domenica, 23 luglio 2006

 

Da sempre ho sostenuto la posizione dei tantissimi favorevoli alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, nel farlo ho evidenziato tutti i benefici che la struttura porterebbe all’Isola. Ad essa infatti sono direttamente collegate: il potenziamento della rete ferroviaria e di quella autostradale e altre opere minori. Infrastrutture necessarie per rilanciare il turismo in Sicilia, ma soprattutto doterebbe i siciliani di quelle vie di comunicazione necessarie per avvicinarli al resto del Paese e all’Europa stessa. Chi si oppone al Ponte lo fa soprattutto per una questione ideologica, ma anche per mantenere la nefasta posizione del NO a tutti i costi, che priverebbero il Paese di quelle infrastrutture necessarie atte al rilancio della nostra economia e soprattutto contrasterebbero la spietata concorrenza dei Paesi vicini, la Spagna su tutti. La politica del governo centrale sembra, però non volerne tener conto, almeno per quanto riguarda il sud, tant’è che il vero progetto politico sembra essere quello di “saccheggiare” le risorse della Società Stretto di Messina e di reinvestirli al nord per il completamento della TAV, la realizzazione della quarta (ho detto quarta) corsia della rete autostradale e delle altre opere che puntano ad avvicinare sempre di più il Nord all’Europa abbandonando a se stesso il Sud, bisognoso come non mai di ammodernarsi. Dunque se passasse la linea del governo, il meridione, e la Sicilia in particolar modo, rimarrebbero al “palo” aumentando ulteriormente il divario con il Nord ricco ed industrializzato. Inoltre la Sicilia e la Calabria rischiano di perdere sia il Ponte, e le infrastrutture ad esso connesse, e tutte le altre opere giustamente invocate come prioritarie. A confortare i favorevoli alla realizzazione della struttura, è intervenuto il Governatore dell’Isola Cuffaro che ha dichiarato: «Occorre dotarsi di un moderno sistema di trasporti e comunicazioni. Innanzitutto, con l'Europa, rivendicando con decisiva determinazione il completamento del Corridoio 1 Berlino-Palermo, del quale fa parte inscindibile la madre di tutte le infrastrutture innovative, il ponte sullo Stretto di Messina, dal quale discendono l'alta velocità e l'alta capacità ferroviaria in Sicilia e Calabria ed il collegamento ferrato di tutto l'entroterra europeo con i porti siciliani, trasformati così nelle porte d'Europa sulla rotta delle grandi navi portacontainers che pendolano fra Cina, India e Americhe». Ed ancora: «Il "Ponte del Mediterraneo" (consentitemi di chiamarlo così) fa inoltre avanzare di 300 chilometri la sponda europea verso la sponda africana di un mare che vuole unire e non dividere, facilitando il collegamento trasversale del Maghreb con l'altra grande area in espansione, quella balcanica. Il ponte è talmente essenziale ed irrinunciabile che se ne deve prevedere la sua realizzazione prescindendo – anche in forza della legge "Bassanini" – dalla volontà contraria del governo nazionale, convinti come siamo della sua autosufficienza finanziaria e certi che l'altra sponda fortemente interessata, la Calabria, non si tirerà indietro e che l'Italia non vorrà negarci anche questo vitale "diritto di passaggio"». Ma il Governatore si è spinto oltre annunciando, qualora il governo centrale non modificasse le posizioni rivolte al “saccheggio” delle risorse, che la Sicilia farà il Ponte da sola; anche se il governo Prodi non vuole, inoltre fa capire che aprirà un contenzioso presso l'Unione europea la quale ha incluso il progetto nel disegno della Grande Europa e del «corridoio 1». Non si può dopo 35 anni di studi ad altissimo livello, dopo il benestare di vari governi (compresi quelli di centrosinistra) e dopo lo “stabene” dell'Unione europea mutare radicalmente opinione perché è cambiata la maggioranza. Ne va di mezzo la stessa credibilità del Paese, che stranamente diventa coerente solo durante i Mondiali di calcio!

