di tel. è 3294025XXX. Per il rispetto della privacy ho preferito oscurare gli ultimi tre numeri del suo telefono cellulare; metto a disposizione il mio spazio per raccogliere tutte le proteste da parte dei docenti di laboratorio vittime di questa scellerata politica. Unendo le forze rimanderemo al mittente il vile tentativo di fare fuori una categoria di seri professionisti. Forza ITP!

Per aderire alla protesta collegativi a questo [ LINK ]

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categoria:scuola, lavoro, economia, insegnanti, attualità, prodi, affari e politica
mercoledì, 25 aprile 2007
E’ accaduto quel che tutti ci da tempo ci aspettavamo. I fischi a Milano contro il sindaco Moratti e il Presidente della Camera Bertinotti confermano la visione che la gente ha dei politicanti: di qualsiasi colore politico essi siano, si differenziano solo negli slogan urlati in campagna elettorale, il resto poi è tutto maledettamente uguale. La sinistra, in particolare il partito di Rifondazione Comunista, sta amministrando la cosa pubblica esattamente come faceva un tempo la DC, forse ancor peggio. Per questo motivo la cosiddetta sinistra radicala è insorta contro i leader a loro giudizio asserviti ai padroni. Le contestazioni di Milano lo confermano continua...
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categoria:politica, attualità, centri sociali, affari e politica
martedì, 24 aprile 2007

Il progetto di legge sui Dico intende regolare alcuni diritti, doveri e facoltà di persone, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale. Costituire un Dico sarà altamente conveniente. Per la pensione di reversibilità, per il diritto a concorrere alla assegnazione degli alloggi pubblici, per il diritto a non essere spostato dalla propria residenza in relazione al rapporto di lavoro, per la concessione automatica del permesso di soggiorno allo straniero clandestino o dotato di visto in scadenza, per la possibilità di derogare alle regole delle successioni del codice civile e fare donazioni e lasciti in esonero dall'imposta successoria. E' perciò da prevedere che le persone legate da un'unione epistolare raddoppieranno e forse continua…

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categoria:vita, economia, attualità, società, immigrati, sprechi, imparzialità, affari e politica
lunedì, 23 aprile 2007

Nessuno crederebbe mai che un governo, un’amministrazione pubblica, assumesse del personale per poi non retribuirlo. Invece, succede, non in un Paese del sudamericano o in qualche Repubblica delle banane, ma da noi, in Italia. Il personale sfruttato manco a dirlo è quello precario della scuola, quei supplenti che hanno trascorso una vita tra i banchi a studiare per conseguire prima una laurea e poi un’abilitazione all’insegnamento al costo di 5 mila euro spendendo inoltre due anni della propria vita per seguire i corsi ssis gestiti dalle università. La cosa però sembra non interessare ai media, forse perché impegnati a parlarci di grande fratello o di altre banalità simili. Provano ancora una volta, l’ennesima, a farlo notare i sindacati di Base, solo loro, gli altri sono sempre più attenti al mercato e alla continua…

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categoria:politica, scuola, insegnanti, attualità, precari, affari e politica
mercoledì, 04 aprile 2007

Il Ministro Di Pietro non brillerà per possedere una straordinaria proprietà oratoria, ma piuttosto per qualche battaglia sulla legalità che di tanto in tanto riesce a portare avanti. Ieri il suo partito ha presentato in Parlamento un disegno di legge che se approvato (dubito, glielo bocceranno in primis i suoi alleati) impedirà a chi è stato condannato con sentenza passata in giudicato, di candidarsi e sedere tra i banchi del Parlamento. Lo stesso Di Pietro ammette che neanche i suoi alleati di governo gli hanno firmato il disegno di legge dunque è dovuto ricorrere all’art. 79 del regolamento interno del Senato. Tale articolo obbliga la presidenza ad accogliere e avviare la discussione del testo entro un mese, se firmato dal 50% più uno dei componenti di un gruppo. Il testo approderà ora alla commissione Giustizia e poi, se approvato, passerà in Aula. La cosa che lascia assolutamente esterrefatti è il comportamento dei parlamentari, soprattutto quelli di maggioranza, che in televisione si ergono a paladini di giustizia e della legalità, ma nel momento in cui viene messa in atto qualsiasi iniziativa politica in tal senso, ecco evitarla come se fosse peste, un po’ come le marce della pace. Il povero Di Pietro si è detto amareggiato di tale comportamento, ma nonostante ciò si è detto fiducioso. A Ruota Libera (e spero i suoi frequentatori) plaude all’iniziativa del partito di Di Pietro.

