lunedì, 07 maggio 2007

Nei mesi scorsi ha fatto scalpore un video che riprendeva una professoressa di Lecce mentre seduta in Cattedra si lasciava palpare tranquillamente dai propri studenti. La professoressa Monteroni, è questo il suo nome, si difese sostenendo che non si era accorta di ciò che stava succedendo in classe e che in realtà i ragazzi simulavano il “palpeggiamento”. Il video fece il giro del mondo attraverso il web e seguirono polemiche, accuse e difese da parte di tutti gli interessati. In pratica per l’insegnante, che aveva avuto un incarico di supplenza annuale, quest’anno scolastico si è chiuso in anticipo dal momento che la misura cautelare applicata dal gip scadrà il prossimo 30 maggio, dice SudNews. Ma la vera notizia è che in questi giorni in rete è apparso un altro video la cui protagonista sembrerebbe di nuovo la stessa prof. In sostanza qui compare la donna che in aula sta parlando in piedi al telefono e un alunno che simula da dietro il rapporto sessuale.

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categoria:studenti, adolescenti, bullismo
martedì, 17 aprile 2007

I love live è questo lo slogan della settimana mondiale della sicurezza stradale voluta dall‘Assemblea dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. “ Gli incidenti stradali uccidono ogni anno nel mondo circa 1,2 milioni di persone, e ne feriscono milioni e milioni. La sicurezza stradale non nasce dal caso. Ognuno di noi ha un ruolo da giocare” queste sono le parole del Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi A. Annan.  La Regione Piemonte dal 20 al 29 aprile organizza nelle principali piazze dei capoluoghi piemontesi corsi di guida sicura per neopatentati, motociclisti e guidatori over 65. Prove pratiche di reazione in caso di pericolo per i giovani: crash test, ribaltamento, simulazione di guida con misurazione dei tempi [continua]

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categoria:vita, scuola, sicurezza, attualità, società, adolescenti
venerdì, 13 aprile 2007

Il Viminale ha presentato il rapporto annuale sugli stupefacenti, i dati sono allarmanti: La cocaina risulta essere la droga più consumata. Cresce, infatti, il numero dei denunciati che sono passati da 185 dell'anno scorso a 197 del 2006. Tra questi il maggior numero è costituito da diciassettenni (102), seguiti dai ragazzi di 16 anni (60) e di 15 anni (26), ma 9 denunciati hanno addirittura 14 anni. Crescono molto anche le denunce per marijuana (169 nel 2006, 98 nel 2005). Diminuiscono invece i minori denunciati per eroina ( 106 nel 2006, contro i 133 del 2005), per hashish ( 480 nel 2006, 658 nel 2005), per droghe sintetiche (40 nel 2006, 43 nel 2005), e anche quelli denunciati per le altre droghe (24 nel 2006 contro i 37 del 2005). La cosa più preoccupante è che tra i nostri giovani risulta sempre più diffusa la moda dello “ sniffing”. La nuova pratica è stata importata dalle favelas brasiliane e consiste nello sniffare solventi, colle, etere, lacche e solventi. Queste sostanze danno stordimento, sedazione, stato di disinibizione, in genere le usano i ragazzini per chiedere l’elemosina, li aiuta a vincere l’imbarazzo. Ma come tutte le mode negative i nostri adolescenti hanno fatto presto ad adottarle. Queste sostanza all’apparenza innocue agiscono sulle membrane mieliniche che proteggono i neuroni, danneggiandole e sciogliendole, provocano un dramma neurotossico permanente spaventoso con casi di atrofia cerebrale. Nei casi più estremi possono causare la morte come è accaduto ad un ragazzino di 14 anni trovato morto un anno e mezzo fa’ in un giardino pubblico della periferia milanese.

