ACIREALE (CATANIA) - L'eurodeputato di An e vicesindaco di Catania, Nello Musumeci, lascia il suo partito. «La mia - ha annunciato ad Acireale presentando il suo movimento 'Alleanza siciliana' - è una scelta inevitabile e ineluttabile. Fra qualche giorno presenterò personalmente al presidente del partito, Gianfranco Fini, la mia lettera di dimissioni». Nel suo applauditissimo intervento davanti a oltre mille persone, Musumeci ha lamentato «un forte deficit di democrazia in An» e lo scarso «coinvolgimento delle realtà territoriali in un partito che è diventato romanocentrico e governato da lobbyes».
«Ho preso atto - ha aggiunto - che nel mio partito non c'è democrazia e chi la pensa in maniera diversa è condannato e poi emarginato. Se è vero che in An ci sono sempre persone per bene e disposte al dialogo, ma sono isolate». E a proposito di Salvatore Cuffaro, presidente della Regione siciliana, Musumeci ha affermato che «chi governa una Regione deve allontanare il sospetto e avere il dovere di mettersi in discussione. Il problema non esiste sul piano personale, ma su quello politico. Non si può far finta che non sia accaduto nulla in questi 5 anni. Non parlo solo di questione morale, sono certo della sua estraneità e della sua innocenza. Per questo non ci spieghiamo perché la Cdl non voglia fare le primarie: potrebbero rafforzare la stessa ricandidatura di Cuffaro».
Musumeci, che è stato per dieci anni presente della provincia di Catania e che è al terzo mandato da europarlamentare, avendo ottenuto 117 mila preferenze nel maggio del 2004 risultando il secondo esponente di An più votato dopo Fini, ha sottolineato che potrebbe continuare a «vivere di rendita in An per i prossimi venti anni, ma ritengo doveroso dare l' esempio: mettere a disposizione della mia terra un impegno genuino e volontario».
Musumeci ha parlato di «scelta sofferta» ma ha aggiunto che «non si può barattare la dignità di uomo libero con un partito che è diventato soltanto un contenitore, senza democrazia, una jungla dove vince il più furbo o il branco». L'esponente di An ha ribadito che «resterà uomo di destra ma - ha precisato - non necessariamente nella Casa delle Libertà. Io sono pronto pronto al dialogo, comunque, e tutto questo non significa che in futuro non si possa arrivare a tornare a discutere».
Il leader di Alleanza siciliana, che terrà il proprio primo congresso organizzativo tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre, sostiene che «è stato il partito a farlo di decidere ad andare via». «Non ho ricevuto una telefonata da Fini - sostiene - e il coordinatore regionale, Nania, ha convocato la segreteria per la prossima settimana sapendo che oggi ci sarebbe stato il nostro incontro. Io in un partito che non mi vuole non ci sto. La decisione - spiega Musumeci alla platea - è arrivata a conclusione di un percorso politico lungo e tortuoso, cominciato sei anni fa e che ha subito un' accelerazione negli ultimi mesi».
Ma sotto accusa Musumeci mette soprattutto quello che definisce «la fine della forma del partito e della sua struttura verticale e autoreferenziale, con correnti che cercano punti di mediazione solo a Roma». «Ma non si può pretendere - osserva l'eurodeputato - che il partito dalla Capitale governi il territorio. Oggi i partiti sono delle baronie gerarchizzate, palestre di carrierismo, delle agenzie elettorali. I dirigenti sono nominati dall'alto, da padrini-padroni, senza che abbiano collegamenti con il territorio. Oggi deputati e senatori non sono espressioni locali ma sono 'nominati' da Roma, da quattro persone che si riuniscono, e non necessariamente in un bar...».
«Il consenso - aggiunge - si ottiene con il buon governo e non con la distribuzione di privilegi». Musumeci ricorda che «Alleanza nazionale in sei anni anni in Sicilia ha perduto 214 mila voti, sei consiglieri regionali, e adesso non ha nessun sindaco nelle città capoluogo, e ha soltanto due sottosegretari siciliani nel governo nazionale». «Io non ci sto più - dice l'eurodeputato - e punto a un movimento politico agile non ingabbiato dalle ideologie, collocato nell' aerea moderata».
Musumeci parla anche di Lombardo e della suo Movimento per l'autonomia. «Con lui - osserva - ci sono convergenze comuni inevitabili ma non credo al neo centrismo e non abbiamo interesse a dialogare con Lega. E inoltre io sono e resto uno di destra e del centrodestra, ma non necessariamente della Casa delle libertà». Il vicesindaco di Catania rivela di «avere pensato a creare un movimento che attuasse un patto federativo con An ma - sottolinea - questo non è stato possibile, ma noi andiamo avanti lo stesso». «So che molti non mi seguiranno - conclude Musumeci - ma io non proverò rancore, ma proseguire non era più possibile: tutto quello che ho avuto l'ho avuto da solo, mi hanno fatto cadere mille volte e mille volte mi sono rialzato. Qualcuno dice che alla fine saremo 'quattro gatti', può darsi: vuol dire che non faremo accordi con il 'topo'».