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categoria:politica, veleni, attualità, paese, affari e politica
lunedì, 02 aprile 2007

 
La storia è la storia, la famiglia è la famiglia. E la Costituzione è la Costituzione. Anche se dicono il contrario per escludere la dimensione religiosa dalla vita pubblica, impedendo ai vescovi di perseguire nelle forme dovute l'obiettivo di arrivare a una legislazione piuttosto che ad un'altra. Ripercorriamo la storia. L'art 7 della Costituzione afferma che "Lo stato e la chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani". E' doveroso ricordare che già solo questo articolo in realtà documenta la grande influenza che ebbe il magistero cattolico sui costituenti, testimoniata dalla singolare analogia dell'articolo con quanto affermato nell'enciclica di Leone XIII "Immortale Dei"e dai ripetuti riferimenti che i membri dell'assemblea fecero alla suddetta enciclica quale fonte ispiratrice per l'articolo. Inoltre la scelta di non logorare i rapporti con la chiesa fu testimoniata dalla preoccupazione di non usare vocaboli che evocassero ostilità nei suoi confronti, come poteva accadere utilizzando il termine laicità ( il vocabolo è assente nell'articolo). La nozione di laicità venne poi chiarita dalla Corte Costituzionale che con la sentenza dell' 89 precisò che la laicità non implica indifferenza dello Stato dinanzi alla religione, essa cioè  "risponde non a postulati ideologizzati ed astratti di estraneità, ostilità o confessione dello Stato-persona o dei suoi gruppi dirigenti, rispetto alla religione o ad un particolare credo, ma si pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini". La Consulta infatti riconobbe che "Il genus (valore della cultura religiosa) e la species (principi del cattolicesimo nel patrimonio storico del popolo italiano) concorrono a descrivere l'attitudine laica dello stato-comunità". Un punto di vista ragionevole, liberale e laico. A meno che non si voglia considerare il riconoscimento vaticano dell'art 7 come l'accettazione di un ruolo di minorità, che impedirebbe ai vescovi, e solo a loro e non si capisce perchè, di godere dei diritti di libertà di espressione, associazione e organizzazione, garantiti a tutti gli italiani. Per quanto riguarda poi il Concordato lateranense, esso non contiene alcun limite alla libera espressione dell'episcopato su questioni morali che hanno attinenza con l'attualità politica, anzi può essere utile ricordare il seguente articolo: "nell'accedere al presente regolamento della materia matrimoniale la Santa Sede sente l'esigenza di riaffermare il valore immutato  della dottrina cattolica sul matrimonio e la sollecitudine della chiesa per la dignità e i valori della famiglia, fondamento della società". I laici dovrebbero riflettere sul fatto che proprio questa frase, che è l'unica di carattere unilaterale, sia stata introdotta nel testo, assumendo per estensione carattere costituzionale. La storia è la storia. 
Forse queste affermazioni risultano un pò difficili da digerire a quanti nella loro ansia acritica  ritengono che i vescovi italiani debbano astenersi dal dichiarare e battagliare, ma tant'è. Troppo presi dal loro slancio anticlericale, al punto di diventare così clericali ma così clericali da arrogarsi loro il diritto di definire la laicità di uno stato.
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categoria:cultura, etica, politica, vita, papa, critica, censura, attualità, moralità, affari e politica
martedì, 27 marzo 2007

