Sequestrati a Sciacca
Cento chili di arance sudafricane «avvelenate» al tiabendazolo
Sciacca. Nella città delle terme, a soli 15 chilometri dall'area agrumicola di Ribera, dove si producono arance che vengono esportate in tutto il mondo, si vendevano arance provenienti dal Sudafrica. Ieri ne sono stati sequestrati 100 chili trattati con un conservanti proibiti. La paradossale scoperta è stata fatta ieri mattina dall'Ispettorato centrale repressione frodi del Ministero delle Politiche Agricole. Il provvedimento fa parte dell'attività di controllo eseguita un po' in tutta Italia, ma soprattutto in Sicilia, dove viene costantemente denunciata la presenza irregolare di agrumi provenienti dal Sudafrica e contenenti tiabendazolo, un additivo vietato dall'Unione Europea. Le arance erano in vendita in due box della struttura mercatale saccense, i cui titolari sono stati denunciati all'autorità giudiziaria. I provvedimenti sono stati entrambi convalidati dalla Procura della Repubblica della stessa città termale. Gli agrumi sarebbero arrivati a Sciacca dalla Campania attraverso due grossisti, entrambi agrigentini, per cui sono in queste ore in corso ulteriori accertamenti per individuare la loro identità e per risalire al luogo di partenza del prodotto ortofrutticolo. L'iniziativa dell'Ispettorato centrale repressione frodi del Ministero delle politiche agricole viene effettuata a garanzia della qualità, della salute e della sicurezza alimentare. Non a caso quello di Sciacca è uno dei numerosi sequestri effettuati in Sicilia di agrumi provenienti da Paesi extracomunitari, contenenti sostanze illegali nell'Unione Europea. Il parlamentare agrigentino Giuseppe Marinello, componente della commissione Agricoltura della Camera, plaude all'attività dell'Ispettorato: «E' uno strumento che tutela sia i produttori italiani sia la salute dei consumatori».
Giuseppe Recca
FONTE: La Sicilia
























