Da sempre ho sostenuto la posizione dei tantissimi favorevoli alla re
alizzazione del Ponte sullo Stretto, nel farlo ho evidenziato tutti i benefici che la struttura porterebbe all’Isola. Ad essa infatti sono direttamente collegate: il potenziamento della rete ferroviaria e di quella autostradale e altre opere minori. Infrastrutture necessarie per rilanciare il turismo in Sicilia, ma soprattutto doterebbe i siciliani di quelle vie di comunicazione necessarie per avvicinarli al resto del Paese e all’Europa stessa. Chi si oppone al Ponte lo fa soprattutto per una questione ideologica, ma anche per mantenere la nefasta posizione del NO a tutti i costi, che priverebbero il Paese di quelle infrastrutture necessarie atte al rilancio della nostra economia e soprattutto contrasterebbero la spietata concorrenza dei Paesi vicini, la Spagna su tutti. La politica del governo centrale sembra, però non volerne tener conto, almeno per quanto riguarda il sud, tant’è che il vero progetto politico sembra essere quello di “saccheggiare” le risorse della Società Stretto di Messina e di reinvestirli al nord per il completamento della TAV, la realizzazione della quarta (ho detto quarta) corsia della rete autostradale e delle altre opere che puntano ad avvicinare sempre di più il Nord all’Europa abbandonando a se stesso il Sud, bisognoso come non mai di ammodernarsi. Dunque se passasse la linea del governo, il meridione, e la Sicilia in particolar modo, rimarrebbero al “palo” aumentando ulteriormente il divario con il Nord ricco ed industrializzato. Inoltre la Sicilia e la Calabria rischiano di perdere sia il Ponte, e le infrastrutture ad esso connesse, e tutte le altre opere giustamente invocate come prioritarie. A confortare i favorevoli alla realizzazione della struttura, è intervenuto il Governatore dell’Isola Cuffaro che ha dichiarato: «Occorre dotarsi di un moderno sistema di trasporti e comunicazioni. Innanzitutto, con l'Europa, rivendicando con decisiva determinazione il completamento del Corridoio 1 Berlino-Palermo, del quale fa parte inscindibile la madre di tutte le infrastrutture innovative, il ponte sullo Stretto di Messina, dal quale discendono l'alta velocità e l'alta capacità ferroviaria in Sicilia e Calabria ed il collegamento ferrato di tutto l'entroterra europeo con i porti siciliani, trasformati così nelle porte d'Europa sulla rotta delle grandi navi portacontainers che pendolano fra Cina, India e Americhe». Ed ancora: «Il "Ponte del Mediterraneo" (consentitemi di chiamarlo così) fa inoltre avanzare di 300 chilometri la sponda europea verso la sponda africana di un mare che vuole unire e non dividere, facilitando il collegamento trasversale del Maghreb con l'altra grande area in espansione, quella balcanica. Il ponte è talmente essenziale ed irrinunciabile che se ne deve prevedere la sua realizzazione prescindendo – anche in forza della legge "Bassanini" – dalla volontà contraria del governo nazionale, convinti come siamo della sua autosufficienza finanziaria e certi che l'altra sponda fortemente interessata, la Calabria, non si tirerà indietro e che l'Italia non vorrà negarci anche questo vitale "diritto di passaggio"». Ma il Governatore si è spinto oltre annunciando, qualora il governo centrale non modificasse le posizioni rivolte al “saccheggio” delle risorse, che la Sicilia farà il Ponte da sola; anche se il governo Prodi non vuole, inoltre fa capire che aprirà un contenzioso presso l'Unione europea la quale ha incluso il progetto nel disegno della Grande Europa e del «corridoio 1». Non si può dopo 35 anni di studi ad altissimo livello, dopo il benestare di vari governi (compresi quelli di centrosinistra) e dopo lo “stabene” dell'Unione europea mutare radicalmente opinione perché è cambiata la maggioranza. Ne va di mezzo la stessa credibilità del Paese, che stranamente diventa coerente solo durante i Mondiali di calcio!