martedì, 28 febbraio 2006

Le massime della politica, così posso titolare questo post. L’ultima arriva l’ha sparata il Professor Prodi, che senza esitare afferma: Chi guarda troppa TV vota Berlusconi! Adesso mi riesce difficile capire a cosa si riferisce il candidato dell’Unione, le sue parole però lasciano ampio spazio interpretativo: vuole dire che chi guarda la TV è talmente idiota da votare Berlusconi? Oppure chi guarda la televisione riesce ad approfondire le vicende politiche che alla fine confermerà l’attuale Premier? Oppure chi guarda la televisione si lascia talmente abbindolare che voterà sempre per Lui? Professore siamo stufi di questi giochetti, lei accusa la televisione e il suo avversario la stampa, ma insomma siate seri per una volta e parlateci dei programmi, di come volete amministrare questo Paese. Ritornando sulle sue ultime affermazioni, vorrei ricordarle che quando vinse Lei, esisteva già la televisione e nonostante ciò preferirono Lei a Berlusconi. Un altro esempio è l’appello e la faziosità di Santoro, Biagi, Ferilli e lo stesso Benigni, che non si sprecarono ad invitare la gente a votare Rutelli, ma alla fine la gente votò per Berlusconi e questo la dice lunga. Ma  una cosa, invece, credo che la televisione riesce a fare: consolidare il voto degli elettori schierati e nulla di più. Ma con questo non voglio dire che la TV si debba schierare, anzi… mi sono battuto per la sua imparzialità e continuerò a farlo senza nessuna esitazione. Sulle sue ultime esternazioni vorrei richiamare una frase di Massimo Fini che in un’intervista gli fu chiesto: secondo Lei Fini vincerà la sinistra le elezioni? Lui rispose: se riescono a stare zitti sicuramente. Allora caro Prodi la prego di non abbassarsi a questi giochetti biechi di bassa politica, guardi, invece, in faccia la realtà e vada al confronto televisivo  dimostrando nel faccia a faccia di essere la persona giusta per governare questo Paese.

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categoria:politica, televisione, paese
martedì, 28 febbraio 2006

E’ uno studio, quello del Foreign Policy, destinato ad innescare la solita polemica che vede le donne in un lato e i maschi nell'altro. Lo scenario previsto dalla rivista del think tank americano Carnegie Endowment, descrive un futuro che vede il mondo in mano agli uomini. Questo porterà al ripopolamento delle culle rimaste vuote a causa dei postumi del femminismo che ha visto prevalere la carriera a discapito della maternità. Lo studio condotto da Phillip Longman della New America Fondation conferma questa tesi e si spinge oltre affermando: “Le società avanzate, che piaccia o no diverranno sempre più patriarcali. In aggiunta alla maggiore fertilità dei segmenti più conservatori della società, la riduzione dello stato assistenziale provocata dall'invecchiamento della popolazione, darà a questi elementi un vantaggio aggiuntivo di sopravvivenza, e quindi alimenterà anche maggiore fertilità”. I figli che cresceranno nelle famiglie patriarcali, sono destinati poi, a riportare nella loro coppia questi valori, con il conseguente aumento delle nascite. Non a caso nelle società patriarcali, come ad esempio quelle di credo musulmano, le coppie concepisco in media più di 2 figli, garantendo una forza giovane e un importante rinnovo generazionale. L'occidente "vittima" della rivoluzione femminista del 68, che ha visto il larga scala la partecipazione delle dalle donne nate anni 50 (studio fatto sulla società americana), l'80% di queste in media ha concepito un figlio, mentre il restante 20% ha attraversato tutta l'età fertile scegliendo di non procreare. Questa importante fetta di popolazione si lascerà alle spalle non solo nessuna eredità genetica, ma anche scarsa influenza culturale e psicologica sulle nuove generazioni. Il loro passaggio sulla terra è destinato a rimanere quasi anonimo, tranne ché  non erano dotate di doti artistiche tali da lasciare una testimonianza della loro presenza, ma come sappiamo non tutti ahimè siamo dotati in tal senso.

