giovedì, 10 agosto 2006

 

Il governo ha annunciato un giro di vite sulle migliaia di cittadini iscritti al “club” NO-canone Rai, vale a dire i telespettatori italiani che non pagano il canone Rai (99,60 euro). Il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, ex presidente della Commissione di vigilanza RAI, ha deciso di utilizzare le Fiamme Gialle per intraprendere una vera e propria crociata contro gli evasori: via Mazzini ha già segnalato lista di 10 mila nominativi. La Guardia di Finanza inizierà ad intensificare i cosiddetti controlli incrociati, dunque, i primi soggetti ad essere interessati sono coloro quali negli ultimi anni hanno attivato: un abbonamento in videoteca, si sono abbonati ad una tv a pagamento e chi ha chiesto al fotografo di riprendere le immagini del suo matrimonio. Da una prima analisi, però, sembra che il recupero del canone dei 10 mila evasori, comprensivi di sanzioni (vanno da 103,29 a 516,45 euro), non basterebbe a coprire gli stessi costi dell’operazione. In questa iniziativa la cosa che più preoccupa è la continua affermazione dello “Stato di polizia tributaria” che non tiene assolutamente conto dei più elementari diritti della privacy. La persecuzione sembra orientarsi soprattutto verso i cittadini più deboli in altre parole quelli che forse il canone RAI non se lo possono permettere. Da cittadino che paga regolarmente il canone, avrei preferito che Gentiloni si fosse concentrato soprattutto al rilancio qualitativo della televisione italiana. Inoltre, prima di mettere in moto una macchina così costosa, sarebbe stato più opportuno da parte del ministro delle Comunicazioni verificare gli eventuali guadagni. Ma la strada in ogni modo non sembra essere proprio in discesa: dalla parte dei cittadini scende in campo l’Associazione per i diritti degli utenti e consumatori che ha lanciato una petizione per chiedere la cancellazione del canone Rai: «Ci accontenteremmo - spiega - di non dover obbligatoriamente pagare un servizio che fa concorrenza ad altri che si pagano solo con la loro attività economica privata». Anche l’Aduc – attraverso il suo presidente Vincenzo Donvito - contesta «i metodi arroganti con cui si cerca di individuare gli evasori. Per noi il fine non giustifica i mezzi. Il rispetto che i cittadini devono portare allo Stato ha un valore maggiore dell’evasione in materia».

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mercoledì, 02 agosto 2006

Calciopoli, finalmente, ha decretato la fine della Gea, la società di procuratori  dei cosiddetti "figli di papa". Il viaggio di sola andata verso il trapasso è guidato da Giuseppe Salvatori e Riccardo Calleri che si stanno occupando degli ultimi adempimenti. Il nome della società era stato associato sin da subito allo scandalo dei campionati truccati. A conferma ci sono le varie intercettazioni telefoniche che hanno smascherato le procedure adottate per promuovere gli illeciti sportivi. Questa strana società era nata nel 2001 dalla fusione della “Footbal Management” di Alessandro Moggi e Riccardo Calleri con la “General Athletic” di Andrea Cragnotti, Chiara Geronzi e Francesca Tanzi. La Gea sin dalla sua nascita ha gestito, per diversi anni, i cartellini della maggior parte di calciatori della serie A (circa 200).  Dalle lunghe intercettazioni è emerso che riusciva persino ad influenzare le convocazioni in Nazionale, dimostrandosi in più occasioni una vera “cupola” pronta ad intervenire alla bisogna. Oggi finalmente possiamo dire che è innocua. Lo ha deciso il 18 luglio la stessa Assemblea dei soci, votando all'unanimità lo scioglimento (con la formula della liquidazione volontaria) e la Camera di commercio di Roma ha registrato l'atto. «Non avevamo più la possibilità di andare avanti - ha spiegato ieri Riccardo Calleri - per il clima che c'era. Sono stati troncati d'improvviso contratti con sponsor, aziende e clienti». Infatti molti dei 200 giocatori gestiti dalla società sono già passati ad altri procuratori, chissà se domani possiamo dire che il calcio  finalmente è pulito. Certo è che un cancro con diffuse metastasi è stato asportato, speriamo che un lungo trattamento di chemio impedisca alle cellule contaminate di moltiplicarsi. Peccato però che gli scommettitori non potranno rifarsi delle cifre giocate e perse; in tempi di indulto non credo che il Parlamento sia disposto a tutelare i truffati, ha dimostrato di stare dalla parte dei truffatori. Non mi stupirei se dopo l’appello all’arbitrato e poi al TAR finisse tutto a tarallucci e vino, tanto in Italia paga sempre il solito Pantalone ergo il cittadino onesto! Chissà se qualcuno troverà mai il tempo per vergognarsi… 

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categoria:politica, calcio, moralitÃ