 

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categoria:vita, sociale, informazione, attualità, studenti, società, denuncia, adolescenti
giovedì, 12 aprile 2007


In Francia sembra aver fallito il cosiddetto metodo d’insegnamento “globale”: “da quando  stato adottato è aumentata la percentuale dei bambini che finiscono le scuole elementari senza saper ne leggere e ne scrivere” lo sostiene ministro dell’educazione Gilles de Robien dicendosi favorevole al ritorno del metodo “sillabico”, vale a dire ad un ritorno dell’insegnamento classico dell’ortografia basato sulla pronuncia della singola lettera e delle sillabe. Il metodo “globale”, invece, si basa sulla comprensione del testo e la pronuncia delle parole. Tuttavia il ritorno al passato non sembra facile, il ministro dovrà far fronte all’opposizione degli insegnanti francesi, che da anni ormai adottano il metodoglobale”. La loro associazione sostiene che: “Fare della sillabica pura è un metodo vecchio perché chiedere ad un bambino di pronunciare le frasi lettera per lettera non ha senso. Bisogna invece dare un senso alla frase perché il bambino comprenda e sia motivato”. Mentre loro discutono la percentuale di bambini analfabeti è già arrivata al 20%...
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categoria:scuola, insegnanti, attualità, adolescenti
martedì, 10 aprile 2007

 

E’ tempo della “generazione wireless”, cioè “senza fili”. Sono gli adolescenti di oggi, il cui comportamento e stile di vita è caratterizzato dall'utilizzo in modo intensivo dei media digitali. E molti finiscono per non sapersene staccare: internet, blog, chat e telefonini sono una vera e propria droga. L’età è compresa tra 17 e 21 anni in tutto e per tutto dipendenti dal mondo virtuale. Questi dati sono emersi da uno studio condotto dall'Università di Palermo che hanno evidenziato anche le sofferenze di questi adolescenti: infatti, secondo recenti stime degli esperti, un giovane su cinque fra i “tecnodipendenti” è anche affetto da un disturbo della personalità intesa come difficoltà di relazione con se stessi e con gli altri o da un'altra patologia mentale. L’utilizzo intensivo di Internet inteso come chat, blog, e anche l’abuso dei telefoni cellulari sviluppano nei ragazzi una forma di psicodipendenza.

Si parla di dipendenza se il ragazzo ha sintomi di astinenza quando è costretto a stare lontano dal computer o dal telefonino e se ci sono segnali che indicano la perdita del contatto con la realtà - spiega Daniele La Barbera, Direttore della Clinica Psichiatrica dell'Università di Palermo e responsabile dello studio - I giovani “intossicati” dalle tecnologie si assentano da scuola per un numero rilevante di giorni senza una reale giustificazione o addirittura l'abbandonano, perdendo contatti con il gruppo degli amici e partecipando sempre meno alle attività familiari”.


La dipendenza dai mondi virtuali genera dunque problemi più che reali: i giovani dipendenti dalle tecnologie hanno spesso comportamenti dissociati, un senso di sé fragile, sintomi di stress. Il profilo del ragazzo che si rifugia patologicamente nella rete è quello di un soggetto fragile, con segni di una depressione che non riesce a contrastare forse proprio a causa dell'incapacità di regolare le proprie emozioni - spiega La Barbera - Tutto questo è vero anche per la dipendenza da telefonino: tutto fa supporre che giovani e giovanissimi che non riescono a staccarsi dal cellulare per chiamate o sms finiscano anch'essi con lo sviluppare una dipendenza forte e patologica, associata a disturbi emozionali. Secondo lo psichiatra «per arginare il problema, è importante intervenire precocemente”.

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categoria:tecnologia, informatica, internet, attualità, studenti, adolescenti
lunedì, 09 aprile 2007