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lunedì, 27 febbraio 2006

Lo spauracchio tedesco è dietro l’angolo, prima di andare avanti cerchiamo di capire cos’era successo in Germania. Alle ultime elezioni che vedevano la contrapposizione di Angela  Merkel al premier in carica Shroeder, il risultato dopo la tornata elettorale fu di parità. Per la nazione tedesca si stava palesando il rischio, in un momento così delicato per la loro economia, di non avere un governo stabile. La possibile soluzione si poteva trovare in un ritorno alle urne o in un programma comune in maniera tale da formare un governo che comprendesse le due ali politiche tedesche, si optò per la seconda scelta e vide la luce la: Grosse Koalition. Questo rischio sembra manifestarsi anche in Italia, almeno così sostiene Renato Mannheimer, noto sondaggista italiano. Dall’ultimo sondaggio che ha condotto emerge un dato importante: l’Unione è in vantaggio rispetto alla Cdl dai tre ai cinque punti percentuali, ma con la probabilità che il Senato vada alla Casa delle Libertà o che la maggioranza per l’Unione sarebbe talmente esigua da non garantire la governabilità. Se così fosse si potrebbe presentare nel nostro Paese lo stesso scenario tedesco ma con una piccola differenza: i tedeschi hanno trovato l’accordo per il bene della Nazione e i nostri politici, invece, lo cercherebbero per garantire solo i loro privilegi e non è detto che vi riescano!

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lunedì, 27 febbraio 2006

E’ in arrivo un importante ddl che stravolgerà alcune abitudini alle quali tutti noi siamo abituati. Infatti, da qui a breve, scomparirà dal nostro lessico da “ristorante”, la comanda per il cameriere: Mi può portare l’oliera? Il ddl obbliga i ristoratori ad apporre l’etichetta su l’olio che viene servito ai clienti, dunque assieme a l’acqua, allo zucchero in bustine, arriva questa nuova normativa che rivoluzionerà la classica oliera. Ma l’etichetta è sempre sinonimo di qualità? Certamente non in assoluto, ma il cliente avrà qualche garanzia in più. L’emendamento inoltre deve frenare le numerose frodi che si verificano nel commercio di olio d’oliva e assicurerà  maggiore informazione al consumatore. Ma in cucina, questa norma non arriva, infatti, si potranno utilizzare ancora i contenitori etichettati conformemente alla legge vigente. E’ molto curioso però che rimane escluso proprio l’olio utilizzato in cucina, vuol dire che li al chiuso potranno ancora frodarci? Le sanzioni previste per i ristoratori che non applicheranno questa nuova norma, sono pesanti: la multa va dai mille ai tre mila euro. Un passo avanti questo ddl verso l’olio nazionale lo fa, forse ne incentiverà l’utilizzo e assisteremo (era ora) alla scomparsa di oli malsani di origine e composizione dubbia.  E’ arcinoto che molti oli venduti come olio d’oliva in realtà sono estratti dalla nocciola e colorati di verde.

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categoria:alimentazione, agricoltura, agroalimentare
sabato, 25 febbraio 2006

