venerdì, 30 giugno 2006

I cibi artigianali ormai vanno via via scomparendo dalle nostre tavole, sostituiti da cibi prodotti su larga scala a livello industriale. E’ ovvio che la differenza di qualità fra le due tipologie di alimenti è notevole: mentre il cibo artigianale richiede una lavorazione meno elaborata ed è realizzato con pochi ingredienti – di solito genuini -, quello industriale invece è solitamente realizzato utilizzando una vasta gamma di ingredienti –naturali e non- e richiede pertanto una lavorazione più complessa. Prendiamo come esempio il gelato: quello artigianale richiede cinque/sei ingredienti (latte, zucchero, panna, colla di pesce, eventualmente caramello e a completare il gusto prescelto); in quello industriale sono presenti addirittura 34 componenti, di cui solo la metà sono di origine naturale. Negli alimenti di “ultima generazione”, oltre agli ingredienti veri e propri, appaiono anche sostanze identificate come additivi (che in particolare si dividono in: emulsionanti, addensanti, conservanti e coloranti) e altre chiamate aromi (naturali, naturali identici e artificiali). Tanti sono gli additivi il cui uso è consentito nei paesi dell’unione europea, anche se a volte non sempre la atossicità di tali sostanze è del tutto provata. Il rischio risulta  ancora più grave nel caso degli aromi: in Europa se ne usano circa 3 mila e a dispetto della posizione finale sull’etichetta svolgono un ruolo determinante, anche per la loro costante presenza in quasi tutti i cibi di produzione industriale. Gli aromi hanno una composizione elaboratissima e il più delle volte “misteriosa”, in quanto i nomi dei componenti non compaiono in etichetta, come succede per gli additivi; inoltre i dati scientifici sulla tossicità di molti aromi sono meno completi rispetto a quelli disponibili per gli additivi. Quanto maggiore è il numero di additivi e aromi in un cibo, tanto più elaborata sarà al sua lavorazione e  tanto meno esso sarà distante dal prodotto fresco. Tra l’altro l’uso di molti additivi può essere evitato utilizzando materie prime di qualità e usando meno componenti semilavorati. Questi cibi che ormai occupano una parte predominante della nostra alimentazione, vengono impiegati anche nelle mense scolastiche. Sarebbe forse il caso che la scuola in quanto agenzia formativa, si occupasse anche di questo aspetto relativo all’igiene alimentare degli alunni, evitando che tali cibi compaiano nel contesto scolastico.  Se tali sostanze infatti possono essere non del tutto salutari per un organismo adulto, a maggior ragione non lo saranno per dei ragazzi in piena fase di crescita.

 

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categoria:salute, alimentazione, veleni
giovedì, 29 giugno 2006

Giovanna Meandri da quando ha preso il comando del dicastero per le attività sportive si è decisamente montata la testa. Il primo atto è stato di rincuorare gli azzurri dopo lo scandalo di moggiopoli e juventopoli. Gli ha stretto la mano ed ha passato un’intera giornata assieme ai nostri atleti, suscitando così l’invidia di tutte le donne italiane; si è fatta ospitare da tutte le trasmissioni  che si occupano di sport e meno male che non c’è più il “Processo di Biscardi” altrimenti sarebbe lì, ad abbaiare assieme a tutti gli altri ospiti del “canile” più famoso d’Italia. Ma alla bella ministra evidentemente non è bastata tutta questa visibilità vuole di più, e in occasione dell’audizione di fronte alla commissione Cultura della Camera e la presentazione del “signore degli anelli” nostrano alias Jury Chechi, si è lasciata andare in una proposta che sicuramente farà discutere: ''l'inserimento dell'educazione motoria nella scuola primaria, effettuata dalle migliaia di laureati ex Isef e ora Iusm'' con ''l'adeguamento dalle attuali due ore alla media europea, che e' di 3''. Sicuramente dal punto di vista motorio questa proposta se attuata sarà un bene per i nostri bambini e per le migliaia di disoccupati ex Isef, che ricordano ancora la trovata nefasta di Berlinguer che accorpando, in educazione fisica, maschietti e femminucce fece perdere il posto di lavoro a migliaia di professori. L’intenzione della ministra forse è quella di riappacificarsi con la categoria, del resto anche loro sono atleti laureati, regalandogli così qualche ora di lavoro, ma nello stesso tempo la toglie alle altre brave maestre che forse la impiegherebbero per insegnare ai bambini a scrivere e a leggere meglio.

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categoria:politica, insegnanti, adolescenti
lunedì, 26 giugno 2006

Mancano pochi giorni e poi via con i saldi, come sempre la prima città ad aprire  le danze è Napoli, si parte venerdì 30 giugno. A ruota seguiranno Milano e Torino, mentre i romani dovranno attendere l’8 luglio.  Visti i tempi grami, da alcuni anni a questa parte, i saldi rappresentano un immancabile  appuntamento sia  per i consumatori che per gli stessi commercianti.  Sebbene i consumi nell’ultimo periodo siano aumentati del 4% circa, gli esercenti arrivano all’appuntamento comunque con i magazzini straboccanti di merce. Complice anche il fattore climatico, infatti, quest’anno la stagione estiva è partita con gravissimo ritardo a causa del tempo incerto e non è ancora pienamente decollata. Questo aspetto però dovrebbe favorire i consumatori che possono contare su quasi tutta la linea estiva ancora in larga parte stoccata nei magazzini e che la potranno acquistare con uno sconto medio del 40%.  Dal 30 giugno assisteremo alle lunghe code nei negozi per assicurarsi il capo di moda, ma c’è tempo, la stagione dei saldi dura, infatti, un paio di mesi, pertanto di tempo per fare acquisti ce ne in abbondanza. Lo stesso non si può dire della disponibilità economica delle famiglie che, ahimè, anno dopo anno, complice il caro l’Euro, l’hanno vista rapidamente diminuire. 

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categoria:informazione, società, caro vita