Il nostro Paese è sempre pronto ad importare mode, anche le peggiori, dai paesi cosiddetti più moderni, in cima alla lista, come sempre, si posizionano: Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel Paese anglosassone sta impazzando una moda che onestamente ne faremmo volentieri a meno e riguarda i ragazzi: “Sono un teppista? Sì! E me ne vanto!”, è questo il motto! Essere etichettato come “Asbo (“anti social behaviour order”, ossia come persona incriminata per comportamenti antisociali, in breve, il nostro “teppista”) è giudicato come una medaglia al valore da un ragazzo su due, secondo il sondaggio dell'agenzia governativa “Youth Justice Board”, pubblicato nei giorni scorsi a Londra. Nel 1999 Blair aveva lanciato la campagna “Duri contro il crimine e duri contro le cause del crimine”, ma a quanto pare ha sortito pochissimi effetti. La cosa però che più preoccupa i sociologi inglesi è la caduta del mito del bravo ragazzo. Infatti è divenuta una costante l'equazione “bravo ragazzo è uguale a perdente” che comporta uno sgretolarsi interno, una frattura profonda e insidiosissima delle forze buone del tessuto sociale, che in un certo senso si arrendono a questo cambiamento etico senza nemmeno più contrastarlo. In Italia in questi anni ci stiamo confrontando con il bullismo, che a quanto pare è il fratello minore (in termini di gravità) dell’ “Asbo”; possiamo solo sperare che le scuole, e la società tutta, inizino a prepararsi ad affrontare questa nuova piaga giovanile, vista la velocità con la quale ormai i giovani si scambiano le informazioni, è auspicabile che lo facciano da subito.

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categoria:scuola, violenza, attualità, studenti, società, adolescenti, bullismo
giovedì, 05 aprile 2007

Spesso o videogiochi sono finiti sotto accusa perché violenti e pertanto incrementano il comportamento aggressivo nei bambini e negli adolescenti. Ma da uno studio condotto all'Università dell'Illinois è emerso che anche gli adulti e in misura maggiore ne vengono influenzati, soprattutto da quei videogames che simulano le corse in città e nelle periferie affollate di pedoni e da altri veicoli. Esattamente come i giochi violenti quello delle gare motociclistiche e/o automobilistiche spingerebbero i giocatori ad essere molto più spregiudicati al volante vero. Ad affermarlo sono alcuni studiosi tedeschi dell’università Ludwig-Maximilians di Monaco che hanno osservato il comportamento di 198 uomini e donne: quelli che giocavano meno alla guida sono risultati più prudenti e rispettosi del codice della strada; mentre i giocatori più assidui no. La ricerca ha poi dimostrato che quest’ultimi hanno più spesso pensieri e sentimenti associati al rischio rispetto a  chi gioca con altri con altri tipi di videogame. Proprio da questo secondo gli studiosi è uno dei fattori più importanti all’origine degli incidenti causati dai giovani automobilisti.

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categoria:tecnologia, sicurezza, violenza, attualità, adolescenti
sabato, 24 marzo 2007

Un tempo le famiglie guardavano ai professori come ad autorità indiscusse, a maestri di vita per i propri figli, oggi non è più così. I genitori scelgono di stare a fianco ai propri figli anche quando hanno torto. Non riescono più ad esercitare la difficile arte dell'educazione, il loro ruolo si è trasformato in quello di avvocati o di sindacalisti dei propri ragazzi. Inoltre gli insegnanti a causa di alcune riforme figlie di un "berlinguerismo" sfrenato (si potrebbe parlare di deriva berlingueriana) che hanno prodotto un “volemose bene” forzato tra docenti e discenti, non hanno più i mezzi necessari per trasmettere ai propri studenti il concetto di rispetto delle regole. E dire che la missione educativa della scuola dovrebbe iniziare proprio dalle regole e dal rispetto di esse. Oggi la classe docente italiana è in sofferenza, lo dimostra la sindrome del burnout che ogni giorno conta sempre più nuovi adepti. Il mestiere dell’insegnante, un tempo più bello del mondo, ha subito una metamorfosi profonda, trasformandosi in lavoro usurante. La tanto osannata Autonomia Scolastica ha sovraccaricato di lavoro la classe docente che è costretta farsi carico oltre delle difficoltà pedagogiche di mansioni burocratiche un tempo inesistenti le quali sottraggono ulteriori energie all’insegnamento. E poi le circolari, le riunioni infinite, i progetti da presentare, le famiglie insoddisfatte, il telefonino che squilla in classe, il bullo che non manca mai, un brutto voto in pagella per scatenare la furia di una ragazza e della sua mamma contro l'insegnante (vedi Bari e Siracusa). E allora caro ministro finiamola di riempirci la bocca di belle parole, mettiamo mano per una volta alla scuola non come al solito per tagliare risorse, ma piuttosto per ridare dignità agli insegnanti, dotandoli degli strumenti necessari per affrontare al meglio la propria professione.