Lo spam è diventato un vero e proprio nemico delle nostre caselle di posta elettronica. La microsoft aveva annunciato che il prossimo obiettivo dell’azienda sarebbe stato quello di combattere a tutto campo questo noiosissimo fenomeno, ma i risultati almeno fino ad oggi non sono per nulla incoraggianti (la mia casella è sempre infestata di spam). Ma vorranno realmente combatterlo? Dopo aver appreso dal New York Times che AOL e Yahoo a breve per le aziende lanceranno un servizio di e-mail a pagamento con un costo che si aggira intorno ad un centesimo di dollaro per mail inviata. Ma udite, udite,  il servizio depurerà la posta dello spam e dei virus, ma come la Microsoft ancora non ha ottenuto risultati e questi dietro pagamento assicurano di si… misteri della tecnologia! I vantaggi per le aziende dovrebbero tradursi in: risparmio di tempo da parte degli impiegati (non dovranno eliminare dalla casella lo spam), dunque più tempo da dedicare al lavoro; risparmio  di costi derivati alla perdita di dati a seguito di un attacco di phishing. Ma siamo sicuri che questi filtri riusciranno ad eliminare solo lo spam e lasceranno passare le e-mail di “vera” comunicazione? L’altro rischio è che possono essere filtrate anche le risposte automatiche da parte di aziende, come ad esempio quelle di avvenuto pagamento. La cosa che però fa riflettere è che dopo averci fatto abituare con molti servizi free i colossi del Web potrebbero iniziare a richiederne il pagamento, come è già avvenuto con la chat di yahoo.

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categoria:tecnologia, internet, sociale
sabato, 25 febbraio 2006

Il nostro è indubbiamente un Paese a forte rischio sismico. In passato, ha registrato importanti danni a persone e cose, ricordo il terremoto della Valle del Belice, in Sicilia, dove ha distrutto paesi interi  come Montevago, Santa Margherita Belice, Sambuca di Sicilia; o il terremoto del Friuli, anche in quel caso si è manifestato  in tutta la sua forza distruttrice. Convivere con questo fenomeno, per noi italiani, è diventato quasi un’abitudine. In questi giorni se ne sta discutendo a Napoli  in un convegno promosso dall’ordine dei geologi campani che hanno mostrato alcuni studi di previsione inquietanti. Le regioni più a rischio continuano ad essere il Friuli e la Campania dove è emerso che entro i prossimi dieci anni ci sarà un terremoto al di sopra dei 5.5 della scala Richter. Ma il terremoto più pesante, secondo le previsioni dell'Istituto, si potrebbe registrare in Sicilia: "Dove non prima di 10 anni dobbiamo attenderci un terremoto di magnitudo superiore ai 7 della scala Richter. Questo in quanto in Sicilia i terremoti sono violenti perché rari". Previsioni, queste, che inevitabilmente diffonderanno il panico verso gli abitanti delle aree interessate, ma il direttore del Dipartimento di Analisi e Progettazione Strutturale Gaetano Manfredi, dell'Università Federico II di Napoli dice: “non c'è motivo di allarmismi", occorre però essere consapevoli che "conviviamo con i terremoti e agire in modo tale da limitare i rischi". Parole che dovrebbero servire a tranquillizzarci, ma dopo lo tsunami, peraltro non previsto da nessuno, possiamo realmente sentirci rassicurati? Intanto possiamo monitorizzare attraverso il sito di Geofisica e vulcanologia cosa accade sul territorio o meglio nel sottosuolo italiano, ecco il link.

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categoria:sicurezza, sociale, informazione, infrastrutture
venerdì, 24 febbraio 2006