Fonte: La Sicilia
18 Settembre 2005
«Ho preso atto - ha aggiunto - che nel mio partito non c'è democrazia e chi la pensa in maniera diversa è condannato e poi emarginato. Se è vero che in An ci sono sempre persone per bene e disposte al dialogo, ma sono isolate». E a proposito di Salvatore Cuffaro, presidente della Regione siciliana, Musumeci ha affermato che «chi governa una Regione deve allontanare il sospetto e avere il dovere di mettersi in discussione. Il problema non esiste sul piano personale, ma su quello politico. Non si può far finta che non sia accaduto nulla in questi 5 anni. Non parlo solo di questione morale, sono certo della sua estraneità e della sua innocenza. Per questo non ci spieghiamo perché la Cdl non voglia fare le primarie: potrebbero rafforzare la stessa ricandidatura di Cuffaro».
Musumeci, che è stato per dieci anni presente della provincia di Catania e che è al terzo mandato da europarlamentare, avendo ottenuto 117 mila preferenze nel maggio del 2004 risultando il secondo esponente di An più votato dopo Fini, ha sottolineato che potrebbe continuare a «vivere di rendita in An per i prossimi venti anni, ma ritengo doveroso dare l' esempio: mettere a disposizione della mia terra un impegno genuino e volontario».
Musumeci ha parlato di «scelta sofferta» ma ha aggiunto che «non si può barattare la dignità di uomo libero con un partito che è diventato soltanto un contenitore, senza democrazia, una jungla dove vince il più furbo o il branco». L'esponente di An ha ribadito che «resterà uomo di destra ma - ha precisato - non necessariamente nella Casa delle Libertà. Io sono pronto pronto al dialogo, comunque, e tutto questo non significa che in futuro non si possa arrivare a tornare a discutere».
Il leader di Alleanza siciliana, che terrà il proprio primo congresso organizzativo tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre, sostiene che «è stato il partito a farlo di decidere ad andare via». «Non ho ricevuto una telefonata da Fini - sostiene - e il coordinatore regionale, Nania, ha convocato la segreteria per la prossima settimana sapendo che oggi ci sarebbe stato il nostro incontro. Io in un partito che non mi vuole non ci sto. La decisione - spiega Musumeci alla platea - è arrivata a conclusione di un percorso politico lungo e tortuoso, cominciato sei anni fa e che ha subito un' accelerazione negli ultimi mesi».
Ma sotto accusa Musumeci mette soprattutto quello che definisce «la fine della forma del partito e della sua struttura verticale e autoreferenziale, con correnti che cercano punti di mediazione solo a Roma». «Ma non si può pretendere - osserva l'eurodeputato - che il partito dalla Capitale governi il territorio. Oggi i partiti sono delle baronie gerarchizzate, palestre di carrierismo, delle agenzie elettorali. I dirigenti sono nominati dall'alto, da padrini-padroni, senza che abbiano collegamenti con il territorio. Oggi deputati e senatori non sono espressioni locali ma sono 'nominati' da Roma, da quattro persone che si riuniscono, e non necessariamente in un bar...».
«Il consenso - aggiunge - si ottiene con il buon governo e non con la distribuzione di privilegi». Musumeci ricorda che «Alleanza nazionale in sei anni anni in Sicilia ha perduto 214 mila voti, sei consiglieri regionali, e adesso non ha nessun sindaco nelle città capoluogo, e ha soltanto due sottosegretari siciliani nel governo nazionale». «Io non ci sto più - dice l'eurodeputato - e punto a un movimento politico agile non ingabbiato dalle ideologie, collocato nell' aerea moderata».
Musumeci parla anche di Lombardo e della suo Movimento per l'autonomia. «Con lui - osserva - ci sono convergenze comuni inevitabili ma non credo al neo centrismo e non abbiamo interesse a dialogare con Lega. E inoltre io sono e resto uno di destra e del centrodestra, ma non necessariamente della Casa delle libertà». Il vicesindaco di Catania rivela di «avere pensato a creare un movimento che attuasse un patto federativo con An ma - sottolinea - questo non è stato possibile, ma noi andiamo avanti lo stesso». «So che molti non mi seguiranno - conclude Musumeci - ma io non proverò rancore, ma proseguire non era più possibile: tutto quello che ho avuto l'ho avuto da solo, mi hanno fatto cadere mille volte e mille volte mi sono rialzato. Qualcuno dice che alla fine saremo 'quattro gatti', può darsi: vuol dire che non faremo accordi con il 'topo'».
Fonte: La Sicilia
18 Settembre 2005
























