I nostri bambini oggi sono cresciuti nel limbo dell’irresponsabilità, non li abituiamo a pensare, non li aiutiamo forse a crescere. Le famiglie, da qualche tempo, delegano ad altri il ruolo dell’educatore: alla scuola, alla televisione, ai cartoni animati, ai video games. I ragaz
zi arrivano ai 14 anni convinti, a torto, che l’essere “minorenne” costituisca una specie di zona franca, che fino ai 18 anni sono protetti da qualsiasi conseguenza del loro agire. Ma non è così, a 14 anni c’è già il primo passaggio dall’irresponsabilità del bambino alla responsabilità dell’adolescente. Per esempio, il ragazzo, o la ragazza, che compie atti illeciti, comincia a risponderne personalmente davanti alla società. Il furto, lo spaccio di droga, gli atti di vandalismo, anche durante le partite di calcio, ma anche il bullismo, ossia l'aggressione verbale o fisica nei confronti di coetanei, il mancato rispetto del codice della strada, fino ad atti più gravi, comportano che lo stesso minore sia chiamato in giudizio. Certo, l'eventuale violazione sarà giudicata da un Giudice specializzato, il Tribunale dei Minorenni, ma questo non significa garanzia d’impunità, anzi aiuta l’adolescente a capire il limite e il senso delle regole sociali e l’eventuale punizione deve essere vista come una sorta di possibilità alla rieducazione alle regole ma che gli ha segnato in maniera indelebile la fedina penale. Ecco perché il quattordicenne deve essere informato dei cambiamenti che la società gli impone appena valicati i quattordici anni, cosa che spesso le famiglie e a volte, ahimè, la scuola non fa. Gli episodi che vedono coinvolti gli adolescenti sono in continua crescita. Questo deve farci riflettere e nello stesso tempo interrogarci sui nostri comportamenti da adulti e le eventuali ripercussioni che possono avere sui nostri ragazzi.
categoria:scuola, genitori, adolescenti, bullismo

