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categoria:politica, informazione, infrastrutture
giovedì, 20 luglio 2006

Nell’immaginario comune l’imprenditore di successo in genere è visto: ricco, bello, intelligente, colto, ma soprattutto laureato, ma ciò è vero solo in parte. A dimostrarlo è l’Istat che in questi giorni ha tracciato il suo identikit, dal qualesono emerse alcune sorprese destinate sicuramente a far riflettere. Analizziamole con ordine: intanto per il 75% è maschio, lasciando all’universo femminile solo uno striminzito 25%; ha un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, risiede nelle aree più ricche del Paese, ma non solo, infatti, negli ultimi anni è stato il sud ha registrare la nascita del maggior numero d’imprese. Inoltre l’Istituto di ricerca, ha rilevato un dato destinato a modificare le prossime scelte politiche in campo scolastico/formativo: la piccola media impresa italiana è gestita da un imprenditore il cui livello di istruzione più diffuso è il diploma di scuola media superiore (46,3%), seguito dai livelli d'istruzione inferiori (32,2%) e dalla laurea (21,5%). Il Nord-est presenta i livelli di scolarizzazione più bassi: il 37,2% dei neo imprenditori ha fatto solo la scuola media; nel Centro si ritrova la più elevata percentuale di laureati (25,5%) mentre nel Sud e nelle Isole quella di diplomati (49%). Il titolo di studio risulta correlato con l’attività svolta. Nell’edilizia si concentrano i neo imprenditori con più basso livello di istruzione (il 60% fino alla licenza media). Inoltre è emerso che i diplomi posseduti quasi nella totalità sono stati conseguiti in scuole tecniche e professionali, dimostrando, semmai ancora ce ne fosse bisogno, l’importanza per il Paese di tale tipologia di istruzione. La capacità di associare l’aspetto teorico a quello tecnico-pratico, attraverso la didattica dei laboratori, dota il discente delle competenze necessarie per intraprendere, senza molte difficoltà, un’attività in proprio. Dunque, il potenziamento di tale tipologia di istruzione appare  quasi indispensabile, oltre che strategico, per il “Sistema Paese”.

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categoria:politica, lavoro
mercoledì, 05 luglio 2006

Negli ultimi anni, e per fortuna, nel nostro Paese si stanno moltiplicando le iniziative che mirano a valorizzare le ricchezze gastronomiche presenti in ogni angolo del nostro territorio. Tali ricchezze hanno contribuito, e contribuiscono, a salvaguardare le ricche tradizioni culinarie del nostro  Paese. Come ho già scritto in un precedente post, la grande industria alimentare offre un prodotto simile ad un costo decisamente inferiore, ma a causa dell’utilizzo di sostanze chimiche non è certamente genuino come l’originale. Per valorizzare i prodotti locali e genuini, il Corfilac, il Consorzio per la ricerca della filiera lattiero casearia di Ragusa, in occasione della Cheese Art, la quinta biennale di cultura e scienza delle tradizioni casearie e agroalimentari del Mediterraneo, ha presentato un progetto molto interessante: la “cacioteca”, una struttura interamente dedicata alla valorizzazione e stagionatura dei formaggi storici siciliani. Il progetto è stato già finanziato dall'Assessorato regionale all'Agricoltura e Foreste. Saranno ricreati, in dodici grotte sotterranee di pietra naturale, gli elementi caratterizzanti degli antichi sistemi di stagionatura. La struttura, che prevede anche un anfiteatro per iniziative culturali, sarà ricoperta, in superficie, da un giardino. Al centro della struttura sarà realizzata un'aula circolare con pareti di vetro dove saranno conservati i formaggi storici siciliani: il Ragusano Dop, il Cosacavaddu Ibleo, la Provola dei Nebrodi, la Vastedda del Belice, il Caprino di Girgentana, il Pecorino Siciliano Dop, la Tuma Persa, il Piacentino Ennese, il Maiorchino, il Fiore Sicano, il Tumazzo Modicano, la Ricotta Salata e Infornata. Dunque, una vera e propria testimonianza storica per queste opere d’arte della gastronomia isolana, visibili e a portata di palato per chiunque voglia deliziarsi con queste prelibatezze. Iniziative come queste sono indispensabili per diversi motivi: in primo luogo per tutelare le tradizioni gastronomiche  locali che altrimenti andrebbero perse, contrastando al contempo l’avanzata inesorabile del prodotto industriale.

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categoria:agricoltura, agroalimentare