Una giornata dal punto di vista meteorologico non proprio tra le più felici, piove da stamani e non sembra proprio che abbia voglia di smettere. Un venerdì bagnato dunque e sembra che la serata non sarà da meno. Per chi come me è costretto a stare a al chiuso per lavoro è quasi da preferire, le giornate belle fanno venir voglia di mollare tutto e di scappare all’aperto. Questa costrizione, ha fatto in modo che mi dedicassi  un po’ al mio blog, ma prima di chiudere “la giornata” mi sono imbattuto in una notizia che annuncia la candidatura dell’avvocato “cazzuto” Bongiorno tra le fila di AN. Il partito di Fini ha deciso di mantenere l’impegno preso con l’Italia di garantire una cospicua presenza femminile tra le fila del partito, dimostrando una coerenza che oggi è difficile da riscontrare specie nella politica. Giulia Buongiorno è diventata famosa per aver difeso, dalle accuse di mafia, Giulio Andreotti e nota anche per la sua tenacia e determinazione. Una vera new entry della politica, mentre un volto arcinoto lo candida l’Udc, l’ex Ministro Calogero Mannino, personaggio noto per essere stato accusato di mafia dal pentito Buscetta. Mentre per ritornare agli estremisti, la Lega Sud Ausonia, candida tra le sue fila Adel Smith quello delle liti violente in tv e della battaglia contro il Crocifisso in classe, guida la lista insieme alla principessa Caterina di Hoenstaufen erede di Federico II di Svevia. Davvero una stranissima coppia. Altra new entry è quella del principe Emanuele Filiberto che sarà capolista nella nuova DC di Rotondi, mentre la  lista della Rosa nel Pugno, offre questi nuovi volti alla politica: il regista Marco Bellocchio, il giornalista Fabrizio Rondolino, già portavoce di Massimo D’Alema, i saggisti, politologi e accademici Luciano Cafagna, Pio Marconi, e Luciano Pellicani. Insomma per chi è indeciso avrà molta scelta per fugare ogni dubbio. E’ strano però assistere a questa corsa frenetica per un posto in Parlamento…

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categoria:politica
venerdì, 24 febbraio 2006

Ancora pochi giorni di vita per l’amato e odiato scontrino fiscale. L’ultima finanziaria ne ha decretato la morte per quegli esercizi che “dialogano” telematicamente con l’amministrazione finanziaria. Per il cliente rimane comunque la possibilità, su richiesta, di avere una fattura che certifica l’acquisto effettuato. La norma è contenuta nel comma 431 della finanziaria 2005, è prevede infatti che “la trasmissione telematica dei corrispettivi sostituisce l'obbligo di emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale fermo restando l'obbligo di emissione della fattura su richiesta del cliente”. La nuova procedura “costituisce un'ulteriore semplificazione degli adempimenti contabili per i soggetti che svolgono attività di commercio al minuto e assimilate in locali aperti al pubblico, con particolare riguardo per il settore della grande distribuzione, già esonerati dall'obbligo di emissione della fattura se non richiesta dal cliente e tenuti alla certificazione fiscale dei corrispettivi mediante il rilascio della ricevuta o dello scontrino fiscale”. Già con lo scontrino fiscale molti esercizi fanno i furbi e non lo emettono risparmiando un bel po’ di “quattrini”, adesso l’invio telematico riuscirà a garantire che tutti paghino l’iva? Questo oggi non lo possiamo sapere, anche se le sanzioni, per gli evasori,  sono  abbastanza salate.  Le violazioni per la trasmissione sono punite con la sanzione amministrativa prevista nell'ipotesi di mancata emissione, od emissione con importi inferiori, di ricevute e scontrini fiscali, pari al 150 per cento dell'imposta corrispondente all'importo non documentato, oppure con la sanzione amministrativa prevista per l'omessa installazione degli apparecchi misuratori, da 1.032 euro a 4.131 euro e infine con la sanzione accessoria disposta per l'omessa installazione degli apparecchi misuratori, costituita dalla sospensione della licenza o dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività nei locali ad essa destinati per un periodo da quindici giorni a due mesi e, in caso di recidiva, da due a sei mesi.

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categoria:economia, caro vita
venerdì, 24 febbraio 2006