In questi giorni si sta’ consumando un’aspra polemica tra il gruppo di maggioranza del comune di Biella e l’opposizione: l’oggetto della contesa, come succede spesso nei comuni, è l’impiego del denaro pubblico. Purtroppo per i bilanci comunali questi non sono sicuramente tempi di vacche grasse, specie dopo i recenti tagli contenuti nell’ultima legge finanziaria. Tuttavia gli amministratori della cittadina prealpina pur di ospitare un grosso nome dello spettacolo italiano, hanno deciso di concedere gratis il palazzetto dello sport cittadino e di diminuire, in via eccezionale (con un provvedimento per dirla con un termine abusato negli ultimi tempi, ad personam) del 50% la tassa comunale d’affissione. Soldi che verranno immancabilmente a mancare nel bilancio comunale e che ancora una volta dovrà versare il contribuente, ma come si dice in questi casi lo show deve continuare, anzi non deve mancare. E su questo siamo tutti d’accordo. Non è dato sapere se almeno i cittadini godranno  di uno sconto sul biglietto d’ingresso, perché il palazzetto fino a prova contraria è ancora “cosa pubblica”. Probabilmente a riportare pace nella Sala Consiliare restituendo il maltolto sarà l’artista, visto che ormai da anni si professa paladino della giustizia. Chi è? Non l’ho ancora detto? Evvabbè... sarebbe bastato recarvi a Biella per scoprirlo, o in bici o in carrozzella, come recitava un famoso spot pubblicitario del passato. Se proprio non riuscite... si tratta di Beppe Grillo! Vi farò poi sapere, visto il sostanzioso risparmio derivato dall'abbono del costo di affitto della struttura, se sconterà o meno il biglietto ai suoi spettatori.

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categoria:spettacolo, arte, satira, veleni, critica, attualità, scandalo, affari e politica
domenica, 25 marzo 2007

La Wind tramite sms sta avvisando i propri utenti che la tariffa di 10 centesimi verso tutti gli operatori passerà a 12, per compensare il taglio del costo della ricarica. A conti fatti chi utilizza parecchio il telefono si ritroverà a pagare di più rispetto alla semplice ricarica di 5 euro. Sarà aumentato anche lo scatto alla risposta che da 15 a 16, degli sms da 10 a 15 centesimi. Sono numerosissimi i clienti che in questi giorni stanno protestando contro il colosso della telefonia mobile italiana. Le stesse associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra. L’Adiconsum ad esempio oltre ad attaccare duramente la scelta di Wind chiede al governo di intervenire sull’esigenza di istituire la durata minima dei contratti che deve essere di 12 mesi almeno. La legge oggi prevede che il gestore telefonico con un preavviso di soli 30 giorni può modificare un contratto magari firmato solo qualche settimana prima. Mentre l’ADUC spiega che secondo una clausula contenuta proprio nel contratto la Wind non può aumentare nessuna tariffa: la rimodulazione del contratto di telefonia mobile da Wind 10 a Wind 12, che il gestore ha notificato ai suoi utenti nei giorni passati, non e' legittima: le clausole del contratto che consentono questi aumenti da parte del gestore, sono vessatorie e quindi nulle.
Nello specifico:
1 – nel contratto Wind (artt. 2.4 e 3.3) sono vessatorie le clausole che prevedono modifiche contrattuali e di servizio da parte del gestore. Il Codice al Consumo (1) individua come vessatorie quelle condizioni che consentono "al professionista di modificare unilateralmente le clausole del contratto, ovvero le caratteristiche del prodotto o del servizio da fornire, senza un giustificato motivo indicato nel contratto stesso". Giustificato motivo che non compare nel contratto Wind e neppure nel messaggio Sms con cui il gestore ne ha dato comunicazione.
2 - Il comportamento di Wind determina a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto (2).
3 - L'art. 2.4 del contratto Wind, e' illegittimo perche' viola anche il Codice delle Comunicazioni elettroniche (3). Vi si legge: "WIND proporra' al Cliente eventuali modifiche del Contratto tramite comunicazione scritta nella fattura successiva o con altro mezzo". Questo presuppone che il gestore possa modificare le condizioni generali (ed anche le tariffe), salvo comunicarlo uno o piu' mesi dopo in fattura: l'utente -anche recedendo senza penali- si troverebbe di fronte ad uno o piu' mesi di fatture maggiorate e gia' pagate. La legge, invece, dice che gli aumenti devono essere comunicati almeno un mese prima del loro avvio, si' da dare all'utente la possibilita' di recedervi.

Pertanto, gli utenti Wind potranno richiedere al gestore il rispetto del contratto, ovvero la tariffa precedentemente pattuita (Wind 10), e un risarcimento di tutti gli importi addebitati illegittimamente, tramite messa in mora.
E' opportuno fare anche una segnalazione all'Autorita' garante delle Comunicazioni.
Per conto nostro, vi abbiamo gia' provveduto. 

Claudia Moretti, legale Aduc

(1) d.l. 206/2005, articolo 33, comma 2, lettera m)
(2) ibid., articolo 33, comma 1
(3) dl 259/2003, articolo 70, comma 4.

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categoria:economia, informazione, attualità, affari e politica