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categoria:scuola, insegnanti, genitori, attualità, società, adolescenti
venerdì, 23 marzo 2007

In tema d’integrazione scolastica per gli studenti diversamente abili i paesi europei hanno molto da imparare dal nostro. In Italia, infatti, dal 5 febbraio del 1992 è in vigore la legge n. 104 che detta i principi dell'ordinamento in materia di diritti, integrazione sociale e assistenza della persona handicappata e stabilisce le linee riguardanti l’integrazione scolastica degli allievi diversamente abili. La legge stabilisce che l'integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione e questo può avvenire solo all’interno dell’aula scolastica assieme ai compagni normodotati.
In questi giorni un rapporto delle Nazioni Unite mette sotto accusa il sistema scolastico tedesco che secondo il curatore dell’inchiesta, Vernor Muñoz Villalobos, in Germania i poveri, immigrati e disabili subiscono molte discriminazioni. I ragazzi diversamente abili sono relegati in scuole speciali. Agli immigrati che hanno cominciato a frequentare la scuola più tardi è impedito di scegliere l'istituto dove studiare. In questo modo è impossibile realizzare l'integrazione. Una vergogna tutta tedesca che alcuni quotidiani come ad esempio il Frankfurter Allgemeine Zeitung non intendono ammettere e accusano il curatore dell’inchiesta di aver redatto un’analisi sicuramente sommaria perché non è stato in grado di capire il sistema scolastico tedesco. Anche il Berliner Morgenpost accusa il rapporto di eccessiva confusione e superficialità: "Il grosso scandalo che ha coinvolto il sistema dell'istruzione tedesca sembra incentrarsi sulla stretta corrispondenza tra i risultati scolastici e la provenienza sociale. Come succeda però che i genitori riescono a tenere i bambini a casa per istruirli resta un segreto che conosce solo Muñoz”.
Strano il comportamento dei quotidiani tedeschi, invece di accettare con umiltà le critiche rivolte al loro sistema scolastico, attaccano ferocemente il rapporto ONU. E’ vergognoso che nel 2007 nell’Europa emancipata e democratica esistano dei paesi che vedono la persona handicappata non come una risorsa da integrare nella società, iniziando appunto dall’integrazione scolastica, bensì come un “malato” da chiudere in strutture “ghetto” chiamate speciali!

domenica, 18 marzo 2007

Chissà se in Italia potremmo contare mai su un giornalismo in grado di chiedere scusa quando sbaglia, non con il solito trafiletto relegato tra le pagine meno importanti, ma in prima pagina con un titolo ad otto colonne? In Inghilterra è accaduto oggi. Lo ha fatto l'Independent pubblicando una pagina, destinata a far discutere, dove si leggeva: 'Cannabis, ci scusiamo', il quotidiano ha fatto dietrofront sulla depenalizzazione delle droghe cosiddette leggere.  Il giornale nel 1997 lanciò una campagna secondo la quale drogarsi con gli spinelli non faceva male, addirittura era quasi salutare! Oggi invece il numero record di adolescenti che necessitano di terapie antidroga perchè fumano 'skunk', il potente tipo di cannabis, 25 volte più forte della resina che si vendeva dieci anni fa’, ha fatto prendere coscienza alla Redazione del quotidiano circa il gravissimo errore commesso in passato al punto da chiedere scusa ai propri lettori, ma il danno ahimè era stato fatto! Purtroppo anche da noi molti giornali e certa politica giocano su queste tematiche pur di attecchire sui giovani. Farne una battaglia ideologica è un errore gravissimo, specie se di mezzo c’è la salute degli adolescenti. E per favore non dite che la droga non fa male, perché direste una cazzata colossale e poi a differenza dell’Indipendent non avreste neanche l’onestà intellettuale di chiedere scusa!

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categoria:scuola, salute, attualità, studenti, società, adolescenti