La nostra civiltà non è sicuramente superiore a nessuna,  ma forse un po’ più rispettosa lo è.  Prova ne è che gli stessi autori televisivi, cercano di non provocare la suscettibilità dei musulmani e quando possono censurano anche brani celebri. Canzoni che appartengono al bagaglio storico e culturale del nostro Paese, con le quali siamo cresciuti e che a tutti è capitato, almeno una volta, di canticchiare in un momento di allegria. Allora invece di sentire: “Allah, Allah, Allah, pisci stoccu e baccalà...”si ode  un insulso “pascià, pascià, pascià”. Quando Renato Carosone ha composto questa divertente canzone, erano tempi diversi. Gli adulti seguivano invece con più o meno simpatia le lotte dei paesi arabi contro il colonialismo e la nascita di una borghesia laica con valori occidentali... Allora erano lontani gli integralismi, il riaffiorare di scontri di civiltà, l'evocazione dello spirito delle crociate. “Allah, Allah, Allah pisci stoccu e baccalà…” ripetevano i bambini senza la minima consapevolezza di potere offendere una fede religiosa diversa da quella cristiana. I musulmani erano gli altri, gli estranei, appartenevano ad un altro mondo. Né bruciavano bandiere o morivano assaltando consolati per delle vignette. E nessuno si sarebbe sognato, com'è accaduto nella sigla del reality televisivo “La fattoria”, di censurare la canzone di Carosone. Ma oggi sono altri tempi, siamo nel pieno scontro tra civiltà, basta una parola, una frase che le masse si ribellano, tirando fuori l’odio che hanno verso i “peccatori” occidentali. E’ meglio non provocarli o continuare a vivere liberamente la nostra vita, la nostra civiltà, la nostra laicità? Oppure dobbiamo privarci di esprimere qualsiasi frase che in qualche maniera suscitare reazioni?   Ricucire con il mondo arabo, significa chinarci al loro credo o semplicemente rispettarli? Loro cosa chiedono? Intanto nel mondo si vedono Chiese Cristiane bruciate, cristiani assassinati, Moschee profanate e folle che assaltano le ambasciate dei Paesi “peccatori”…

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categoria:libertà, scontro di civilta
giovedì, 23 febbraio 2006

Uno studio fatto dalla clinica psichiatrica dell’Università di Palermo afferma che: «È del 20-30% l'incremento annuo di relazioni che si costituiscono da rapporti online, usando chat, blog, newsgroup, siti per scaricare file, e la stima è che nel 2025 il 30% delle coppie occidentali sarà costituita da soggetti che hanno avuto il primo approccio in rete». Lo dice il direttore, Daniele La Barbera durante l’XI congresso della Società Italiana di Psicopatologia in corso a Roma. I luoghi d’incontro sono ormai più che noti agli internauti, le chat, i newsgroup i siti peer to peer e non ultimi i blog, quest’ultimi considerati la vera e propria carta d’identità dell’autore. Da essi emergono idee, punti di vista, concetti, consigli, interiorità, paure etc. insomma, in un certo senso sono più “affidabili” della semplice chat perché contengono nella loro impostazione una specie di “anamnesi” personale. L’incremento degli approcci è anche dovuto alla facilità con la quale si può avere accesso a questi innovativi mezzi di comunicazione;  negli ultimi anni la loro frequentazione è cresciuta in maniera esponenziale. Infatti, si chatta da casa, dall’ufficio, dagli internet point e da ovunque si ha a disposizione un PC con la relativa connessione ad internet. Ma cosa spinge a cercare l’anima gemella online? Probabilmente il fatto di nascondere la propria identità fisica e di confrontarsi con la vera interiorità dell’interlocutore. Lo spogliarsi completamente di quel corpo mercificato e sempre di più oggetto, per mostrarsi cosi come si è dentro;  o più semplicemente la timidezza o la paura dell’aggressività dell’altro sesso. Non va neanche trascurato, che il primo approccio “asettico” in rete è sicuramente meno doloroso di un rifiuto nella vita reale, questo forse dimostra che non si ha più la voglia di rischiare e di mettersi in gioco, cosa invece che era motivo di vanto dei cosiddetti “galli” degli anni ottanta, dunque stiamo assistendo alla scomparsa del “conquistadores”?  Forse quello della vita reale, ma basta farsi un giro nelle chat per incontrarne migliaia virtuali e con nick da spavento! Certamente le mie sono solo riflessioni e ipotesi, che forse però si avvicinano un po’ a quella che è la realtà degli internautici, sarebbe interessante aprire un dibattito con i frequentatori “stabili” della rete.

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categoria:moda, tecnologia, informatica