Il gover
no ha annunciato un giro di vite sulle migliaia di cittadini iscritti al “club” NO-canone Rai, vale a dire i telespettatori italiani che non pagano il canone Rai (99,60 euro). Il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, ex presidente della Commissione di vigilanza RAI, ha deciso di utilizzare le Fiamme Gialle per intraprendere una vera e propria crociata contro gli evasori: via Mazzini ha già segnalato lista di 10 mila nominativi. La Guardia di Finanza inizierà ad intensificare i cosiddetti controlli incrociati, dunque, i primi soggetti ad essere interessati sono coloro quali negli ultimi anni hanno attivato: un abbonamento in videoteca, si sono abbonati ad una tv a pagamento e chi ha chiesto al fotografo di riprendere le immagini del suo matrimonio. Da una prima analisi, però, sembra che il recupero del canone dei 10 mila evasori, comprensivi di sanzioni (vanno da 103,29 a 516,45 euro), non basterebbe a coprire gli stessi costi dell’operazione. In questa iniziativa la cosa che più preoccupa è la continua affermazione dello “Stato di polizia tributaria” che non tiene assolutamente conto dei più elementari diritti della privacy. La persecuzione sembra orientarsi soprattutto verso i cittadini più deboli in altre parole quelli che forse il canone RAI non se lo possono permettere. Da cittadino che paga regolarmente il canone, avrei preferito che Gentiloni si fosse concentrato soprattutto al rilancio qualitativo della televisione italiana. Inoltre, prima di mettere in moto una macchina così costosa, sarebbe stato più opportuno da parte del ministro delle Comunicazioni verificare gli eventuali guadagni. Ma la strada in ogni modo non sembra essere proprio in discesa: dalla parte dei cittadini scende in campo l’Associazione per i diritti degli utenti e consumatori che ha lanciato una petizione per chiedere la cancellazione del canone Rai: «Ci accontenteremmo - spiega - di non dover obbligatoriamente pagare un servizio che fa concorrenza ad altri che si pagano solo con la loro attività economica privata». Anche l’Aduc – attraverso il suo presidente Vincenzo Donvito - contesta «i metodi arroganti con cui si cerca di individuare gli evasori. Per noi il fine non giustifica i mezzi. Il rispetto che i cittadini devono portare allo Stato ha un valore maggiore dell’evasione in materia».